Juventus, Agnelli: “Con l’Inter a porte chiuse? La salute pubblica è la priorità. E su Sarri…”

Juventus, Agnelli: “Con l’Inter a porte chiuse? La salute pubblica è la priorità. E su Sarri…”

Il Presidente bianconero ha espresso la propria opinione in merito alle esigenze dettate dall’emergenza Coronavirus.

di Fabiola Graziano, @grazianofaby

Non si sono fatte attendere le dichiarazioni della Juventus in merito all’emergenza Coronavirus e alla possibilità di giocare il primo dei suoi match-scudetto, quello contro l’Inter in programma domenica 1 marzo, senza la cornice dei propri tifosi. La società bianconera è infatti intervenuta ai microfoni di “Tutti convocati” di Radio24 e lo ha fatto attraverso il proprio Presidente.

Ospite della trasmissione radiofonica, Andrea Agnelli ha dichiarato: “Credo che in questo momento la priorità per il Paese sia la tutela della salute pubblica. È evidente che ci sia il dialogo con tutti i soggetti portatori di interesse. Appoggeremo qualsiasi determinazione assunta nella tutela della salute pubblica. Se gli enti disporranno gare a porte chiuse, così faremo. L’interruzione del sistema sportivo è difficile: c’è un calendario intasato, anche perché si è iniziato il campionato tardi e si è deciso di non giocare durante la sosta natalizia. Spostare la partita con l’Inter su campo neutro è estremamente complicato. In quest’ottica, ancorché dispiaccia per lo spettacolo, dobbiamo avere in mente la tutela della salute pubblica”.

AGNELLI TRA ALLENATORI E SQUADRA

La chiacchierata con Radio24 è poi stata spunto per Agnelli per altre riflessioni, in primis sugli allenatori presenti e passati della sua Juve: “Con Allegri amicizia e stima sono rimaste intatte. Le valutazioni sono state diverse e hanno portato a una scelta di cambio di guida tecnica. Abbiamo individuato un tecnico con le caratteristiche come quelle di Sarri. Volevamo Sarri e abbiamo preso Sarri. L’applicazione di un modello tecnico come quello di Sarri era la modalità che per noi avrebbe potuto garantire il risultato finale. Guardiola? Non pensare a Guardiola sarebbe un’eresia, ma in questa fase è felice dov’è e noi siamo felici con Sarri. Conte è una bandiera juventina, un capitano juventino, è Juventus. Con Antonio c’è un rapporto cordiale, disteso come deve essere: nel contesto in cui viviamo siamo professionisti e lui ha accettato una sfida ambiziosa. Avere un testa a testa con Zhang mi affascina”.

Quanto alle prestazioni della squadra fino a questo punto della stagione, il numero uno bianconero ha detto: “Il voto è ottimo. Siamo primi in campionato, agli ottavi di Champions e in semifinale di Coppa Italia. L’unica sbavatura l’abbiamo avuta con la Supercoppa italiana. È mia abitudine valutare una stagione alla fine, non posso che constatare i vari passaggi. Pensare di poter vincere tutti gli anni a febbraio è sciocco, ma arrivare a questa fase della stagione primi in classifica è un buon punto di partenza”.

LE ALTRE DICHIARAZIONI DI AGNELLI

Tra bel gioco e vittoria: “Non è che chi vuol vincere è allegriano, chi vuol vincere è juventino. Il dogma è juventino, vincere. Due, statisticamente, abbiamo vinto otto Scudetti, faremo di tutto per vincere il nono, vorremmo anche il decimo, ma la statistica dice che non sarà sempre così. Ma dobbiamo andare al di là delle statistiche”.

Sull’andamento delle squadre italiane necessario alla Juve: “Più avanzano le squadre italiane, meglio è dal punto di vista europeo. Serve, serve tutto”.

Sulla Champions: “Quello che dev’essere un motivo di orgoglio per tutti noi della Juventus è che abbiamo iniziato una stagione con un sogno per poi arrivare all’obiettivo. Partire con un sogno o con un obiettivo sono due cose diverse, in quel caso c’è un cambio di status”.

Tra Lazio e Inter: “Quello da temere della Lazio è la spensieratezza, perché non hanno l’obbligo di vincere. Se questa spensieratezza riescono a traghettarla a marzo-aprile, può essere il loro vantaggio. Ma allo stesso tempo può essere nemica perché, dopo tre risultati negativi, puoi accontentarti della qualificazione in Champions. Rispetto all’Inter sono due squadre diverse, difficilmente paragonabili. L’Inter questa spensieratezza non ce l’ha perché con Conte c’è un obbligo”.

Su Cristiano Ronaldo: “È stato il primo giocatore su cui c’è stata una riflessione congiunta fra area sport e area ricavi. Ci aggiungeva qualcosa in campo e spostava la riconoscibilità del modello Juventus a brand globale. Per esempio, fra poco saremo il quarto club per follower sui social”.

Su Messi svincolato: “L’ho letto, l’ho letto. Se lo prendesse una squadra italiana? Deve essere uno stimolo. Le prime cinque società sono Milan, Inter, Juventus, Roma e Napoli, se tutte avessero un campione del calibro di Messi sarebbe un qualcosa di migliore per tutti. Noi non abbiamo problemi all’interno della nostra Nazione, il problema è l’estero. Vedere una partita della A all’estero sembra una via crucis”.

Sul mercato: “Una delle parti che fa sognare di più un tifoso è il mercato, l’arrivo di giocatori. Questa è una domanda che, da prassi, va posta a chi di dovere. Se uno è il responsabile dell’area sportiva deve decidere, io metto a disposizione la bocca di fuoco. C’è l’attribuzione di una delega e una di responsabilità, ora c’è Paratici”.

Su Paratici sotto esame: “Non è sotto esame, è un grandissimo dirigente, lo sta dimostrando e dal mio punto di vista non è sotto esame. Ha una differenza rispetto al passato, è sotto i riflettori e prima non lo era, ora diventa il responsabile per ogni cosa. Ma uno deve valutare il suo percorso, lo abbiamo iniziato nell’ottobre del 2018 e questo ciclo per scadenze naturali si chiude nel 2021, perché ci sono cicli triennali non perché c’è una scadenza come lo yogurt”. 

Su Chiellini: “Manca a qualsiasi squadra, la sua assenza si è sentita, ma la rosa tecnicamente non lo fa rimpiangere con Bonucci, De Ligt, Demiral e Rugani”.

Sul Var: “Mi piace, ero favorevole prima, lo sono oggi, lo sarò domani. Per me il tema è quello di ridurre il margine d’errore da un servizio. L’arbitro è un servizio del calcio”.

Sulle parole di Commisso: “Mi hanno fatto piacere, perché hanno fatto capire a Sarri cosa significa essere da Juventus. Lo si capisce dalla battuta fatta l’altro ieri, passata inosservata, quella sul se il rigore dato alla SPAL fosse stato dato a noi…”. 

Sul derby col Torino: “E’ una partita difficile. Se la vinciamo è normale, se la perdiamo ne parlano per sei mesi”.

Su dove vede la Juve tra 5 anni: “Noi abbiamo al consapevolezza che il piano presentato agli investitori sia la strada da proseguire. Sapevamo questo fosse un anno di trasformazione, per incrementare i ricavi e rafforzare patrimonialmente la società. Ho altresì l’idea di avere una squadra fuori dal campo con Ricci, Re, Paratici e in campo con Sarri, che sono le persone che possono andare avanti nei prossimi anni”.

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