Milan, Pioli o Rangnick per il futuro

L’attuale tecnico cerca di resistere sulla panchina rossonera, mentre l’ombra di Rangnick è sempre minacciosa

di Mauro Maccioni

Il Milan ci ha abituati a tanti scossoni e a poca continuità su tutti i livelli, da quello societario a quello della rosa. Dal punto di vista della guida tecnica, poi, non ne parliamo. E anche adesso, dopo l’addio di Boban e quello probabile di Maldini, Pioli si ritrova isolato in un grande polverone. Armato di pazienza e metodo, l’attuale allenatore rossonero cerca di resistere nella tempesta milanese, ma l’ombra di Rangnick è sempre più grande.

PIOLI MERITA DI RIMANERE?

La domanda è lecita e la risposta non è così scontata. Dopo il rifiuto di Spalletti, Pioli è stato preso come sostituto con un contratto fino al 2021, rivedibile in base ai risultati ottenuti. Chiaro, dunque, come l’ex Fiorentina non sia stata una scelta dettata su un progetto a lungo termine ma, piuttosto, come un’eventuale bella sorpresa. In ogni caso, Pioli ha stupito tutti, anche Gazidis, che nelle ultime settimane pare aver aumentato la stima nei suoi confronti. Le armi di Pioli sono semplici e chiare: metodologia, approccio alla partita studiato, rapporto con i giocatori e, per ultimo, il mercato. Il tecnico ha, con l’aiuto di Ibrahimovic, rivitalizzato un gruppo che sembrava morto, portando nella seconda parte di stagioni risultati decisamente migliori. Da notare, ad esempio, la media punti che passa da 1,2 a 1,7 nella seconda parte di stagione. Pioli, inoltre, collima perfettamente con la società dal punto di vista del mercato. Pochi acquisti, mirati, ma che non gravino eccessivamente sul bilancio, fin troppo in rosso. La preoccupazione c’è, così come sono alte le possibilità di un addio. Ma crederci non è mai sbagliato e la società, nell’ultimo periodo, lo sta rivalutando e difendendo: Pioli vuole restare.

RANGNICK PER RIPARTIRE

Dall’altro lato è forte il nome di Rangnick, nonostante le smentite del Milan e le indiscrezioni da oltremare. Il tedesco ricoprirebbe il ruolo di tecnico-manager all’inglese, potendo così costruire una squadra completamente forgiata sulle sue idee. I motivi che spingono a pensare a lui sono molteplici, a partire dall’efficacia del gioco, rapido e incisivo, alle sue capacità di valorizzare talenti. Il Milan è una squadra giovane e Rangnick ha sempre fatto bene con gli under 24. Oltre a ciò, è un ottimo scopritore di talenti: tra i tanti ricordiamo Manè, Firmino, Demme e Werner. Tutti questi sono stati, o saranno, grandi plusvalenze che potrebbero far tirare più di una boccata d’aria al profondo rosso quale il bilancio del Milan. Le ultime notizie parlano di un allontanamento tra le parti nonostante un ipotetico contratto di tre anni – con opzione per il quarto – già pronto. Rangnick sembra essere titubante sull’attuale progetto del Milan e, prima di trasferisci in Italia, vuole prendere le dovute precauzioni.

Il dualismo Pioli-Rangnick è molto forte, ma questo non esclude la possibilità di qualche nome a sorpresa. Quello che è certo è che il Milan, ancora una volta, deve rinascere e ripartire, e il primo passo è scegliere un nome per il futuro in panchina.

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