Tipi da asta #4: quello dei pupilli

L’ultimo romantico dell’asta, disposto a spendere anche più del dovuto per quel giocatore che non può proprio mancare in rosa

di Nicolò Premoli, @NicoloPremoli

Sappiate che Cossu anche quest’anno è mio.
Guarda che non gioca da qualche anno, eh.

C’è sempre qualche giocatore che resta nel cuore. Talvolta per ragioni di tifo, in altri casi apparentemente senza apparenti motivazioni logiche. Li chiamano pupilli ma dietro a quel cognome c’è molto di più. Una galassia di ricordi, campionati di gioie o di rimpianti. E c’è proprio chi a quel giocatore non vuole rinunciare: si scorre il listone, ci si appunta il suo nome e si arriva all’asta con le idee ben chiare. Quel giocatore anche quest’anno dovrà finire in rosa. Il prezzo? Poco importa.

Ah, puoi alzare finché vuoi tanto non lo mollo.

Chi insegue i pupilli è un misto di romanticismo e follia in salsa fantacalcistica. Un cavaliere armato di penna e mouse che lotta per salvare questo o quel giocatore dalle grinfie degli avversari. Quando arriva il momento della chiamata del pupillo gli occhi si alzano improvvisamente dalla calcolatrice. Tutte le strategie finiscono nel dimenticatoio ed i rilanci sembrano diversi. Più intensi e sentiti. Quasi sul piatto ci fosse un pezzo di cuore. Il pupillo può assumere diverse forme, sembianze. Il più delle volte è uno dei tanti, un giocatore che non potrà fare la differenza in termini di bonus. Ma che per qualche assurda, imperscrutabile ragione non può proprio mancare in squadra. Sarà per il cognome, sarà perché con il suo unico assist in carriera che ha fatto la differenza. Forse forse una ragione non esiste.

Io lascio: per me è tuo.

Parole al miele. Il pupillo che ritorna in rosa, per un’altra stagione. L’ennesima al fianco dello stesso fantallenatore. Si sarà speso forse più del dovuto, inutile nasconderlo. Chiunque altro non sarebbe andato oltre i cinque crediti, sei se proprio fosse rimasto corto in quel reparto. Ma di certo non quello dei pupilli. Che passano, insieme agli anni ed ai campionati. Tra scudetti e retrocessioni amare. E magari finiscono fuori da quel listone unto di brioche e macchiato di caffè. Pronti a cedere il posto ad altri idoli per caso. Per chissà quante stagioni a venire.

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