Da Materazzi a Vryzas: quando gli umbri la fecero grossa

Ci sono delle squadre che restano impresse nei nostri ricordi calcistici apparentemente senza motivo. Dietro a questi ricordi non ci sono fede o tifo. Ci sono semplicemente dei colori e dei momenti che superano indenni le stagioni che passano e i calendari che cambiano. Uno di questi frammenti porta il nome di una città umbra che riuscì ad affacciarsi sull'Europa direttamente dal cuore del Belpaese: Perugia.

Un mercato da Football Manager

Leggendo la formazione del Perugia dei primi anni Duemila sembrerebbe quasi di trovarsi davanti ad un salvataggio di Football Manager sperduto sul disco rigido. Sembrerebbe perché nemmeno giocando al gestionale che crea più dipendenza nel mondo sareste riusciti a creare un simile meltin-pot. L'allora presidente Gaucci - versione senza Twitter di Ferrero - mise in piedi una rete di scout che toccava tutti gli estremi del pianeta Calcio. In Umbria arrivarono stranieri come Rezaei (proveniente dagli iraniani dello Zob Ahan) e Zé Maria e giovani italiani all'epoca poco più che sconosciuti: Grosso Materazzi.
perugia

L'Umbria dei record

Pensandoci bene pare essere passato quasi un secolo da quando nella classifica di Serie A si leggeva «Perugia». Un nome che adesso si legge cercando la pagina 209 su Televideo. Sì, un secolo. Perché nel 2000 si giocava ancora a Snake e quel Marco Materazzi, che nel 2006 toccò il cielo prima contro Repubblica Ceca e poi in finale contro la Francia, nella stagione 2000/2001 segnò ben 12 gol: record tutt'ora imbattuto di reti per un difensore in Serie A. Pensando invece al gusto per l'esotico di Gaucci torna alla mente il giapponese Nakata che sbarcò nel calcio italiano proprio a Perugia nel 1998/99. Si è parlato tanto di Pallone d'Oro in settimana: il giapponese è tutt'ora l'unico calciatore del club umbro candidato a quel premio che tanto ha fatto saltare dalla sedia i fan di Buffon. Nonché l'unico straniero dotato di un interprete capace di rendere meno comprensibile l'italiano del giapponese durante le interviste di rito.
Un giovanissimo Nakata in una foto che trasuda nostalgia da ogni pixel
Un giovanissimo Nakata in una foto che trasuda nostalgia da ogni pixel

 Quando chiamavi Zé Maria al Fantacalcio

Giornalista: «Il problema sono le palle inattive?» Serse Cosmi: «Sì, ma quelle dei miei giocatori»

Di quelle annate si potrebbe scrivere quasi all'infinito. Ogni istante di quegli anni in Umbria ha qualcosa da dire. Magari con il tono infiammato e carico di grinta di Serse Cosmi, perugino verace che allenò la squadra biancorossa tra 2000 e 2004. Un allenatore alla Mazzone senza troppi peli sulla lingua e con la capacità di passare dall'allora Serie C1 di Arezzo al palcoscenico ben più blasonato della sua città. Quel Perugia che conobbi al Fantacalcio soltanto nel 2003/04 quando tutto sembrava far pensare ad un'altra grande stagione dei biancorossi con la vittoria dell'Intertoto nell'ultima settimana di Agosto. Dal Grifone acquistai il difensore Alioui come tappabuchi e mi giocai la scommessa in attacco chiamando Jay Bothroyd folgorato dalle reti dell'inglese proprio nell'Intertoto. Andò decisamente male con il difensore che a gennaio salutò Perugia e con Bothroyd che segnò solo 5 reti in tutto il campionato. Frammenti di un fantacalcio che sembra - questa volta per davvero - lontano un secolo.

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