Analisi sul nuovo titolare della mediana del Genoa

Nato Facundo Alberto anche se per tutti è solo Tino. Un nomignolo che il giocatore eredita da Faustino - personaggio di una telenovela argentina - e che ben presto la madre accorcerà per l'appunto in «Tino». Da piccolo si diverte a giocare per strada con i suoi amici e a dare i primi calci al pallone ne La Terraza, piccolo club di Las Flores, sobborgo di Buenos Aires in cui la famiglia Costa vive. Ma Tino dovrà girovagare parecchio prima di trovare la sua consacrazione. TitolaritàOttimo SaluteDiscreto BonusBuono No MalusDiscreto Lega a 8: 6° slot Lega a 10: 4° slot

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Tino Costa: l'emigrante del gol

Gauadalupa: è qui che inizia la storia del nostro protagonista. Con l'aiuto di un amico di famiglia a 16 anni Tino va a giocare nel Racing Club Basse-Terre, club amateur dell'isola delle Piccole Antille. Casa è lontana ma lui è partito all'inseguimento del suo sogno, cioè tornare da calciatore affermato in Argentina. Magari al San Lorenzo, squadra di cui il padre è un tifoso sfegatato. In Guadalupa resta quattro anni anche se per lui è il trampolino per l'Europa. Da lì si trasferisce in Francia, prima a Parigi con il Racing Paris dopodiché al Pau e la stagione successiva al FC Sète, terza divisione transalpina. La promozione arriva però con il Montpellier, compagine in cui sarà un giocatore chiave.

Porte aperte all'Europa

Sbarca in Ligue 1 col Montpellier. Dopo gli allenamenti si ferma a tirare punizioni da ogni angolazione. Primo gol, secondo gol, terzo gol. Un collaboratore tecnico lo nota e ne informa subito l'allenatore: Tino Costa da quel momento diventa il tiratore scelto per i calci di punizione della squadra (inutile dire che farà gol allo Strasburgo proprio nell'ultima partita decisiva per la promozione nella massima divisione francese). Il Montpellier chiude la sua prima stagione in Ligue 1 al quinto posto con in tasca un biglietto per l'Europa League. Ma per Tino è arrivato il momento tanto agognato: per lui c'è il Valencia, la Spagna e il palcoscenico della Champions League. Proprio in Champions segna il suo primo e indimenticabile gol - e che gol - con la maglia dei valenciani nella vittoria per 4-1 sui turchi del Bursaspor. L'allenatore Unai Emery da quel momento lo schiera sempre e lui ne ricambia la gratitudine segnando gol - ovviamente con le amate punizioni - e rendendosi protagonista nei tre anni al Mestalla idolatrato da tutta la tifoseria.

Il grande freddo

Nel 2012 Emery ha accettato la corte dei russi dello Spartak Mosca anche se la sua avventura durerà giusto un paio di mesi e poi sarà cacciato. Troppo poco tempo per poter riabbracciare Tino Costa, che invece inizia la sua campagna di Russia allo Spartak nell'estate del 2013. 31 presenze e 3 gol soli prima che Murat Yakin, nuova guida tecnica dei russi, lo spedisca tra le riserve. Sarà il freddo, sarà che la pazienza è finita ma per Tino è già arrivato il momento di fare la valigia. Nella sua nuova avventura c'è l'Italia e il Genoa di Preziosi. I rossoblù sono riusciti a sferrare l'attacco decisivo per portare a casa l'argentino nella finestra invernale del calciomercato.

Il Genoa scommette su Tino Costa

Costa arriva a Genova in prestito per 18 mesi (1 anno e mezzo) e a giugno 2016 il club di Preziosi dovrà capire se riscattarlo o meno dallo Spartak Mosca. Nei suoi primi mesi italiani l'argentino è stato perseguitato dalla sfortuna e dagli infortuni, anche a causa del periodo di inattività passato in Russia. Nei 254 minuti giocati però sono arrivati due gol (la doppietta al Torino), uno dei quali, manco a dirlo, su punizione. A Gasperini piace molto e Tino - piedi eleganti e muso duro che non guasta - è consapevole di avere in mano le chiavi del centrocampo rossoblù dopo la partenza di Bertolacci. Senza contare che dal suo potente mancino possono arrivare bonus pesanti. Chissà che il Grifone non rilanci anche lui dopo Perotti...

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