Gianfranco Zola: The Magic Box

Quando c’era Zola sul listone…

di Redazione Fantamagazine

Perché chi ama il calcio sa che il pallone è come uno strumento musicale che “toccato e accarezzato” nella giusta maniera riesce a trasmettere una dolce melodia che emoziona tutti indistintamente dalla fede calcistica.

Sin da piccolo ho ammirato i giocatori talentuosi. Giocatori che con una giocata riuscivano ad emozionarmi anche se non fossero dei grandissimi realizzatori. Eh si, perché alla fine il calcio è questo: emozioni. Chi gioca a calcio può capire quanto sia difficile inventare una giocata nel giro di qualche secondo. Devi essere sempre lucido, avere carattere, essere fuori dal comune. Ecco, è questo ciò che contraddistingue i giocatori dai grandi giocatori. L’essere fuori dal comune. Saper realizzare ciò che gli altri nemmeno pensano, saper “parlare” con la palla. E tra i giocatori che ho visto nella mia giovane “carriera da spettatore” del mondo del calcio ritrovo tutto ciò in un giocatore. Un piccolo giocatore ma dal grandissimo estro e talento: Gianfranco Zola. Piccolo fisicamente ma dotato di classe pura, la giovane mezzapunta sarda (Zola è nato a Oliena provincia di Nuoro) a 20 anni sfiora con la Torres per ben 2 volte la promozione in Serie B. E’ proprio grazie a questo che viene notato da un giovane Luciano Moggi che lo porta a Napoli.

La città campana è già culla del mitico Maradona, giocatore dal quale Zola ha l’occasione di impararne alcune giocate. E proprio dopo l’addio di Maradona che il giovane attaccante sardo raccoglie l’eredità lasciata dal fuoriclasse argentino, indossando la maglia numero 10. E’ con il Napoli che Zola conquista i suoi primi trofei. Un Campionato ed una Supercoppa Italiana sono i primi di una lunga serie nella sua carriera calcistica. Dopo 4 stagioni passate con la maglia partenopea, Zola si trasferisce al Parma.

Da Parma a Londra, sponda “blues”

Ed è precisamente da quel momento che nacque il mio “amore” verso questo giocatore. A Parma, Gianfranco si conferma come forse il più talentuoso italiano (dopo Roberto Baggio ndr.), raggiungendo inoltre una continuità impressionante in termini realizzativi. Dopo 4 splendidi anni con la squadra Emiliana e la conquista di una Coppa UEFA e una Supercoppa Europea, Zola parte per una nuova avventura, la più importante della sua carriera con destinazione Londra e precisamente il Chelsea.
E’ lì che il grande Zola diventa un mito. E’ li che tutto il suo valore viene fuori. E’ li che compie secondo me, uno dei goal più belli degli ultimi 20 anni. E’ il 16 Gennaio 2002 e in una partita di Coppa contro il Norwich l’attaccante sardo realizza un goal strepitoso.
Personalmente ho provato tantissime volte a realizzare qualcosa di simile con gli amici ma è stato sempre difficile, figuriamoci in un’ambiente come quello di una partita di calcio professionistica, con uno stadio stracolmo. Ma lascio a voi le immagini che valgono più di mille parole.

Dopo la bellezza di 7 stagioni da titolare assoluto, 229 presenze e 59 goal realizzati,  2 Coppe d’inghilterra, 1 Coppa di Lega Inglese, 1 Community Shield, 1 Supercoppa UEFA  e  1 Coppa delle Coppe abbandona l’Inghilterra, una terra dove lo ha visto diventare un mito per i tifosi del Chelsea e non solo per tornare alle sue origini, nella sua terra: la Sardegna. Ed è il Cagliari che nella stagione 2003-2004 se lo assicura per tornare insieme in Serie A. Dopo una stagione passata in serie cadetta e 13 goal realizzati, Zola si ritrova nella stagione 2004-2005 a riaffrontare un campionato di Serie A dopo ben 8 stagioni. E lo fa nel migliore dei modi, realizzando 9 goal, alcuni dei quali importantissimi (da ricordare la doppietta contro la Juventus). E’ questa l’ultima stagione da giocatore professionista, l’ultima stagione di un uomo serio e rispettoso, un campione dentro e fuori dal campo. A dimostrazione di ciò un anno dopo, nel 2004 viene nominato Ufficiale dell’Ordine dell’Impero Britannico, onorificenza che la Regina Elisabetta assegna ai più meritevoli cittadini del Regno Unito e, più raramente, anche agli stranieri.
Ed è in quell’ultima stagione che riesco a realizzare un mio piccolo sogno: averlo al fantacalcio. Acquistato per pochi crediti all’asta, Zola mi ha dato oltre a tante emozioni per le sue giocate, anche soddisfazioni in ambito fantacalcistico. Un giocatore completo, che forse non ha avuto la fiducia di una grande squadra italiana. Un attaccante che in Nazionale ha reso al di sotto delle sue possibilità, causa concorrenza di altissimo livello (ricordiamo che negli anni migliori di Zola c’erano anche giocatori come Signori, R. Baggio, Casiraghi, Vialli, Mancini e sicuramente ne dimentico qualcuno) ma anche per “ostracismo” da parte di alcuni CT.
Voglio concludere facendo una piccola considerazione personale. Sono questi i giocatori che servono al Mondo del calcio. Giocatori che riescono ad emozionare non per il numero di goal realizzati o trofei vinti, bensì per come giocano a calcio. Perché chi ama il calcio sa che il pallone è come uno strumento musicale che “toccato e accarezzato” nella giusta maniera riesce a trasmettere una dolce melodia che emoziona tutti indistintamente dalla fede calcistica.

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