C’era una volta il Brescia…

C’era una volta il Brescia…

di Stefano Civini

Stadio Delle Alpi, Torino, 1 aprile 2001. La Juventus padrona di casa vuole portare a casa una preziosa vittoria, indispensabile per non lasciar fuggire la Roma capolista. Di fronte si trova un neopromosso Brescia reduce da un’umiliante sconfitta nel derby con l’Atalanta, e invischiato nelle zone caldissime della classifica. I bianconeri passano in vantaggio alla mezzora del primo tempo con un bolide dalla distanza di Zambrotta, e sembrano in grado di controllare senza troppi patemi la partita. Ma non hanno fatto i conti con due fuoriclasse del nostro calcio, uno agli albori della sua carriera e l’altro quasi ai titoli di coda.

Sant’Andrea da Brescia e il Divin Codino

Mancano tre minuti al termine della partita, la palla si trova tra i piedi di Pirlo, all’epoca ventunenne, proprio nel centro del cerchio di meta campo. Il giovane bresciano, reinventato regista davanti alla difesa da Carletto Mazzone, alza la testa mezzo secondo, quanto gli basta per inventarsi un lancio di 35 metri, di quelli che poi lo avrebbero reso famoso agli occhi di tutto il mondo. A raccoglierlo, all’altezza della linea dell’area di rigore, c’è Roberto Baggio, scattato sul filo del fuorigioco. La palla arriva da dietro, scende veloce. Robi sceglie di regalarci l’ennesima magia della sua carriera; con un tocco solo riesce a controllare la palla e a dribblare Van Der Sar, il portiere juventino, che nel frattempo era uscito dai pali. Con questo incredibile gesto tecnico, fatto con una disinvoltura disarmante, il Codino si trova davanti la porta libera, e regala al Brescia un prezioso punto. Era l’1 aprile, e quel giorno il Brescia aprì una serie positiva che si portò fino al termine del campionato, collezionando 11 partite senza sconfitte. Una rimonta che consentì alle Rondinelle di chiudere all’ottavo posto in classifica, guadagnandosi la qualificazione all’Intertoto per l’anno successivo, competizione nella quale riuscì ad arrivare fino in finale, dove venne eliminata dal Paris Saint Germain per la regola delle reti in trasferta.

Bei ricordi di un passato glorioso

Già, perché quando il presente e, soprattutto, il futuro non sono dei più rosei, viene spontaneo tornare con la mente a quei momenti di gioia, di esaltazione, vissuti negli “anni d’oro”. Quelli per il Brescia sono stati degli anni fantastici, con gente come Guardiola e Di Biagio in campo, lo stadio pieno, le trasferte a San Siro. Ricordo ancora perfettamente la vittoria con l’Inter del 2004, a Milano, con le reti di Caracciolo e Del Nero, e una bella nevicata che iniziò proprio nei minuti finali della partita. Pep Guardiola con la maglia del Brescia[/caption] Ricordi, ricordi, solo quelli restano ora, con la squadra a un passo dalla retrocessione in Lega Pro.

L’inferno a trent’anni di distanza

Tanto è passato dall’ultimo campionato in quella che allora era ancora serie C. Fa parte del gioco, le provinciali salgono e scendono spesso dalle serie minori, si sa. Ma per tutti gli under 40 di Brescia, questa è la prima retrocessione vissuta “sulla pelle”. Certo, c’è di peggio nella vita. Ma sportivamente parlando, fa molto male. Di buono c’è che la nuova società sembra salda, dopo i primi turbolenti mesi di questa stagione il rischio di fare la fine del Parma era veramente molto alto, ma fortunatamente sotto quell’aspetto è andata bene alle Rondinelle. Retrocessione dunque, ad oggi non ancora matematica, ma praticamente ci siamo. L’importante è riuscire a risalire subito, anche se potrebbe risultare più complicato di quel che si possa pensare. Per farlo dovranno lavorare sodo società e giocatori, quelli che resteranno e i giovani che verranno promossi in prima squadra. E pensare a ciò che scrisse Carducci nelle sue Odi Barbare: “Lieta del fato Brescia raccolsemi, Brescia la forte, Brescia la ferrea, Brescia leonessa d’Italia beverata nel sangue nemico.”

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