Dimissioni Totti, la replica della Roma e di Baldissoni

Dimissioni Totti, la replica della Roma e di Baldissoni

La società giallorossa e il vicepresidente hanno replicato alle parole dell’ex Capitano.

di Fabiola Graziano, @grazianofaby

Era inevitabile che la lunga conferenza stampa tenuta ieri da Francesco Totti in occasione delle sue dimissioni dalla Roma spingesse la società giallorossa a replicare non solo mediante comunicato ufficiale, ma anche attraverso le parole del vicepresidente Mauro Baldissoni nell’intervista rilasciata a Sky Sport.

CASO TOTTI, IL COMUNICATO DELLA ROMA

Il Club è estremamente amareggiato nell’apprendere che Francesco Totti ha annunciato di lasciare la Società e di non assumere la posizione di Direttore Tecnico dell’AS Roma. Gli avevamo proposto questo ruolo dopo la partenza di Monchi ed eravamo ancora in attesa di una risposta. Riteniamo che il ruolo offerto a Francesco sia uno dei più alti nei nostri quadri dirigenziali: una posizione che ovviamente richiede dedizione e impegno totali, come ci si aspetta da tutti i dirigenti all’interno del Club. Eravamo pronti a essere pazienti con Francesco e ad aiutarlo a mettere in pratica questa trasformazione da grande calciatore a grande dirigente. Il ruolo di Direttore Tecnico è la carica in cui credevamo potesse crescere e in cui ci siamo proposti di supportarlo durante la fase di adattamento. Nonostante comprendiamo quanto sia stato difficile per lui decidere di lasciare l’AS Roma dopo trent’anni, non possiamo che rilevare come la sua percezione dei fatti e delle scelte adottate dal Club sia fantasiosa e lontana dalla realtà. Riguardo ai ripetuti riferimenti al suo possibile ritorno con l’insediamento di una nuova proprietà, in aggiunta alle informazioni raccolte da lui stesso in tutto il mondo circa soggetti interessati al Club, ci auguriamo che questa non sia un’anticipazione inopportuna di un tentativo di acquisizione: scenario che potrebbe essere molto delicato in considerazione del fatto che l’AS Roma è una società quotata in borsa. La proprietà non ha alcuna intenzione di mettere la Roma in vendita adesso o in futuro. Auguriamo a Francesco buona fortuna per quello che deciderà di fare”.

CASO TOTTI, LE PAROLE DI BALDISSONI

Sull’incarico di direttore tecnico offerto a Totti:Credo che sia opportuno fare prima una considerazione, che meriterebbe probabilmente un approfondimento più ampio, sul percorso di transizione di un grande calciatore come Francesco – probabilmente il più grande giocatore italiano – nel diventare qualsiasi altra cosa. Il percorso non è semplice né rapido e implica un passaggio ulteriore di accompagnamento: noi siamo sempre stati convintissimi nell’essere pazienti con lui e nell’aspettare che portasse a compimento il passaggio. Il primo anno, come ha detto lui, era più difficile farsi un’idea di ciò che succedeva, ma dopo l’uscita di Monchi la società gli ha proposto di diventare direttore tecnico a febbraio e lui non ha dato una risposta. Noi siamo rimasti dispiaciuti di questa situazione. L’idea di affidarsi a Ranieri per sostituire Di Francesco è stato un suo consiglio che noi abbiamo accolto e, successivamente, anche la proposta di provare a convincere Antonio Conte ha avuto l’appoggio della società, nonostante fosse un tentativo molto complicato. È evidente che nel suo caso stiamo parlando di un percorso professionale nel quale ha avuto modo di esprimere pareri che la società ha sempre tenuto in grande considerazione. Non so poi se in altre situazioni più di campo non abbia avuto la stessa considerazione, ma credo sia normale possa succedere all’interno di un percorso né facile né breve come questo. Nessuno d’altronde decide da solo nelle società di calcio. In ogni caso, mi ripeto: noi speravamo che potesse continuare a crescere con noi all’interno di quello che resta un lavoro di squadra.”

