Da Jardel a Muriel: quando il grasso (non) fa la differenza

Da Jardel a Muriel: quando il grasso (non) fa la differenza

Perché la panza (non) è sempre sostanza…

di Nicolò Premoli, @NicoloPremoli

Ci sono istanti della storia dello sport che si ricordano in una giornata qualsiasi, in un bar come tanti mentre si guarda quasi per caso una partita di Premier League.  Ci sono momenti nella storia del calcio che tornano alla mente non tanto per le gioie o per la magia di qualche giocatore ma per una “tragicità” quasi fantozziana, per certi versi incomprensibile. Correva l’anno 2003: era il mio primo anno di Fantacalcio, quel fantacalcio di cui conservo ancora da qualche parte la lista dei miei primi 25 giocatori. Avevo 15 anni. Il calcio lo seguivo saltuariamente e quando mi dissero “Facciamo il Fanta?” ero come un bimbo che si appresta a varcare per la prima volta le porte della scuola elementare: spaesato, con le idee confuse e senza la minima idea di quello che mi sarebbe successo da lì a breve; non pensavo affatto di essere attratto da una spirale di emozioni e arrabbiature che solo un amore può dare. Da quel circolo vizioso che mi lega ancor oggi ogni dannata domenica.

Quando c'era Carew non avevo ancora la barba...
Quando c’era Carew non avevo ancora la barba…
Ricordo ancora la mia prima asta: la meno organizzata ma la più bella. Eravamo in 6 con una sola Gazzetta sgualcita sotto un albero in una calda giornata di fine agosto: nessuno aveva le idee chiare sul da farsi e i nomi su cui puntavo mi erano stati consigliati da un compagno di classe che ne sapeva più di me, il classico “calciofilo” scopritore di giovani talenti. Il pomeriggio passò in fretta tra urli vari, rilanci spaventosi e corse sul prato per inneggiare all’acquisto dell’idolo appena effettuato; sul mio foglio cominciava a delinearsi l’ossatura del mio team, i primi giocatori che mi avrebbero accompagnato in quella stagione: da Nakamura a Zanchetta, da Alioui a Bothroyd per finire all’unico (almeno credo) norvegese di colore che si sia mai visto nel mondo del calcio: l’attaccante Carew. Calò la sera e con la mia due ruote, sulla strada di casa, portai pensieri di grandezza e vittoria. C’era una squadra che tutti (o quasi) evitammo come la peste, come la ragazza racchia e ubriaca in discoteca, e quella squadra era l’Ancona. L’Ancona, provinciale per eccellenza, arrivava dalla promozione dell’anno precedente, da una B dove giocavano ancora squadre del calibro di Cagliari, Genoa e Napoli, dove vi erano ancora 20 squadre. In quella stagione allenava Simoni: riuscì a portare la squadra agli ottavi di Coppa Italia e al quarto posto in B, l’ultimo utile per il sogno della serie A, l’ultimo per inseguire il sogno del Paradiso calcistico, la favola che ogni giocatore di una provinciale vorrebbe vivere. Il 7 Giugno 2003 l’Ancona era matematicamente in A. Passare dalla serie B alla A è un po’ come passare dal campo della parrocchia a San Siro e come ogni passaggio importante quello che serviva era un investimento forte da parte della società, una spesa non indifferente per una provinciale che aveva visto la serie A soltanto una volta nella sua storia. La proprietà aprì il portafoglio e si assicurò giocatori di esperienza e qualche giovane interessante: firmarono gente come Bucchi, Baggio (no, non quello forte ma l’onesto Dino) e Pandev. A prima vista la rosa non pareva entusiasmante e il cammino della squadra fu subito costellato da valanghe di goal incassati, pareggi striminziti e prestazioni imbarazzanti. L’allenatore Menichini fu sostituito dal più navigato Sonetti ma la musica non cambiò. La squadra era mestamente sul fondo della classifica con tanti punti quante erano le effettive chance di salvezza.
