Juventus, Sarri: “Sono nella società più importante d’Italia. Darò il 110%”

Juventus, Sarri: “Sono nella società più importante d’Italia. Darò il 110%”

Il neo-tecnico bianconero ha incontrato i giornalisti nella sala “Giovanni e Umberto Agnelli” dell’Allianz Stadium.

di Fabiola Graziano, @grazianofaby
Sarri-juventus

Oggi prende ufficialmente il via l’avventura di Maurizio Sarri sulla panchina della Juventus. Dopo l’arrivo a Torino nel pomeriggio di ieri e la successiva visita negli uffici dirigenziali e sui campi della Continassa al fianco di Pavel Nedved e Fabio Paratici, questa mattina il neo-tecnico bianconero si è presentato alla stampa all’interno dell’Allianz Stadium accompagnato dallo stesso direttore sportivo.

LE PAROLE DI PARATICI

Buongiorno a tutti. Siamo qui per dare il benvenuto a Maurizio Sarri, il nostro nuovo tecnico con cui abbiamo stipulato un contratto di tre anni. La trattativa non è durata oltre un mese, noi avevamo le idee chiare sin dall’inizio, ma dovevamo avere rispetto di tutte le parti coinvolte. Nella scelta di cambiare allenatore il gioco non è stato centrale, abbiamo preso Sarri perché crediamo sia l’allenatore migliore per la Juve in questo momento, che ha mostrato grandi qualità in Italia e all’estero. Pogba e Rabiot? A Pogba vogliamo bene, è stato con noi tanti anni e lo abbiamo fatto crescere bene visto che poi è anche diventato campione del mondo, ma è un calciatore del Manchester United. Su Rabiot ci sono tante squadre in corsa, noi facciamo la nostra corsa, ma non solo su Rabiot, la facciamo su tutti i giocatori che abbiamo in testa, concentrandoci su quelli che possono adeguarsi alle caratteristiche della rosa e dell’allenatore”.

LE PAROLE DI SARRI

Sono contento di essere qui oggi e sono qui a disposizione per le vostre domande. Non penso che questa sia la scelta più rivoluzionaria della mia carriera. Tre anni fa arrivo al Napoli e ho dato tutto me stesso, perché sono nato a Napoli e da bambino ero tifoso del Napoli. Poi negli ultimi mesi al Napoli avevo il dubbio che il mio percorso lì fosse concluso. La società ha poi presentato Ancelotti e mi ha levato il dubbio. A quel punto ho avuto offerte da società italiane importanti e da società estere, dove ho preferito andare per evitare di passare subito dal Napoli a un’altra squadra italiana. Dopo l’esperienza bellissima in Premier ho sentito il bisogno di ritornare in Italia più per motivi personali che professionali e l’opportunità mi è stata data dalla Juventus, attualmente la società più importante d’Italia e ho trovato fosse il giusto coronamento di una lunga carriera. La sensazione è stata forte quando sono stato chiamato dalla Juve per la determinazione e l’atteggiamento di compattezza di questa dirigenza nell’andare dritta su un allenatore”.

Sugli obiettivi:Mi aspetto si alzarmi la mattina e studiare il modo di vincere le partite. E non è scontato perché è sempre difficile. In Italia la Juve parte con il fardello sulle spalle di essere ancora la migliore, la più forte. In Champions la Juve ha l’obbligo di partire con l’obiettivo di vincere e la consapevolezza che in Europa esistono altre 8-9 squadre con lo stesso obiettivo. Le responsabilità quindi sono più forti a livello italiano che europeo, perché la Champions è un obiettivo, ma con un coefficiente di difficoltà molto alto”.

Sul modulo:Non si può partire dal modulo e andare a prendere i giocatori, bisogna avere le idee chiare su quei 2-3 giocatori che possono fare la differenza. Poi bisogna parlare con i giocatori e capire come distribuirli in campo secondo le loro caratteristiche, il modulo sarà una conseguenza dello sfruttare al meglio tali caratteristiche”.

Su Cristiano Ronaldo: “Nel corso degli ultimi anni mi sono trovato ad allenare giocatori molto forti, ma qui si va al di sopra, perché parliamo del top al mondo. È un ragazzo che ha quasi già battuto tutti i record a livello mondiale e mi piacerebbe fargliene battere qualche altro. Il viaggio per incontrarlo? Ne parliamo con Fabio nel pomeriggio perché ho chiesto di incontrare due-tre giocatori per cercare di capire quello che pensano loro, anche di se stessi e delle proprie caratteristiche, partendo da quelli più importanti”.

Sul passato al Napoli e il presente alla Juve:Ho vissuto tre anni svegliandomi con il pensiero di sconfiggere la Juve, ma era un volontà professionale, che forse ho manifestato con modi sbagliati, ma era da apprezzare. La mia professionalità mi porterà a dare tutto per questa società adesso. Darò il 110% come ho fatto con tutte le altre squadre che ho allenato: può essere sufficiente o insufficiente, ma è il mio 110%. Con il Napoli volevo andare a prendere il potere e lo scudetto. Era un terreno puramente professionale, ma io in quel momento rappresentavo uno dei popoli che più di tutti amavano la propria squadra e non vincevano da 30 anni. Secondo me in quella stagione non potevamo stare su tre obiettivi, ne abbiamo scelto uno, provando a essere feroci e siamo stati in ballo fino alla fine. Si voleva il potere, lo scudetto, ed eravamo belli convinti. Non ci siamo riusciti, ma è stato un bel viaggio”.

