Milan, Pioli alla ripresa per portare i rossoneri in Europa

Il tecnico subentrato a Giampaolo cominciò l’avventura milanista contro il Lecce, primo avversario alla ripresa del campionato

di Carlo Cecino, @CarloCecino

Da Lecce a Lecce. Per Stefano Pioli, tecnico dei rossoneri, che ha sostituito il predecessore Giampaolo a partire proprio dalla sfida tra Diavolo e giallorossi  del 20 ottobre scorso, a giugno dovrebbe iniziare il suo personale girone di ritorno. Difatti il club meneghino riaprirebbe i battenti della Serie A proprio contro i salentini, la prima formazione affrontata da Pioli in veste milanista.

Come dice La Gazzetta dello Sport, per il mister ex Inter e Lazio tra le altre, non dovrebbe essere un problema convivere insieme al fantasma di Rangnick che aleggia sopra la sua panchina. Dato che al momento, oltre all’orientamento di Elliott per il futuro della panchina, il Milan ha necessità di essere condotto in Europa: un obiettivo da centrare per dare senso alla stagione.

EMPATIA, MODULO E SCUDIERI

Una delle armi più affilate che Pioli ha plasmato in questi mesi al timone rossonero è sicuramente l’empatia che ha creato con i suoi giocatori. Stando a La Gazzetta, l’allenatore nato a Parma rischiava di tornare dopo due mesi di quarantena in uno spogliatoio ricco di perplessità a seguito delle voci esterne su un possibile avvicendamento dirigenziale, invece pare che stia respirando al momento l’aria buona dei ritiri precampionato. Un Pioli che vuole lavorare su un modulo cimentato dopo l’arrivo di Ibra in rossonero, un 4-2-3-1 intraprendente con Calhanoglu da numero 10 e Ibrahimovic terminale offensivo. Sebbene quest’ultimo aspetto potrebbe essere discusso a causa dell’infortunio di stamattina rimediato dal centravanti svedese (clicca qui per leggere la notizia).

Inoltre. per il rientro a pieni ranghi, il tecnico del Diavolo potrà contare su alcuni fedelissimi come Bennacer, sbocciato definitivamente dopo il suo approdo in panchina, Castillejo, rigenerato dall’avvento di Pioli al Milan ed ora considerato intoccabile. Fino a Rebic, tornato agli altissimi livelli che lo avevano reso un pallino imprescindibile della Croazia giunta alla finale del Mondiale 2018, conclude la Rosea.

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