The day after: 12a giornata

The day after: 12a giornata

Tra lacrime e sfottò, il lunedì del fantacalcista

di Nicolò Premoli, @NicoloPremoli

Castellammare di Stabia, un paio di guantoni. Verrebbe da pensare ad un accostamento del tutto casuale: cosa può legare una cittadina che si specchia nel golfo di Napoli con lo strumento di lavoro del portiere? Nulla, assolutamente nulla. A meno che quei guantoni non li indossino Antonio Mirante e Gianluigi Donnarumma, professione  numeri uno. O meglio, 83 e 99. Nati all’ombra del Vesuvio, cresciuti a pane e pallone sabato sera hanno difeso la porta di Bologna e Milan uscendo imbattuti. Sedici anni di differenza, un destino diverso ma lo stesso punto di partenza: quella scuola calcio, ASD Calcio Napoli, che regala speranza e passione ad una terra troppo spesso dimenticata.

«Hellas, abbiamo un problema»

Un grosso problema. Il ricordo di due stagioni fa pare quasi lontano un secolo. Il Verona cede nonostante il supporto della curva, nonostante il Bologna sia ancora convalescente. Il 4,5 di Pazzini è l’emblema di una squadra che aspetta Toni, vuole che il suo bomber torni a timbrare per uscire da un pantano che sta diventando decisamente pesante. Nell’altro anticipo di giornata Milan e Atalanta si fermano sullo 0-0: un risultato che regala un 7,5 a chi ha creduto in Donnarumma.

Tempo di derby: Dzeko timbra il cartellino

Mentre in tanti avevano occhi e insulti liberi rivolti a Valencia, nella Capitale andava in scena il Derby. Da una parte una Roma a caccia di conferme, dall’altra una Lazio in cerca di continuità. Una partita come il derby è semplicemente impronosticabile ma a spuntarla sono stati i giallorossi con i gol di Dzeko Gervinho. Se il bosniaco giallorosso inizia a timbrare con costanza, un altro bosniaco, il bianco-celeste Lulic è entrato duro su Salah rischiando di fratturare qualsiasi osso del piede: l’egiziano dovrebbe restare fermo un mesetto. Non è mancata nemmeno la polemica per il rigore concesso ai giallorossi: il fallo di Gentiletti è di pochi passi fuori dall’area, il penalty non c’era. E intanto Lorenzo ha vinto senza polemiche il mondiale. Siamo a quota quattro mondiali e mezzo per la cronaca.

Juve in rimonta, Sassuolo da Europa

Se c’è una cosa chiara quest’anno è che la Juve deve sudarsi ogni vittoria. Al “Castellani” a passare in vantaggio è l’Empoli con un gol di Maccarone che in tantissimo avranno lasciato in panchina considerando l’impegno non proprio facile sulla carta. A Big Mac hanno risposto prima Mandzukic poi Evra ed infine Dybala. Appena qualche più punto più sotto il Frosinone ha pareggiato in dieci uomini 2-2 contro il Genoa che ha riscoperto Lazovic, autore di una grandissima prestazione: Crivello lo sta ancora cercando in campo. Sempre a proposito di ricerche, il Sassuolo è a caccia dell’Europa e l’ha già inquadrata nel mirino: dopo una partenza stentata ed il desiderio di tagliarsi al Fantacalcio, Sansone è al terzo gol. Di gol Higuain invece ne ha già fatti nove: con la rete di ieri che ha steso l’Udinese el Pipita ha toccato quota 200 reti in carriera.

Fiore e Inter in testa: la bella e la bestia

L’interista, nonostante anni di sofferenze e delusioni, conserva un palato fino. Nonostante il primato in classifica quel gioco non vuole proprio decollare. L’Inter è brutta da vedere, l’ha detto anche Mancini che per l’ennesima volta ha mischiato le carte in tavola presentando un 3-5-2 lasciando l’ottimo Brozovic in panchina. E’ bastato un gol di Kondogbia alla prima rete in undici presenze per regolare un Torino che ha sbattuto più volte contro Handanovic. Storia diversa a Genova dove la Sampdoria si è dovuta inchinare davanti ad una Fiorentina in formato orchestra: tutto gira alla grande nella banda di Sousa con un Ilicic che sta lasciando da parte le ombre e accendendo più volte la luce al dirimpettaio Kalinic. C’è ben poco da dire: Fiorentina e Inter sono la bella e la bestia della Serie A, due squadre che condividono solo i piani alti. Ma l’importante non è forse questo?

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