Il Bologna ha scelto di interrompere quasi subito il progetto tecnico affidato in estate a Domenico Tedesco. Un epilogo sorprendente soprattutto per la rapidità con cui è maturato: il tecnico era arrivato a giugno con un contratto fino al 2028, ma l'avvio di campionato ha prodotto appena un punto nelle prime quattro giornate, con tre sconfitte e un pareggio. La dirigenza ha così deciso di cambiare rotta, individuando in Raffaele Palladino il profilo per aprire un nuovo ciclo.
Bologna, perché Tedesco non ha funzionato: i problemi del suo calcio e cosa può cambiare Palladino
La scelta di Palladino sembra orientata alla ricerca di risposte più rapide. L'ex tecnico di Monza, Fiorentina e Atalanta porta con sé un calcio generalmente dinamico, adattabile e capace di modificare la propria struttura in funzione degli interpreti. Le statistiche ricordano inoltre come nella sua prima fase all'Atalanta avesse ottenuto sette vittorie nelle prime dieci partite, mostrando la capacità di incidere rapidamente su una squadra presa in corsa. Di conseguenza, anche secondo le quote calcio oggi presenti all’interno dei portali autorizzati come ad esempio Marathonbet, AdmiralBet o LeoVegas per citarne alcuni, il Bologna potrebbe prepotentemente tornare in corsa per le posizioni europee.
Sarebbe però riduttivo spiegare tutto attraverso la classifica. Il Bologna di Tedesco ha mostrato difficoltà più profonde: un'identità tattica rimasta indefinita, una costruzione spesso lenta, problemi nel valorizzare le caratteristiche dei singoli e un centrocampo che ha faticato ad accompagnare l'azione. Palladino eredita quindi una squadra in difficoltà, ma anche una rosa con caratteristiche che potrebbero adattarsi bene al suo calcio.
Un punto in quattro partite, ma il problema non era soltanto il risultato
Il dato più evidente è quello della classifica. Il Bologna ha iniziato il campionato perdendo contro Lazio e Atalanta, ha pareggiato 2-2 con il Sassuolo e successivamente è stato battuto 1-0 dal Napoli. Un solo punto nelle prime quattro giornate ha inevitabilmente aumentato la pressione su Tedesco.Eppure alcune prestazioni avevano offerto anche elementi incoraggianti. Dopo la sconfitta contro la Lazio, lo stesso allenatore aveva sottolineato come la squadra avesse creato occasioni sufficienti per ottenere qualcosa in più, ammettendo contemporaneamente la mancanza di continuità. Anche a Bergamo il Bologna aveva provato a controllare il pallone e costruire in maniera ragionata, riuscendo in diversi momenti a portare uomini nella metà campo dell'Atalanta.
Il problema è che questi segnali non sono mai diventati un'identità riconoscibile. La squadra alternava fasi di possesso a momenti di difficoltà nella progressione, senza riuscire a stabilire un meccanismo offensivo capace di ripetersi con continuità.
Un Bologna troppo lento nella costruzione
Una delle criticità maggiormente emerse durante la gestione Tedesco è stata la velocità della manovra. L'idea di partenza prevedeva un Bologna capace di avere il pallone, attirare la pressione avversaria e successivamente accelerare. Sul campo, però, la prima parte del piano funzionava più frequentemente della seconda.Contro l'Atalanta, per esempio, il Bologna ha mostrato un possesso paziente, cercando di far uscire gli avversari prima di trovare improvvise verticalizzazioni. Con il trascorrere delle partite, però, la costruzione è diventata sempre più prevedibile. Una delle criticità individuate riguarda proprio la lentezza nell'arrivare alla fase offensiva e nella conseguente leggibilità della manovra due dei problemi della squadra.
Ne derivava un paradosso: il Bologna poteva anche avere il controllo territoriale della partita senza riuscire a trasformarlo in un reale dominio offensivo. Quando gli avversari riuscivano a sistemarsi dietro la linea della palla, gli spazi diminuivano e diventava complicato trovare il passaggio capace di rompere la struttura difensiva.
La cessione di Freuler e il problema del centrocampo
Il mercato estivo ha certamente complicato il lavoro dell'allenatore. La squadra proveniva da un ciclo nel quale Remo Freuler rappresentava un riferimento fondamentale nella gestione del pallone, nelle distanze e nei tempi della pressione. La sua uscita, insieme ad altre partenze pesanti come quelle di Castro, Lucumí e Rowe, ha obbligato il Bologna a ricostruire parte della propria struttura. Tedesco non è riuscito a trovare rapidamente un nuovo equilibrio.Il centrocampo è apparso in diverse occasioni composto da giocatori capaci di garantire fisicità, inserimenti e intensità, ma meno efficace quando serviva verticalizzare rapidamente. Significativo il caso di Nikola Moro: contro il Sassuolo partì dalla panchina per entrare nell'intervallo, mentre contro il Napoli è stato nuovamente utilizzato soltanto nella seconda parte della gara.
La conseguenza è stata una squadra frequentemente costretta a sviluppare lateralmente. Lewis Ferguson e Tommaso Pobega possono dare molto attraverso corsa, pressione e capacità di riempire l'area, ma chiedere loro di diventare contemporaneamente il principale motore creativo della squadra rischia di limitarne le caratteristiche migliori.
