Tipi da asta #1: il ritardatario

Tipi da asta #1: il ritardatario

L’ultimo ad arrivare, il re delle scuse: ogni asta che si rispetti lo deve aspettare…almeno mezz’ora

di Nicolò Premoli, @NicoloPremoli

«Mi raccomando: ci troviamo al solito posto, stessa ora. Puntuale»
«Sì sì, state sereni che quest’anno arrivo giusto. Promesso»
(dialogo non troppo immaginario tra un ritardatario cronico e il presidente di lega)

Inutile dire che quella promessa non verrà mai mantenuta. No, nemmeno quest’anno. Nonostante tutte le raccomandazioni e le strategie – immancabile quella che spinge ad indicare un orario anticipato solo per il ritardatario – vi ritroverete a dover aspettare l’ultimo partecipante. Seduti ad un tavolo dove la birra è già diventata bollente. Come il clima che si respira tra i presenti e sul gruppo WhatsApp.

«Oh ma dove cacchio sei finito? Siamo tutti qui»
«Scusate, dieci minuti ed arrivo»
«Muoviti»

Dieci minuti? Impossibile. Chi conosce il ritardatario sa bene che seicento secondi non saranno affatto sufficienti. Perché il ritardatario quando tenta di rassicurare i compagni di lega sta per entrare in doccia. E deve ancora mettere calcolatrice, portatile e taccuino nello zaino. Ammesso che lo trovi.

«Ragazzi sto arrivando, scusate»
«Noi iniziamo senza di te: chiamo Buffon a 1»
«Ah grazie…vabeh, dico 60»

La pazienza ha un limite. Decisamente sottile soprattutto quando la tensione è palpabile e vibrante. Come solo in un’asta di inizio stagione può essere. Ecco allora che spesso le chiamate iniziano senza il ritardatario capace di far sentire in colpa chi lo sta aspettando ormai da mezz’ora. Inutile dire che una volta aperta la porta di casa o del bar destinati ad ospitare l’asta, il ritardatario sarà oggetto di insulti nemmeno avesse fatto un 66 contro un 65,5. E finirà per vedersi rilanciato anche l’ottavo difensore. Ma questa, forse, è un’altra storia.

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