Quando il portiere fa +3

Quando il portiere fa +3

Dal rigore parato al gol segnato: quando i numeri uno si trasformano in bomber

di Nicolò Premoli, @NicoloPremoli

Non capita poi così spesso di ritrovarsi con un bonus del portiere. Può capitare che il numero 1 di turno porti a casa un bel voto figlio di parate al limite della fisica scatenando così sogni di gloria modificatore difesa. Può anche succedere che quel portiere, scelto dopo mille e più riflessioni mistiche, resti imbattuto nonostante pali e traverse colpiti dalla squadra avversaria. Ma può accadere anche qualcosa di più, qualcosa che regala momenti di pura goduria al fantacalcista: il +3 del portiere.

Quando arriva il rigore…

…contro il proprio portiere il fantacalcista trascorre istanti lunghi come un’intera partita. Sul televisore si affacciano le statistiche dei rigori segnati dal tiratore di turno mentre l’area si affolla per le consuete quante inutili discussioni con l’arbitro. Poteva anche non essere rigore ma ora il destino di una squadra e di qualche milione di fantallenatori è in bilico come il pallone sulla lunetta. Quando il rigorista inizia la sua rincorsa il fantacalcista sa bene come andrà a finire, conosce bene il suo portiere e le sue statistiche sui calci di rigore. Ma ecco che il pallone decolla dall’erba, acquista velocità e plana deciso verso la porta (o magari verso la tribuna). È quel pallone a fare la differenza tra un -1 che si tinge di istinti animaleschi se a battere è l’attaccante dell’avversario o quel +3 che si trasforma in esaltazione e sfottò se a sbagliare è il rigorista del primo in classifica.

Gianluigi Donnarumma: 15 anni e due rigori parati al Trofeo TIM. Cose che tu facevi (forse) alla Play Station
Gianluigi Donnarumma: 15 anni e due rigori parati al Trofeo TIM. Cose che tu facevi (forse) alla Play Station..

Non solo parate…

Il bonus che arriva dai pali ha il dolce gusto dell’inaspettato. Un sapore diverso dal gol dell’attaccante che si insegue praticamente in ogni partita maledicendo tutti i 5 in pagella. Può capitare che arrivi anche un assist come accaduto nella quinta giornata dello scorso campionato: rinvio di De Sanctis, la palla arriva a Destro che da una quarantina di metri secca il giovanissimo Gollini. Si discute e ci si interroga davanti ad un caso più unico che raro ma in alcune leghe viene assegnato il +1 al portiere giallorosso. Un punto che può fare la differenza tra la rabbia per un pareggio sfumato e quel 66 tirato all’ultimo secondo dell’ultimo posticipo.

…ma anche gol

Per il fantacalcista portare a casa un rigore parato è un discreto esercizio di fortuna (per non dire altro) ma che dire di quando il portiere fa il mestiere dell’attaccante? Mancano pochi minuti allo scadere di ADO Den Haag-PSV, partita valida per il campionato olandese. Il PSV è avanti 2-1, siamo in pieno recupero. Punizione dal limite e pallone che spiove in area. É in quel momento che il portiere del Den Haag Martin Hansen decide di entrare nell’albo del calcio che non ti aspetti. Colpo di tacco e un gol che ha fatto il giro del mondo. Roba che riporta alla mente il gol di Mancini nel derby nel lontano 2003.

Martin Hansen, da Den Haag alla gloria mondiale con un colpo di tacco
Martin Hansen, da Den Haag alla gloria mondiale con un colpo di tacco da raccontare ai nipotini di Ibra

E in Serie A?

Il tacco di Hansen è arrivato sull’Olimpo del calcio ignorante dove già erano saliti lo scorpione di Higuita o le punizioni di Chilavert. Ma per il fantacalcio nostrano è la Serie A che conta. Negli ultimi vent’anni sono stati 3 i gol messi a segno dai portieri: qualcosa che al fanta dà più soddisfazione di una scommessa «presa a 1» e poi esplosa, eventi che chissà quanti hanno vissuto. Eventi che portano probabilmente con loro anche uno strascico di insulti sopravvissuto a decine di stagioni. «Parli tu che tredici anni fa ti ha fatto gol pure Toldo». Sì, proprio Toldo segnò contro la Juventus il 19 ottobre 2002 dopo una mischia in area bianconera. Ad inaugurare i gol su azione dei portieri fu però Michelangelo Rampulla in una fredda domenica di febbraio. Quello che dai più giovani viene ricordato come il terzo portiere della Juve allora giocava nella Cremonese e nei minuti di recupero della sfida contro l’Atalanta insaccò di testa. Ma il simbolo del +3 del portiere è forse il gol di Taibi. Primo Aprile 2001, un giorno dove gli scherzi si sprecano e anche le notizie più assurde diventano improvvisamente credibili. Quando Taibi però sale in area al quarantatresimo minuto della ripresa di Reggina-Udinese non ci sono pesci d’aprile che tengano. Il pallone spiove dalla sinistra, Taibi taglia tutta l’area e colpisce di testa. Lo stadio viene giù mentre il portiere corre verso la panchina esultando come se avesse vinto un mondiale. Probabilmente la stessa corsa che chissà quanti suoi fantapossessori avevano fatto fuori dal bar o da casa. Una corsa verso gli insulti dell’avversario, una corsa verso un +3 come non ne fanno (quasi) più.

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