Dall'Arsenal alla Serie B passando per la panchina

Il calcio è fatto di tattiche che cambiano e si evolvono con il passare degli anni, di innovazione tecnologiche e scarpini che promettono miracoli anche per gli scarpari di terza categoria. C’è però qualcosa che non passa mai di moda, una tradizione che, lungi dal mutare, accompagna il mondo del pallone da almeno trent’anni. No, non sto parlando degli errori arbitrali e delle urla di Corno e Crudeli ma di un rituale che talvolta assume i connotati del tragicomico: sto parlando dell’acquisto (compulsivo) di giovani promesse (non mantenute).

Bye bye Parmalat

Siamo nel 2004, per la precisione a luglio: il campionato appena terminato ha visto il trionfo di Ancelotti, il fallimento dell’Ancona e l’esplosione di Gilardino a Parma. Nella città emiliana il clima è quello torrido della pianura padana ma lontano dal Tardini il cielo si tinge di tinte piuttosto fosche: la Parmalat, sponsor dei ducali, rivela a risparmiatori e azionisti un buco da quattordici miliardi di euro. Il più grande scandalo finanziario della storia italiana. Il Parma deve fare cassa ed è costretto a vendere i suoi gioielli, dalla prima squadra ai panchinari, passando per la primavera. Ed è proprio la primavera a celare le migliori promesse dei giallo-blu, ad attrarre le squadre di tutta Europa. Sono due i nomi sulla bocca di tutti: Giuseppe Rossi e Arturo Lupoli. Il primo sappiamo tutti che fine ha fatto, sul secondo si potrebbe scrivere una commedia teatrale.
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Un tesoro chiamato Arturo

Arturo Lupoli nel 2004 è un diciassettenne che ha tutte le carte in regole per essere etichettato come giovane talento: gioca da seconda punta ma si destreggia anche in posizione più avanzata, ha segnato 27 gol con la primavera e non pare volersi fermare. In molti ci fanno “un pensierino” ma alla fine la spunta l’Arsenal. Arturo prende la via della Premier e conquista la copertina di uno Sport Week di fine agosto. L’esordio arriva dopo qualche mese in Carling Cup: Lupoli convince e viene riproposto titolare contro l’Everton dove arriva un’inaspettata doppietta. Passa un anno nelle giovanili dei Gunners e torna a calcare la scena nel 2006 con l’esordio da subentrante in Premier. Il ragazzo c’è ma non è ancora maturo al punto giusto: Wenger pensa bene di mandarlo in Championship a farsi le ossa; dopo tutto ha solo 19 anni e tutto il tempo per esplodere. Risultato: 7 gol in 35 presenze e Lupoli nel 2007 termina la sua avventura al di là della Manica.

Back in Italy

La Fiorentina ci crede e decide di scommettere sull’ex Gunner: per lui arriva un contratto di cinque anni. A Firenze si viaggia ai piani alti della classifica con Toni e Mutu che segnano valanghe di gol: Lupoli rappresenta il futuro, per il presente la Fiorentina è già a posto così. Arturo il campo non lo vede mai e ancora una volta è costretto al trasloco in una categoria inferiore, direzione Treviso. Il valzer dei prestiti è comunque lontano dal termine: il giovane bresciano trascorre altri due anni in Inghilterra tra Norwich e Sheffield dove segna poco e convince anche meno. Corvino, DS della viola, inizia a sentire puzza di bidone: nel 2009 cede la metà di Lupoli all’Ascoli. Due anni in B, una decina di goal e una certezza: Arturo non è poi quel gran fenomeno; un onesto giocatore sì, ma nulla più.
Inter - Atalanta
Lupoli con la maglia del Varese
La carriera di Lupoli è ancor’oggi legata alla cadetteria, a quella serie B che ospita nobili decadute miste a rivelazioni che non ti aspetti, e da lì non pare proprio volersi schiodare. Nonostante la promozione in A conquistata con il Frosinone non ci sarà spazio per lui tra i grandi. La storia di Arturo è quella di tanti giovani talenti che già a 14 anni sono paragonati a mostri sacri: ogni anno “piccoli Messi” e “nuovi Baresi” popolano le riviste sportive, fanno fantasticare i tifosi e poi finiscono sulla panchina di qualche stadio di provincia. Inutile negarlo: per ogni Verratti, ci sono almeno cento Lupoli. Ma fantasticare non costa nulla, anche se dura giusto il tempo di un’estate, anche se quello Sport Week che presentava “un giovane talento sbarcato alla corte di Wenger” chissà che fine ha fatto.

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