Atalanta, Gasperini: “Tra Gomez-Ilicic e un calciatore di 50 milioni di euro, scelgo i primi”

Il tecnico dei bergamaschi ha rilasciato una lunga intervista a Il Corriere dello Sport.

di Fabiola Graziano, @grazianofaby

Il calcio italiano è scosso, e lo è ancor di più dopo la positività di Daniele Rugani al tampone del Coronavirus e la necessaria quarantena per Juventus e Inter. L’emergenza non accenna a placarsi e dall’Italia si sta estendendo a tutto il mondo dello sport, vista anche la sospensione dell’NBA e della Liga, la quarantena obbligatoria del Real Madrid e il forfait della McLaren dal GP d’Australia a causa del contagio di uno dei membri del suo team. Ed è in questo clima di paura e incertezza sul futuro che si colloca la chiacchierata tra Gian Piero Gasperini e Il Corriere dello Sport, sulle cui colonne il tecnico dell’Atalanta – reduce dall’impresa di qualificazione ai quarti di Champions League – si è soffermato sull’attuale pandemia e sulle sue conseguenze, nonché sul valore inestimabile di Gomez e Ilicic.

LE DICHIARAZIONI DI GASPERINI

Tra Champions e Coronavirus:Dopo la trasferta con il Valencia ero cotto. Siamo tornati alle tre e mezza e mi sono subito reso conto di questa cosa. Siamo precipitati in una realtà che sapevamo essere terribile, ma non fino a questo punto. L’evoluzione da domenica è stata impressionante, terribile. Quattro giorni fa era un mondo, lunedì un altro, oggi un altro ancora. Il passaggio da Valencia ci avrà forse allontanati temporaneamente dalla realtà. Atterriamo lunedì in piena festa, celebrano l’arrivo della Primavera, fanno baldoria per una settimana, centocinquantamila persone in piazza, un’atmosfera che non riesco a descriverti. Un dirigente del Levante, un italiano, mi spiega che per i valenciani è il momento più importante dell’anno. Noi li guardavamo come fossero dei pazzi. Poi c’è stata la partita a porte chiuse, la soddisfazione del passaggio ai quarti, ma tutto è finito non appena abbiamo aperto gli occhi sull’Italia“.

Sul decreto governativo: “Oggi non sappiamo cosa fare. Vorremmo allenarci un po’. Non chiediamo tanto. I ragazzi sono disorientati. Ci dicono di stare in casa, di non uscire, non è semplice, ma ci adegueremo perché queste sono le direttive del governo. Come tutti, non abbiamo un’idea del futuro, solo incertezze. Sulla Serie A, sulle coppe. Si andrà avanti? Giocheremo ancora? Sappiamo solo che abbiamo superato il turno e che siamo messi bene in campionato. Per il resto viviamo sospesi. Il centro di Zingonia è chiuso: siamo in venti più lo staff, vorremmo fare due corse, una partitella. Naturalmente seguendo le indicazioni dei medici e rispettando il protocollo. ‘Troviamoci’, insistono i ragazzi. Ma troviamoci dove, se non è consentito? Nelle strade ci sono i posti di blocco e la percezione del dramma adesso è completa. Il Coronavirus è come la peste. La nostra vita è cambiata, la vita di tutti è cambiata. Un mondo rovesciato. Ho visto che hanno spostato le partite di Europa League, tra un po’ toccherà anche alla Champions, immagino. L’Italia è avanti di venti giorni rispetto ad altri Paesi, ma dubito che qualcuno possa azzardare delle previsioni sulla fine di quest’incubo. Per quel che ci riguarda, nel giro di poche ore siamo passati dalla gioia per aver realizzato una grande impresa alla consapevolezza di vivere qualcosa di inimmaginabile. Sento soltanto le sirene delle ambulanze. State a casa, state in famiglia, non uscite. E da queste parti, in Lombardia, siamo sufficientemente organizzati, pur se in difficoltà. Mi chiedo cosa potrebbe accadere a Roma, a Napoli”.

Sul prosieguo a porte chiuse: “Ci adatteremo, è la specialità di noi italiani. La vita prevale sullo sconforto. Siamo dentro un altro mondo, peggiorato di brutto. Questa però lasciamela dire: vuoi sapere cosa mi ha disturbato? Le solite banalità sul mondo del calcio, i privilegiati, i grossi guadagni, gli interessi da proteggere. Mi ha dato molto fastidio. Le parole del politico di turno che fa della demagogia l’unica forma di comunicazione. Avevo gradito quel passaggio del primo decreto che consentiva al calcio professionistico di proseguire a porte chiuse, perché la funzione sociale del calcio soprattutto in situazioni di emergenza è chiara. Quando siamo rientrati a Bergamo non c’erano tifosi ad attenderci, giustamente. Ma poi abbiamo ricevuto centinaia di attestati, messaggi di persone che per novanta minuti non hanno pensato che al pallone. Il calcio come antidepressivo, come forma di sopravvivenza, è così che lo considero. Le abitudini sono importanti, e non solo per noi italiani la visione di una partita, una parentesi di leggerezza, può risultare addirittura terapeutica. Hanno voluto dare un segnale forte, bah. Bisognava andare avanti con le porte chiuse, io la penso così”.

Tra Gomez e Ilicic: “Siamo un segnale di speranza. Ma io parto dal presupposto che più che sulle sottovalutazioni, oggi bisognerebbe puntare il dito sulle sopravvalutazioni di certi giocatori. Intendo dire che il valore economico di un calciatore non è direttamente proporzionale alla sua capacità di incidere sulla partita e di risolverla. Gomez e Ilicic, per via dell’età, potranno anche non avere un valore di mercato elevatissimo, ma se devo scegliere tra loro e un calciatore da 50 milioni di euro scelgo loro”.

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