«Tre settimane e sarò in forma», Mario Jardel
«Tre settimane e sarò in forma», Mario Jardel
Arrivò il mercato di riparazione, Gennaio: l’albero sotto il quale avevamo effettuato l’asta era carico di neve, faceva freddo. Organizzammo l’asta a casa di uno dei partecipanti e tagliammo alcune ciofeche che avevamo acquistato sotto il solleone di Agosto. Arrivammo agli attaccanti e uno di noi, per ironia l’ultimo in classifica, chiamò Jardel. Avevo sentito parlare di lui, ricordavo le valanghe di goal segnate in Portogallo e non mi capacitavo del suo arrivo in una squadra spacciata. Partì una breve asta, le classiche chiamate di disturbo fini a se stesse, e l’ultimo in classifica si portò a casa il brasiliano. Il suo destino era già tragicamente segnato. Il Dio del calcio aveva programmato per Jardel una fine sportiva a tratti imbarazzante. Il suo esordio fu di quanto più assurdo potesse capitare: la partita Ancona-Vicenza, il bianco-rosso il colore di entrambe le squadre. Jardel corre verso la curva, felice come un bambino. Partono fischi, titoli poco decorosi e anche qualche oggetto: aveva corso sotto la curva sbagliata, e quando glielo fecero capire la frittata era fatta. Il suo stato psicologico non era dei migliori, cosiccome la forma fisica: pareva un corazziere ingrassato, un amatore. Le poche prestazioni furono talmente negative che nella sfida contro la Roma i suoi stessi tifosi appesero un eloquente striscione a lui dedicato con un’unica scritta, ma molto eloquente: Lardel. Arriva Galeone in panchina, non può certo fare miracoli, la squadra termina con 13 punti. Serie B. Anzi no, le spese effettuate sono state ingenti ed il bilancio è in rosso: la storia dell’Ancona si spegne come i sogni di gloria di Jardel che durarono solo 270 minuti. 2011: ormai è l’ottavo anno di fantacalcio, siamo tutti più grandi, ormai l’asta si fa comodamente seduti in un bar davanti a portatili, fogli excel e le strategie più disparate. C’è meno magia rispetto al passato ma la voglia di scommettere su qualche giocatore sconosciuto rimane. Resta il desiderio di puntare allo sbarbatello di turno per poi vantarsi a fine campionato.
Ciccio Bomber...ehm Muriel...ai tempi di Lecce
Ciccio Bomber…ehm Muriel…ai tempi di Lecce
Il 31 Agosto 2011 il Lecce prelevò Muriel, attaccante di proprietà dell’Udinese, che aveva calcato finora i campi del Sud America e delle serie minori spagnole. Si parlava bene di lui, si poteva notare del talento nelle sue giocate. Si notava anche che la forma fisica non era il suo forte. Probabilmente il suo doping era (e resta) la pastasciutta. Decisi di non chiamarlo, non lo conosce nessuno pensai e non potrei rilanciare più di tanto. Accadde invece che qualcuno lo chiamò nelle fasi finali dell’asta e se lo portò a casa senza nemmeno conoscerlo, senza sapere che da lì a poco si sarebbe trovato in rosa un talento non indifferente. Il 4 Dicembre segnò. Era stato inserito come secondo panchinaro. Mi mangiai le mani ma non potevo farci più nulla. Da lì in avanti si sarebbe dimostrato un attaccante alla Ronaldo, un dribblomane che piuttosto di tornare in difesa avrebbe finto un infortunio, uno dei più grandi rimpianti della mia carriera da fanta-allenatore. 2013: Muriel è all’Udinese. La pastasciutta non l’ha certo tradito così come l’aria da pacioccione. Chissà dove sarà Jardel ora…quel che è certo è che l’Ancona è in serie D e l’albero sotto il quale si svolse la mia prima asta è stato abbattuto…Gli 883 cantavano che “il tempo passa e nessuno lo riporterà indietro, neppure noi” ma quel lontano 2003 è ancora presente, il fantacalcio non invecchia mai.

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