Come (non) imparai ad organizzare l’asta del fantacalcio

Come (non) imparai ad organizzare l’asta del fantacalcio

Altro che calcetti: organizzare un’asta è un’arte che si tramanda di stagione in stagione…

di Nicolò Premoli, @NicoloPremoli

«Quest’anno lo facciamo il fanta vero?»
«Ovvio che sì! Punti ad arrivare ultimo come al solito?»
«Lascia stare va…piuttosto come ci organizziamo?»
«Come al solito, no?»

Inutile che stia qui a raccontarvi quanto sia difficile e pesante affrontare l’asta di inizio anno. Già alla prima chiamata amicizie che hanno superato indenni litigate clamorose, risse per qualche ragazza e magari un paio di vacanze ad alto tasso alcolico iniziano a vacillare. Ma c’è tutto un mondo da esplorare prima di quella chiamata, una galassia che prende il nome di organizzazione dell’asta. E che si colora ogni anno di tinte diverse. Sempre tendenti al grigio del disastro.

«Vabeh dai un posto lo troviamo. Ma quando ci saremmo tutti?»
«Ah non lo so. Io ci sono solo da venerdì a domenica ma preferirei evitare il sabato e la domenica»
«Quindi in pratica ci saresti solo venerdì?»
«Ah no è vero, non posso. Devo vedere la ragazza. Se volete facciamo lunedì»

Inutile che lo nascondiamo. Se avete superato i tempi delle superiori trovare un giorno libero comune ad otto, dieci o più persone è un’impresa titanica. Disperata. C’è chi non può rinunciare alla morosa sotto la minaccia di almeno un paio di domeniche al centro commerciale. C’è chi ha i turni in fabbrica e chi è ancora al mare a crogiolarsi al sole. Insomma, nemmeno richiamare tutta la vecchia classe del liceo sarebbe così difficile.

«Ma se andiamo al bar dell’angolo?»
«Chiuso»
«E a quello vicino alla piazza? Quello con la barista tettona…»
«Affare fatto»

Una volta trovato l’unico giorno dell’anno disponibile per tutti non è ancora finita. Sarebbe troppo facile. In cuor vostro sapete benissimo che quella data cerchiata in rosso sul calendario subirà una variazione giusto giusto a meno di 24 ore dall’appuntamento per l’asta. Ma a questo forse siete stati temprati da anni e anni di calcetti dove il decimo si chiamava a cinque minuti dal calcio di inizio. Riuscire a trovare al primo colpo un posto che faccia contenti tutti è tutta un’altra storia. Tra chi non vuole tirare fuori l’auto dal garage e locali ancora con le serrande abbassate spesso si finisce sempre nel solito posto. Che sotto sotto accontenta tutti. Tranne il padrone di casa che alle sei dovrà disfarsi delle 66 di Moretti. Quelle Moretti che scorrono via lisce tra una chiamata e l’altra.

«Sì ma non iniziamo come al solito alle dieci che poi facciamo l’alba»
«Sì davvero. Ragazzi puntuali alle nove che iniziamo subito»
«Oh ma dov’è finito Michele?»
«Mi ha scritto ora. Arriva alle 22:30»
«Ma porc…»

Se siete arrivati tutti sotto casa di chi ospiterà l’asta state semplicemente sognando. In ogni lega di fantacalcisti c’è sempre chi ha l’orologio indietro di almeno cinque minuti o chi, molto meno romanticamente, è un ritardatario cronico. Quando il campanello non suona e il citofono non squilla l’umore dei presenti passa dallo speranzoso al disilluso per finire nell’incazzato nero. E si iniziano ad architettare vendette trasversali alla chiamata dei portieri.

«A chi è rimasto qualche buco?»
«A me manca il terzo portiere»
«Dai chiamalo che andiamo a letto»
«Oh un attimo di pazienza!»
«Fai pure con comodo tanto sono le 5 e quarto»

Ce l’avete fatta anche quest’anno. Incredibile ma vero. Contro ogni aspettativa. Mentre il cielo si tinge delle prime luci dell’alba c’è chi torna a casa. Distrutto. Centrare il foro della serratura è più difficile di azzeccare la scelta del portiere ogni santa giornata. Aprire la porta senza fare rumore e svegliare pure il vicino è impossibile come vedere una tripletta di Meggiorini in campionato. E prima di prendere sonno (illusi) siete lì a riguardare le rose dei vostri avversari. A pensare che anche quest’anno al vostro rivale manca qualcosa. Ma è ora di spegnere il cellulare e pensare al domani. All’asta che verrà, naturalmente.

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