La coscienza di Dzeko

La coscienza di Dzeko

Una trattativa lunga una vita: quando il calciomercato è una malattia

di Nicolò Premoli, @NicoloPremoli

«Non abbiamo ricevuto alcuna offerta dal Fenerbahçe ma l’anno scorso Roberto Mancini lo voleva al Galatasaray. Dzeko ha 28 anni e vuole giocare nelle squadre più prestigiose d’Europa. Non dovesse restare al Manchester City preferirebbe grandi club come la Juventus o l’Atletico Madrid» (Irfan Radzipegic, agente di Dzeko, 5 febbraio 2015)

Vi sarà capitato di leggere (con qualche spinta della vostra prof di italiano, naturalmente) quel simpatico mattone di Italo Svevo, quel romanzo che ha per protagonista tale Zeno Cosini. I tempi del liceo sono ormai lontani ma ricordo ancora nitidamente del vizio del protagonista. Quelle sigarette dalle quali Zeno proprio non voleva separarsi. Un vizio ai confini del nevrotico. Rimanda, rimanda e ancora rimanda. E quell’ultima sigaretta è soltanto la prima di una lunga serie.

Una malattia chiamata calciomercato

Dzeko non fuma, guai se lo facesse. Di attaccanti con il vizio della  paglia c’era un certo Dario Hubner, ma la sua generazione è semplicemente un’altra storia. Oggi gli attaccanti – e non solo loro – hanno vizi ben più carnali. E i giornalisti seguono talvolta più le loro scorribande con la bionda o la mora di turno che la media realizzativa. Arrivata l’estate giornalisti sportivi e tifosi si ammalano di calciomercato: una malattia che prende pieghe incredibili se il protagonista è Edin Dzeko, l’attaccante che ogni estate viene accostato ad una squadra italiana.

Lucio alla Juventus. Ah no, scusate, ci siamo sbagliati

Ricordare quale sia stata la prima sessione di calciomercato in cui fu fatto il nome di Dzeko è difficile. Forse il 2011, comunque qualche stagione fa. L’attaccante bosniaco era ancora al Wolfsburg e, come il povero Zeno Cosini, per i giornalisti in Germania non stava bene, aveva bisogno di una nuova squadra. Quale maggior indiziata se non la Juventus? Evidentemente la terra tedesca proprio non porta fortuna al calciomercato e alla Vecchia Signora: basti pensare al titolone «Juve: preso Lucio» di ormai una decina di anni fa. Lucio a Torino si è visto solo con la maglia nerazzurra. Ovviamente come avversario.

Ok, è Tuttosport. Ma questa cosa è andata avanti per anni e anni
OK, è Tuttosport. Ma questa cosa è andata avanti per anni e anni (si noti anche Gastaldello)

Finalmente Dzeko? Diciamo di sì ma non troppo forte

Ho davvero perso il conto di quante volte servizi di questa o quell’altra televisione hanno parlato del bosniaco. Quello di Dzeko è un nome che ricorre nei sogni di mercato di ogni fantacalcista, il nome di un bomber che potrebbe fare davvero la differenza. Tutti hanno fatto la corte ad Edin, forse anche inconsapevolmente. Lo stesso giocatore probabilmente si è fatto delle grasse risate negli ultimi quattro anni. Ultima arrivata nel passo a due con l’attaccante è stata la Roma che da almeno due mesi viene spacciata come destinazione. Ufficiale da almeno un paio di mesi come nella tradizione delle notizie di calciomercato sul bosniaco.

Dzeko-tweet
Sì, ce l’abbiamo fatta. Nonostante questo tweet sia scomparso
Nella giornata di sabato lo stesso attaccante ha prima ritwittato e poi cancellato un breve post dove si dava per fatto il passaggio nella squadra capitolina. Forse nemmeno lui ci crede più ma questa – lo dico sottovoce – è la volta buona. Proprio ora che tutti stanno stappando lo champagne preparandosi a scannarsi all’asta, Boniek sostiene che alla Roma non serve Dzeko. «E’ consumato», dice. E magari ha pure ragione ma forse forse di più consumato c’è il mercato che vive di grida, sussurri e voci montate ad arte. E, davanti al calciomercato, non c’è proprio psicanalisi che tenga.

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