Classe operaia al fanta: ode al centrocampista di quantità

Come cantava Ligabue: “Una vita da mediano…”

di Nello Fiorenza

Polmoni, cuore e tanta corsa. Ecco il prototipo del centrocampista di quantità, tanto lodato dai tifosi sugli spalti e poco appetito negli ambiti fantacalcistici. Ma sarà davvero così? Può il fantallenatore moderno fare a meno di questi giocatori tutta grinta e poco portati al bonus?

Una vita da mediano…

Cantava il buon Luciano Ligabue, lodando le gesta dell’immarcescibile Oriali, ancor prima che il leggendario Javier Zanetti calcasse l’erba di San Siro. Proprio il centrocampista argentino è diventato l’emblema del sacrificio, dell’abnegazione del giocare generosi, ovvero del non risparmiarsi mai in campo e del correre anche per i compagni, di sudare insomma anche per chi finalizza il gioco. È fisiologico che questo ruolo implichi anche un dispendio maggiore di sanzioni: il cartellino giallo è all’ordine del giorno, e devi anche sapertelo “spendere” bene nel corso del match, altrimenti rischi di vedere l’infausto rosso dal taschino dell’arbitro. Un lusso che ogni buon mediano non può permettersi, pena l’inferiorità numerica per la sua squadra e i tormenti d’animo per aver lasciato il posto di combattimento lì nel mezzo. Insomma ci vuole fisico ma anche tanta lucidità e senso tattico.

Piedi di velluto o working class?

I latini avrebbero sentenziato con in medio stat virtus, ovvero una locuzione per cui la via di mezzo è sempre quella giusta. Ma l’equilibrio sul terreno di gioco, quello che ogni allenatore auspica, puoi trovarlo solo se hai un buon mix di caratteri nel tuo undici. Accanto al dispensatore di palloni dovrai tenere anche chi si occupa di recuperarli i palloni. Il centrocampista di rottura che spezza il gioco avversario e ricuce con le ripartenze l’azione offensiva.

Gattuso, battagliero centrocampista del Milan
Il pubblico coccola i campioni, è risaputo, ma è difficile non spellarsi le mani all’ennesimo intervento provvidenziale del centrocampista di rottura. Quello che per 90 minuti ha corso come un indomito, in lungo e in largo, sobbarcandosi tra il peso della fatica e l’ansia per un pallone perso. Ma alla fine sono più applausi che fischi perché la gente ti ritorna quello che dai. E se dai tutto allora sei più benvoluto di chi si risparmia, ed entri nell’Olimpo degli intoccabili. Gli ultimi baluardi a crollare.  

Chi si contenta… vince

L’incubo più ricorrente del fantacalcista incallito è senza dubbio quello di perdere o pareggiare sistematicamente per mezzo punto. Ma ancora più tremenda – e recondita – è la paura di giocare in dieci, ovvero del sapere di andare all’incontro di cartello con un uomo in meno rispetto al tuo avversario. Un dramma!

Allan, centrocampista dell’Udinese. Risorsa preziosa per molti fantallenatori
Ecco che allora in soccorso arrivano i benedetti tappabuchi; quei giocatori che porti via a pochi spiccioli ma che fanno la tua fortuna perché sono sempre affidabili. A loro non chiedi il bonus ma ti contenti della presenza e di quella media voto più che sufficiente che fa impallidire i migliori del tuo reparto. E nel caso specifico diventano un rinforzo decisivo per il centrocampo (nevralgico al fantacalcio) quando chiamati in causa. Magari segneranno anche poco ma non c’è soddisfazione più grande del vincere per il sei e mezzo del tuo centrocampista gregario. Alla fine si sa, è sempre stato così…. Anche la classe operaia andrà in Paradiso.      

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