Esterni e terzini utilizzati lontano dalle loro qualità migliori
Un'altra questione ha riguardato l'ampiezza. Il Bologna dispone di laterali con una naturale propensione offensiva e di esterni che possono diventare particolarmente pericolosi quando ricevono il pallone in posizione avanzata.Durante la gestione Tedesco, invece, gli equilibri richiesti hanno spesso obbligato le ali a un importante lavoro difensivo, mentre i terzini non sempre sono riusciti ad accompagnare l'azione con continuità. Anche questo elemento è stato indicato tra le ragioni della crisi tecnica: giocatori portati naturalmente a spingere sono stati frequentemente costretti a interpretare compiti più prudenti. L'assenza per infortunio di Riccardo Orsolini ha inoltre sottratto alla squadra uno dei giocatori più capaci di creare superiorità e produrre gol partendo dall'esterno.
Federico Bernardeschi, Nicolò Cambiaghi e gli altri interpreti offensivi hanno così dovuto alternare compiti di rifinitura, copertura e ampiezza senza che emergessero automatismi particolarmente consolidati.
Anche Tedesco aveva individuato i problemi
Le dichiarazioni dello stesso allenatore raccontano bene quanto alcune difficoltà fossero state comprese, ma non risolte in tempo. Dopo il pareggio contro il Sassuolo, Tedesco aveva parlato apertamente di una squadra troppo frettolosa nell'ultimo terzo di campo e della necessità di migliorare le marcature preventive.Sono due aspetti apparentemente opposti, ma collegati. Il Bologna arrivava lentamente nella zona offensiva per poi accelerare eccessivamente nel momento decisivo, perdendo qualità nell'ultima scelta. Quando il pallone veniva perso, inoltre, la disposizione preventiva non garantiva sempre una protezione adeguata dalle transizioni avversarie.
In sostanza mancava quella continuità tra costruzione, rifinitura e pressione immediata dopo la perdita del pallone che permette a una squadra aggressiva di mantenere il controllo della partita.
Palladino può partire da una struttura più verticale
È qui che l'arrivo di Raffaele Palladino può produrre una discontinuità significativa. Non necessariamente attraverso una rivoluzione immediata del modulo, quanto attraverso una diversa interpretazione degli spazi.Nelle esperienze precedenti Palladino ha dimostrato di non essere rigidamente legato a un solo sistema. Al Monza ha utilizzato frequentemente strutture con tre difensori e due esterni a tutta fascia; alla Fiorentina ha adattato maggiormente le proprie idee alle caratteristiche della rosa; all'Atalanta ha recuperato diversi principi della scuola gasperiniana, inserendoli però in un calcio meno esasperato nelle marcature individuali e più flessibile nella gestione del possesso.
È una caratteristica importante per questo Bologna. Palladino potrebbe alternare una difesa a tre e una linea a quattro oppure modificare la struttura durante la stessa partita, senza pretendere che il sistema iniziale rimanga identico nelle diverse fasi.
Più libertà per gli uomini offensivi
La prima missione sarà probabilmente quella di riportare i giocatori offensivi più vicino alla porta. Bernardeschi può muoversi tra fascia e zona centrale, Cambiaghi può sfruttare maggiormente la profondità e Orsolini, una volta recuperato, può tornare a ricevere in situazioni dalle quali puntare direttamente il difensore o attaccare l'area.Anche la presenza di centravanti differenti offre diverse soluzioni. Roberto Piccoli può garantire fisicità e pressione, mentre Artem Dovbyk rappresenta un riferimento più strutturato negli ultimi metri. Entrambi hanno segnato nel 2-2 contro il Sassuolo, un elemento che lo stesso Tedesco aveva indicato come uno dei pochi segnali positivi di quella partita.
Palladino dovrà soprattutto evitare di isolare il centravanti. Una maggiore occupazione dei mezzi spazi, con trequartisti o centrocampisti pronti ad accompagnare l'azione, potrebbe permettere al Bologna di portare più uomini vicino all'area senza affidarsi esclusivamente alle iniziative degli esterni.
Recuperare identità prima ancora dei punti
Palladino non eredita una situazione semplice. Il Bologna ha perso giocatori importanti rispetto alla stagione precedente e molti nuovi elementi devono ancora trovare definitivamente posizione, gerarchie e automatismi. Anche per questo attribuire tutte le difficoltà esclusivamente a Tedesco sarebbe una lettura incompleta.Il dato più significativo del breve ciclo del tecnico italo-tedesco resta però la mancata definizione di una squadra riconoscibile. Dopo quattro giornate erano ancora aperte troppe domande: come costruire, chi dovesse guidare il centrocampo, quanto avanzare con i terzini, come servire gli attaccanti e dove recuperare il pallone.
Tedesco ha lasciato una squadra che sembrava cercare contemporaneamente possesso, verticalità, prudenza e aggressività senza riuscire a scegliere definitivamente una strada. Palladino dovrà fare esattamente il contrario: semplificare, stabilire pochi principi riconoscibili e permettere al Bologna di tornare ad avere un'identità prima ancora che un nuovo modulo.
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