Una vita in ballottaggio, quando il turnover nuoce alla salute
Dammi il turnover non chiedermi niente, dimmi che hai bisogno di me. Eh sì, si ride per non piangere. O meglio, si delira. Mentre la primavera esige il suo tributo di starnuti e occhi stile due nottate insonni di fila, un’altra piaga sferza il mondo del Fantacalcio. Una o due parole fate voi: la sostanza non cambia. Il turnover non fa starnutire, fa impazzire. Lo sguardo di chi vede titolare chi fino a qualche secondo prima era in tribuna Non bastano antistaminici o spray miracolosi per riprendere le forze però: il turnover stende a terra almeno per un weekend. Tutto ha inizio il venerdì pomeriggio con le prime probabili formazioni piazzate ovunque sul web. Si inizia a spulciarle, a fare qualche calcolo, al pensare al «non giocare in dieci». Sì, perché con il campionato che sta per andare in vacanza, le Coppe ancora da assegnare e i primi verdetti la situazione diventa piuttosto complessa (come se prima fossero tutte rose e fiori, poi). Ogni allenatore vede il turnover a suo modo, ogni mister decide come centellinare le forze a diposizione. Spesso non se ne capisce il motivo. Ok dare qualche minuto di spazio a giocatori che hanno visto la Serie A solo dal divano però servirebbe un po’ di criterio. Può capitare di trovarsi all’ultima giornata di campionato con formazioni incredibili quanto assurde: un Primavera in porta, uno in attacco e qualche panchinaro fisso – schivato come il medianaccio dal giallo fisso in sede d’asta iniziale e pure in quella di riparazione – con una bella fascia da capitano.
No, lui non gioca nemmeno con il turnover
C’è però anche chi ha fatto del turnover un mantra. Da seguire e rispettare per fare impazzire non solo i fantallenatori ma anche gli stessi giocatori in campo. Vorrei soltanto per un attimo mettermi nei panni di un giocatore della Fiorentina, tentare anche solo per un istante di capire il suo stato d’animo nel momento della decisione di Montella sulla formazione. C’erano una volta giocatori da 38 presenze, gente che piuttosto di saltare una partita si sarebbe appellata alla Corte di Strasburgo. Oggi no, soprattutto se indossano la casacca gigliata. Montella, discepolo del turnover ad minchiam Riuscire ad azzeccare la formazione della Fiorentina è ascrivibile ad un’esperienza mistica. Chissà che alcuni giornalisti non si rechino da una chiromante per azzeccare almeno metà dell'undici mandato in campo da Montella. Pensate poi a chi ha il compito ben più arduo di azzeccare 11 giocatori e 7 cambi tra squalificati, infortunati e ballottaggi semi-seri. Altro che chiromante: servirebbe un miracolo. Che prontamente non arriva. Ci si trova il sabato alle 17:55 con ben 5 minuti per sciogliere gli ultimi dubbi. Se la Lega fortuna ha fissato la partita della Fiorentina per l’anticipo delle 18 un po’ di paura passa, se però quella partita arriva alla domenica o peggio al lunedì allora sono veramente cavoli amari. Il turnover fa più male del rosso o del rigore sbagliato: non c’è rimedio in un bel +3, non c’è insulto alla TV che possa sfogare la rabbia. 17:58. Ti ritrovi con uno “zero” a centrocampo e non sai che fare: un difensore in più? Un attaccante anche scarso in campo? Sono scelte dolorose, da fare in meno di due minuti. Il tempo scorre, decidi di schierare il sesto attaccante o l’ottavo difensore che ha più gialli di una fusione tra Gattuso e Soriano. Invii la formazione. Montella non ha più tempo di cambiare o forse sì.
«Oh ciao! Ma allora chi gioca in attacco della Fiore?» «Aspetta che guardo…allora: ci sono Ilicic, Gilardino e Bernardeschi» «BERNARDESCHI?» «Sì, perché?» «(qui dovrebbe esserci una serie di parole poco gentili, di termini che solo chi fa fantacalcio può partorire. Mentre scrivo questo pezzo però Montella ha ricevuto il ben servito dalla Fiorentina. Perchè chi di turnover ferisce, di turnover perisce)»