Quando una parabola incredibile finisce nel sette. E poi, il nulla
Quella maledetta punizione
«Sono anche un po' brasiliano. Pirlinho. Quando calcio le punizioni penso in portoghese, poi al limite esulto in italiano» (Andrea Pirlo, "Penso, quindi gioco")
Correva la stagione 2009/10. No, non è il preludio di una favola o dell'irresistibile ascesa di questo o quel giocatore. E' un incipit come tanti altri, un modo come un altro per iniziare e per provare a catturare l'attenzione del lettore. Un po' come fa un calciatore che all'esordio prova a convincere mister e tifosi che è lui quello giusto, è lui che potrà fare la differenza in campo.
Punizione. Palla ai venticinque metri. Tiro. Gol
In Italia dire calcio di punizione è decisamente riduttivo. Sarà che ci piace un sacco tirarcela, sarà che sui campi delle parrocchie i Super Tele prendevano delle traiettorie incredibili ma esistono almeno una ventina di tipi di punizioni. Di certo tutti abbiamo negli occhi la maledetta di Andrea Pirlo, quel pallone carico di effetto calciato con le prime tre dita del piede. Quel pallone che faceva una paura fottuta anche al miglior portiere in circolazione e al tuo avversario che quando aveva contro Pirlo non doveva temere tanto il +1 di un assist quanto quel +3 da calcio piazzato.Dalla maledetta di Pirlo alla maledizione di Zapater
Se Pirlo era andato a scuola da un certo Juninho Pernambucano, Zapater aveva forse affinato le sue doti su calcio piazzato in qualche campetto del paese natale vicino alla più famosa Saragozza. Saragozza che lo vedrà scendere in campo per cinque stagioni a cavallo tra Primera e Segunda Division. Zapater è un buon centrocampista, un giocatore che di certo non fa gola a tanti ma che piace al Genoa. Chi conosce il calciomercato però sa bene che chi arriva in rossoblu o sarà preda di una grande squadra a fine campionato o se ne andrà dalla porta di servizio senza avere incantato.[embed height="460"]https://www.youtube.com/watch?v=hLnhuYgg19M[/embed]
Alberto Zapater appartiene naturalmente alla seconda categoria. A quella pletora di calciatori che passano a Genova, fanno vedere qualcosa di buono e poi spariscono nell'anonimato. Eppure l'esordio sembrava dei migliori, di quelli memorabili anche per chi al fantacalcio aveva puntato forte su di lui. La partita è Genoa-Roma, il punteggio è fermo sul 2-2. Punizione per il Genoa e sul pallone va proprio Zapater. Una breve rincorsa, la sfera supera la barriera e si infila nel sette. Sette come il suo primo voto in pagella condito anche da un assist che male non fa. Chi non aveva ancora fatto l'asta si segna il suo nome, può essere un ottimo elemento. E se batte pure le punizioni...
Sei anni dopo: Fernando e Alonso la piazzano all'incrocio
...se batte pure le punizioni al fanta è oro colato. Peccato che di colpi simili non se ne vedranno più. Quello di Zapater sarà un campionato onesto, senza infamia nè lode. Il campionato che ci si aspetta da un calciatore buono sì ma non troppo. Ci sarà spazio anche per un paio di votoni ma per il resto nessun altro acuto capace di far accendere il Ferraris. Acuti che a distanza di almeno sei anni sono arrivati da due giocatori poco avvezzi al +3 come Marcos Alonso della Fiorentina e Fernando, centrocampista blucerchiato che ha bucato la porta del Carpi con una traiettoria molto simile a quella di Zapater. Una traiettoria che ha fatto impazzire l'altra faccia di Genova. Per un attimo lungo una ventina di metri. Un attimo che basta per passare da maledetta a maledizione.© RIPRODUZIONE RISERVATA