Napoli, Mertens: quando il goal non è garanzia di titolarità

Napoli, Mertens: quando il goal non è garanzia di titolarità

Il ballottaggio tra Mertens e Milik è un rebus che i tanti fantallenatori sono costretti ad affrontare ogni giornata. Ma l’unico che sembra aver le idee chiare è Carlo Ancelotti: non esiste il titolare!

di Matteo Previderio

In Premier lo cercavano e in Cina lo sognavano. L’estate di Mertens è stata senza alcun dubbio movimentata, almeno fino alla famosa chiamata di Carlo Ancelotti, che tra elogi e certezze sul futuro, lo metteva al centro del proprio progetto. Eppure, dopo appena 13 partite ufficiali tra Campionato e Champions League, condite da 5 gol e 2 assist, l’umore dell’attaccante belga non sembra essere dei migliori. A dire il vero, il centravanti classe 1987 non ha mai alzato i toni, evitando polemiche che potessero destabilizzare uno spogliatoio più che unito, ma spesso gli sguardi o le piccole frecciatine valgono più di mille parole. Perché fondamentalmente, a Mertens, le 7 panchine riservate in queste prime 13 gare, pesano eccome.

MERTENS, DA SARRI AD ANCELOTTI

Sarri e Ancelotti sono due allenatori esperti, ma diversi tra di loro. Il triennio con Maurizio Sarri è stato caratterizzato dalle sue idee di gestione della rosa, e non solo in quella di Mertens. Infatti, spesso e volentieri, il tecnico napoletano è stato criticato per non aver sfruttato totalmente l’intera rosa a sua disposizione, puntando quasi sempre sui soliti 12/13 giocatori.

Nella prima stagione al Napoli, ovvero quella del 2015/2016, Mertens ha pagato in termini di presenze e gol, l’alternanza con Insigne. Infatti, in 38 giornate di Campionato, il belga partì titolare solo in 6 occasioni, subentrando invece in ben 27 partite. In quell’anno, realizzò appena 5 gol e 5 assist.

Nel Campionato 2016/2017, l’alternanza con Lorenzo Insigne è rimasta, almeno fino al grave infortunio di Milik, che “ha obbligato” Sarri ad affidarsi ad un nuovo Mertens, e cioè nel ruolo di prima punta. La scelta si è rivelata vincente, perché da quel momento in poi Dries ha collezionato una serie impressionante di partite da titolare, chiudendo la stagione con 35 presenze, di cui 28 da titolare, condite da 28 gol e 11 assist. 

La stagione seguente, ovvero l’ultima di Sarri, era complicato ripetersi per il “nuovo centravanti” del Napoli, che nonostante tutto non ha avuto rivali interni nel suo ruolo, giocando 35 partite da titolare su 38 e realizzando 18 gol e 6 assist.

Quindi, possiamo senz’altro dire che, anche in termini fantacalcistici, la gestione Sarri dava più certezze sui giocatori da mettere in campo. Viceversa, Ancelotti, pare aver in mente di sfruttare tutti i giocatori a propria disposizione, alternando spesso e volentieri i suoi uomini e soprattutto, senza dare la certezza della titolarità a nessuno.

MERTENS – MILIK, PER ANCELOTTI IL TITOLARE NON ESISTE

Ibrahimovic, Drogba, Lewandovski e Shevchenko sono solo alcuni dei grandi attaccanti allenati da Ancelotti. Possiamo sostenere che, al di là delle caratteristiche diverse fra loro, nessuno tra questi si avvicina minimamente a Mertens, bensì Milik sembra rispecchiare l’idea che ha il tecnico di un centravanti.

In questa stagione, nonostante i numeri parlino di una differenza minima, Milik, tra Campionato e Champions è partito titolare 8 volte su 13 partite, realizzando 3 gol in Serie A, e restando a secco − per ora − in Champions. Mentre Mertens, rispetto al collega polacco, è stato scelto nell’undici titolare solo 6 volte, subentrando dalla panchina in ben 7 partite, garantendo tuttavia un maggior numero di gol, come scritto precedentemente.

Dunque, conoscendo e analizzando la gestione della rosa di Carlo Ancelotti, pensiamo che questo ballottaggio possa accompagnare il Napoli e i tanti fantallenatori per tutto il Campionato. Anche avere entrambi renderebbe la gestione complicata, ma il consiglio, titolarità o no, è quello di schierare sempre e comunque gli attaccanti del Napoli, perché specialmente Mertens ha dimostrato di saper essere decisivo anche a partita in corso.

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