La metamorfosi della punta: Andrea Petagna

Intervistato da “La Gazzetta dello Sport” il giovane attaccante italiano racconta del suo ultimo anno a Bergamo, della sua ascesa fra le fila atalantine e di come sia cambiato con mister Gasperini.

di Giovanni Sichel, @SichelGiovanni

Andrea Petagna da ormai un anno a questa parte, è un giocatore imprescindibile per Gian Piero Gasperini e la dea che dovranno affrontare tre partite certamente non facili in sette giorni contro Fiorentina, Lione e Juventus. Complice anche la non perfetta condizione fisica del danese Cornelius, arrivato in estate per sostituire Paloschi, non ci sarà probabilmente la possibilità di rifiatare per la punta di Trieste, eppure questo non sembra scalfirlo. È sembrato evidente, in queste prime giornate, che la punta prediletta di mister Gasperini, in quest’ultima estate, sia maturato molto e che oltre al solito gioco per i compagni e per la squadra ci sia una grinta ed una cattiveria sotto porta che prima latitava.

LA METAMORFOSI DEL NUMERO 29

Quando gli chiedono cosa sia cambiato lui risponde: «Sono sempre Andrea, lo stesso» e sulla questione dello scarso rendimento sotto porta aggiunge: «Sarà, ma queste cose riguardano tanto voi giornalisti. Voi insistete con questa storia dei gol. Ma le critiche mi scivolano addosso.», ma la sua metamorfosi è evidente rispetto alla parte finale della scorsa stagione con la Dea e non riguarda solo il suo ritrovato feeling con il gol, ma è proprio nel suo atteggiamento dentro l’area. Perché Andrea Petagna ha da sempre mostrato doti fisiche eccezionali, la capacità di proteggere il pallone da vero centravanti di stazza e la capacità di far muovere a vuoto le difese avversarie come solo pochi altri, in Serie A, oggi, riescono a fare. Quello che gli è, però, sempre stato criticato, da tifosi e giornalisti, è la mancanza di quella cattiveria agonistica prerogativa del vero numero (2)9. Eppure nel gol segnato contro il Crotone si è vista una velocità d’inserimento, una capacità di anticipare tutti gli avversari e quella fame di gol che sembravano non appartenergli. A lui però sembra interessare poco quest’aspetto: «Io sono sempre lo stesso e l’allenatore è contento così. Vuole grinta, assist, impegno. Mi chiede di attaccare il primo palo, è un tasto su cui insiste tanto perché noi curiamo davvero tutti i minimi dettagli. Lavoriamo bene. E lui mi dà fiducia. Giocare con due campioni come Gomez e Ilicic rende le cose più facili. Ma il mio motto è cercare di migliorarmi sempre e per arrivare a questo devo lavorare, lavorare, lavorare

LA METAMORFOSI AL FANTACALCIO

Quali saranno gli effetti fantacalcistici di questa metamorfosi? Se, effettivamente, il numero 29 si confermerà il giocatore visto nelle ultime due uscite, gli effetti potrebbero risultare a dir poco impressionanti. Un attaccante che con 33 presenze, soltanto 5 reti e 5 assist ha ottenuto a fine stagione una media voto pari a 6,32 ed una fantamedia che sfiora il 7, se trovasse più spesso la via del gol, potrebbe realmente candidarsi per diventare uno dei top del reparto offensivo in questa Serie A 2017/2018 e per un posto nella nazionale ai futuri mondiali. In questa stagione ha già timbrato il cartellino due volte e la fantamedia è a 7.4, dunque le possibilità che ha di superarsi sono tante. Adesso sta a lui dimostrare quanto matura sia questa metamorfosi.

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