Sulla società:Li ho visti molto uniti e compatti, e se ti senti circondato da persone solide e compatte tra di loro ti senti supportato e ti senti spinto a dare quell’1% in più. Ho fatto 30 anni di trattative e ho acquisito un’esperienza nel rendermi conto se ho di fronte una persona di grande determinazione: la Juve ha mostrato tale determinazione, una grande disponibilità nel cercarmi e nel venire a parlarmi”.

Sullo scetticismo dei tifosi:Sono arrivato qui come ovunque tra lo scetticismo generale. Nel calcio per togliere lo scetticismo dalla testa della gente esiste un unico modo ed è vincere, scendere in campo per dare spettacolo e fare risultato”.

Sull’attacco:Quando un calciatore ha le qualità di Dybala o Cristiano, può giocare in qualsiasi ruolo. Ciò cambia sono l’interpretazione del ruolo e le loro caratteristiche, la squadra si deve adattare alle loro caratteristiche. I giocatori che possono cambiarci la storia sono quelli offensivi, che quando entrano negli ultimi 30 metri di campo sono capaci di fare la differenza. Bisogna partire da quelli talentuosi, Cristiano è il primo di questi, poi Dybala è sicuramente un talentuoso, così come Douglas Costa che è un potenziale top player ancora inesploso. Higuain? È un ragazzo a cui voglio molto bene e lo sapete tutti, ma il suo ritorno dipende da lui e dalla società, che io ascolterò perché loro conoscono i ragazzi meglio di me. La competenza di Fabio sul mercato è sicuramente migliore della mia. Con Gonzalo non ho più parlato dopo la finale di Baku perché dovevo farmi le mie idee sulla Juve: lui è un tesserato della Juve e quando rientrerà avremo modo di parlarci. Dicevo che dipende da lui il ritorno perché la mia sensazione è che abbia vissuto male il post-Juventus, che sia uscito scosso, con un trauma emotivo, dalla Juve, ma ha sicuramente le qualità che possono permettergli di fare ancora due-tre anni a grandi livelli. Bernardeschi? È un giocatore che mi piace molto, perché ha la coordinazione oltre alla tecnica. Gli manca la continuità, perché lo vedo fare grandi partite alternate ad alcune in cui potrebbe fare di più, e la specializzazione in un determinato ruolo”.

Sul vincere come motto:Per quanto riguarda il vincere posso dire poco, perché ho vinto poco, o almeno in categorie più basse. Penso che l’obiettivo di diveritrsi in campo non sia antitetico a quello di vincere. Se una squadra in campo si diverte e diverte il pubblico acquista quell’entusiasmo collettivo che spesso è benzina per andare a fare il risultato. Poi non si può pensare che una squadra che si diverte sia frivola, chiaro che se manchi di applicazione il risultato viene meno. Io ricordo le prime partie che feci con l’Empoli in A una delle domande che mi veniva fatta più spesso era se pensassi di salvarmi giocando un calcio così brillante. Ci siamo salvati con sei giornate di anticipo. Non penso si debba giocare solo in un modo per fare risultato. La storia ci dice che hanno vinto allenatori con caratteristiche opposte e squadre con filosofie che sono il contrario l’una dell’altra. È un bene che durante il percorso uno rimanga convinto delle proprie idee, con la consapevolezza che nella propria idea c’è sia la vittoria che la sconfitta. Penso che si possa coniugare. Poi è difficile, lo so”.

Tra tuta e divisa elegante:Parlerò con la società, non ne abbiamo parlato. Io preferirei non andare con la divisa sociale, chiaramente fuori dal campo indosserò la divisa sociale, c’è scritto nel contratto, in campo vediamo. L’importante è che a questa età non mi mandino nudo (ride, ndr)”.

Sul predecessore:Allegri lascia un’eredità pesante perché vincere quello che ha vinto Allegri non sarà facile. Mi piacerebbe vedere la squadra con quell’atteggiamento che le ha infuso Max, ossia la capacità di soffrire per un’ora e poi cambiare le sorti della partita in dieci minuti“.

Sul sarrismo:Ho letto sulla Treccani che è una filosofia calcistica e non solo. Io sono sempre stato questo, posso aver cambiato il modo di vedere il calcio e la vita nel corso degli anni in base all’esperienza, ma i concetti basilari sono rimasti gli stessi”.

Sui messaggi ricevuti in questi giorni:Non ho sentito il Presidente De Laurentiis, con cui non ho un brutto rapporto, anzi lo ringrazierò sempre per avermi regalato la possibilità di allenare la squadra per cui tifavo da bambino. Ho sentito alcuni giocatori del Napoli, di cui non ti dirò il nome neanche sotto tortura perché sono messaggi di contenuto strettamente personale. Non ho sentito Allegri, anche se ogni tanto d’estate lo chiamo assieme a degli amici in comune per cazzeggio, non parliamo di argomenti seri”.

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