Sulla deromanizzazione della società secondo Totti:Dispiace molto che questa sia la sua percezione, su questo non possiamo che rispondere con dei fatti. Francesco ha avuto due contratti da giocatore e uno da dirigente per sei anni da questa società, con la proposta di diventare direttore tecnico. Anche De Rossi ha avuto due contratti da calciatore, poi abbiamo fatto una scelta tecnica e gli abbiamo proposto di entrare in società anche come dirigente accanto all’amministratore delegato o come allenatore, a seconda di quella che potesse essere la sua decisione. Vogliamo ricordare gli altri investimenti che la società ha fatto per riportare alcuni ragazzi, come Florenzi e Lorenzo Pellegrini. La società ha voluto riconoscere a Luca Pellegrini un ruolo importante aggregandolo alla Prima Squadra e così via tutte le iniziative del programma Hall of Fame, che permette a chiunque abbia giocato anche una sola partita con la maglia della Roma di poter tornare in qualsiasi momento a Trigoria o allo stadio, facendo una semplice telefonata. La società ha coinvolto il più possibile gli ex giocatori in tante altre iniziative, come Desideri, Chierico, Rizzitelli, Righetti, Candela, Nela: l’obiettivo chiaro è privilegiare chi ha speso tanto in nome di questa squadra e di questa maglia, all’attenzione e al rispetto del pubblico internazionale. Neanche cito altri investimenti fatti per recuperare tutto ciò che fa parte dell’archivio storico, perché è evidente che il concetto di deromanizzare sarebbe sciocco e autolesionista. Il patrimonio che è rappresentato da questi giocatori, e primi tra tutti Totti e De Rossi, implica un valore inestimabile emozionale, comunicativo e patrimoniale. Come potremmo essere così stupidi da fare il contrario? Sono i fatti a dimostrare che non è così. Cito un aneddoto: la prima volta che incontrai Francesco, prima del completamento dell’acquisizione da parte degli americani, gli spiegai la considerazione degli americani, dandogli una notizia. Totti statisticamente nel mondo era più conosciuto della Roma all’epoca, e c’era una seconda fascia di persone che conosceva Totti e la Roma ma non li associava, e quindi il riconoscimento di tale valore era una condizione imprescindibile nel fare questo investimento. Quindi nulla di più lontano dal vero il volere Francesco Totti lontano dalla Roma”.

Sull’assenza di Pallotta sostenuta da Totti:Tutti sappiamo che i trofei europei sono stati vinti da Liverpool e Chelsea, eppure sfido a vedere quante volte John Henry e Roman Abramovich siano stati presenti in passato nella sede del club. Detto questo, io ricordo che Pallotta aveva fatto in tempi non sospetti un invito a Totti a passare sei mesi con lui a Boston per conoscere meglio tutte le dinamiche dei suoi investimenti nella Roma e nelle altre società coinvolte in questo progetto. So per certo inoltre che lo ha anche invitato a passare del tempo nella sua residenza estiva. Sono consapevole che possano esserci delle difficoltà nella comunicazione tra loro per lingua e cultura e noi magari avremmo potuto semplificare questo aspetto, ma c’è sempre stata l’intenzione di avvicinare questi grandi calciatori”.

Sul riferimento di Totti a un suo eventuale ritorno con un’altra proprietà:Noi non potevamo fare a meno di notare questo ripetuto riferimento ad un potenziale ritorno con nuove proprietà, anche se in realtà sono stati i giornalisti a sollecitarlo. Nel comunicato abbiamo ricordato che ogni iniziativa di acquisto deve essere condotta nel rispetto di regole finanziarie rigidissime, essendo noi una società quotata in borsa. Comunque la Roma non è in vendita, e questo è bene che i mercati lo sappiano”.

Su cosa lascia la conferenza di Totti:Lascia tanta amarezza, perché chiaramente è una sconfitta per tutti quando non si riesce a trattenere un grandissimo patrimonio per Roma e per la società. Siamo molto dispiaciuti. Dal punto di vista delle strategie, non sono associate in nessun modo a questo: la Roma ha delle strategie che devono andare avanti indipendentemente da chi ci sia. Io posso fare solo riferimento ai fatti e i fatti dicono che sono stati fatti investimenti senza sosta in questi anni. Abbiamo completato anche un risanamento finanziario, i risultati li riteniamo piuttosto buoni con cinque qualificazioni consecutive in Champions, due ottavi e una semifinale. Una statistica recente dice che siamo tra le prime dieci società per investimenti nell’acquisto dei calciatori; questo discorso si lega a quello delle cessioni, perché siamo legati ai vincoli creati dall’UEFA, che tutti conoscono. Lo faremo ancora, anche nell’anno in cui siamo rimasti fuori dalla Champions League, per rendere sempre più competitiva questa squadra così da vincere un trofeo, considerando che peraltro sbagliare può far parte della gestione frequente. Sono stati fatti degli errori, come più volte abbiamo ammesso: è stata un’annata negativa e non era il sesto posto il nostro obiettivo. Sarà una motivazione per migliorarci, Pallotta è estremamente ambizioso e ha volontà di primeggiare”.

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