Verona, alla scoperta di Juric: come cambia la squadra

Verona, alla scoperta di Juric: come cambia la squadra

Il tecnico croato vuole immediato riscatto dopo le precedenti esperienze a Genova non semplici. Juric è un allievo di Gasperini ma con notevoli differenze. Ecco come potrebbe cambiare la squadra tra idee tattiche e primi nomi di mercato

di Mario Ruggiero, @MarioRuggi

Dallo scorso 14 giugno il Verona ha un nuovo allenatore: l’ambizioso Ivan Juric, protagonista di tante battaglie dentro e fuori da campo a Genova, sponda rossoblu. Il tecnico croato ha scalzato il mister che ha sicuramente contribuito alla vittoria dei playoff di B, Alfredo Aglietti, firmando un contratto annuale con il sodalizio scaligero. Fedele allievo di Gasperini, paradossalmente il suo gioco è una versione più esasperata votata al pressing asfissiante. Nella città di Romeo e Giulietta si cambierà registro totalmente, rispetto a quanto visto negli scorsi anni: a partire dalla difesa a 3 per proseguire alla ricerca di un gioco propositivo molto intenso, sicuramente non compassato come quello preteso e realizzato da Grosso.

L’ASPETTO TATTICO3-4-1-2 o semplicemente 3-4-3 o un più equilibrato 3-5-2 questi gli abiti su misura decisi dal tecnico del Verona per puntare alla salvezza. Rispetto al maestro Gasperini, Juric è sicuramente meno integralista e si affida spesso alla ricerca della costruzione di gioco sin dai “tre” dietro, permettendo l’arretramento del play che viene, appunto, difeso dai tre centrali nella prima fase di sviluppo della manovra. Il tecnico di Spalato non ama un possesso palla fine a se stesso, ma chiede ai suoi uomini la ricerca immediata della profondità. In fase difensiva. invece, l’idea è quella di riconquistare palla il più avanti possibile tramite un pressing asfissiante: la riconquista della sfera può dare una duplice funzione. Qualora avvenisse sulla trequarti avversaria, la giocata successiva è rivolta alla ricerca della verticalità; viceversa, dovesse la sua squadra recuperare il possesso nella propria metà campo si cerca il consolidamento della manovra, fatto, tuttavia, ad alto ritmo fino a quando non si trova la disponibilità di attaccare la profondità in una zona del rettangolo di gioco.

In fase di non possesso il riferimento è l’uomo più che la posizione della palla. Da qui la richiesta di aggressività e la costante ricerca dell’uno contro uno in fase difensiva (Gasperini docet). La squadra deve difendere in avanti prestando al contempo massima attenzione alle coperture preventive. Una filosofia di gioco dispendiosa, con la società che dovrà, dunque, ricercare elementi in grado di assorbire le linee guida del tecnico: fondamentale il lavoro degli esterni (bassi ed alti) oltre allo spirito di sacrificio della punta che dovrà fungere da raccordo tra i reparti di centrocampo ed attacco. Senza queste precise indicazioni, dunque, difficilmente si potrà andare lontano.

I GIOCATORI PRESCELTI – È ancora presto per stabilire delle gerarchie. Molto, chiaramente, dipenderà dal mercato in entrata che effettuerà la società scaligera e che dovrà, giocoforza, puntare su elementi, innanzitutto, di categoria (il salto dalla B alla A ha dimostrato come le squadre debbano essere ben rinforzate), ma soprattutto utili alle idee di gioco del tecnico croato, di certo particolari e complesse rispetto alla grande maggioranza degli allenatori.

Proprio dalla nazione nativa del mister gialloblu, per la precisione dalla Dinamo Zagabria, arriva il primo tassello del Verona 2019-2020: il difensore kosovaro-albanese Amir Rrahmani. Si tratta di un centrale prestante, voluto fortemente da Juric. Alto 1,92, Rrahmani è forte di testa, ma è ancora senza esperienza in un campionato difficile come quello italiano. Non si è ancora concretizzato, invece, l’affare Sprocati. L’esterno è stato bloccato dal Parma che non ha nessuna intenzione di cedere in prestito il giocatore.

Come detto in precedenza, il Verona deve attrezzarsi in ogni reparto se vuole avere qualche chance di salvezza. E deve farlo con giocatori di categoria e non solo su scommesse. A centrocampo, ad esempio, servono calciatori di fisicità, esperienza e gamba: alla Luca Rigoni, ad esempio, giocatore che Juric ha avuto al Genoa. Zaccagni, calciatore protagonista della cavalcata vincente in A, sicuramente troverà spazio. Per il gioco del tecnico croato potrebbe avere qualche maggiore chance di utilizzo Marrone, difensore centrale tecnico, pesce fuor d’acqua nella difesa a 4, nettamente a più agio in una retroguardia a 3; mentre sarà indispensabile acquistare giocatori forti sulle fasce, dove è necessario avere titolari e ricambi di pari livello.

Faraoni e Vitale, arrivati a gennaio e che ben hanno fatto in terra scaligera, resteranno ma per essere competitivi servono anche qui altri due innesti di un certo spessore. Infine, il “nodo” dell’attacco. Per salvarsi servono i gol di un bomber (anzi, vedendo la buona stagione di Caputo potrebbero non bastare, ndr) certamente, ma il prototipo dell’attaccante scelto da Juric deve essere molto generoso, abile a fare da raccordo tra i reparti, a gettare il cuore oltre l’ostacolo. Di Carmine e Pazzini dovrebbero rimanere, ma non è escluso che la situazione possa cambiare da un momento all’altro, con la cessione di uno dei due. In entrata i profili che piacciono sono quelli di Lapadula, Cornelius (attaccante danese che rientra all’Atalanta) e Mancuso (scommessa giovane, attaccante che ben sta facendo a Pescara).

Difficilmente, infine, il Verona punterà in A sui seguenti calciatori che troveranno sicuramente spazio altrove: a partire dai difensori Almici, Balkovec ed Empereur fino al centrocampista Danzi agli esterni d’attacco come il coreano LeeRagusaDi Gaudio, ed infine l’attaccante Cissè, di rientro dal Carpi, retrocesso in Serie C.

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