Fantamondiale Russia 2018: la scheda del Giappone

Fantamondiale Russia 2018: la scheda del Giappone

Il Giappone è inserito in un girone senza un chiaro favorito: quindi, ogni partita sarà potenzialmente decisiva per il passaggio del turno.

di Francesco Spadano, @francespadano

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Per il Giappone è la sesta partecipazione consecutiva ad una fase finale del Mondiale, ma nonostante il buon lavoro svolto da Valid Halilhodzic durante il girone di qualificazione, chiuso con 7 vittorie ed 1 pareggio su 8 incontri disputati, a guidare i Samurai Blue in Russia sarà Akira Nishino, subentrato solo lo scorso aprile all’allenatore franco-bosniaco. La scelta della Japan Football Association ha sorpreso un po’ tutti, presa ufficialmente per mancanza di “fiducia e comunicazione”, dopo una serie di risultati deludenti negli ultimi test, tra cui la sconfitta con l’Ucraina ed il sofferto pareggio con il Mali. L’attuale CT in realtà non è un volto nuovo: già direttore tecnico della Nazionale maggiore dal 2016, è divenuto famoso ancor prima alla guida della Nazionale Under 23, quando alle Olimpiadi del 1996 ottenne lo storico successo per 1-0 sul Brasile di Ronaldo, Dida e Roberto Carlos, anche se non bastò per andare oltre il primo turno. Nel mezzo, una lunga carriera nella J-League, dove i migliori risultati li ha raggiunti sulla panchina del Gamba Osaka con cui ha vinto 1 titolo, 2 Coppe ed una 1 Supercoppa nazionale, oltre ad 1 AFC Champions League.

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La probabile formazione (4-2-3-1): Kawashima; H.Sakai, Makino, Yoshida, Nagatomo; Hasabe, Oshima; Usami, Kagawa, Honda; Okazaki.

I moduli con cui cercherà di passare il turno nel girone H, dove dovrà vedersela contro Colombia, Senegal e Polonia, sono principalmente due. Il primo è lo stesso imposto dai suoi predecessori, il 4-2-3-1, con cui Halilhodzic ha dominato il girone di qualificazione. L’altro è un più solido 3-4-2-1, che non è ben visto dalla stampa locale ma sembra essere quello più probabile per la partita d’esordio contro i sudamericani (già affrontati nel primo turno dello scorso Mondiale in Brasile). 

Il cambio tattico tra le due formazioni prevede la retrocessione di capitan Hasebe sulla linea dei difensori, l’avanzamento dei due terzini, con Nagatomo che sarà comunque sicuro di presidiare la sinistra, mentre sulla destra aumenterebbero le possibilità di Haraguchi a discapito di Sakai, e l’inserimento di uno tra Shibasaki o Yamaguchi a centrocampo al posto di uno tra Usami o KagawaIn entrambi i casi Honda sarà sicuramente in campo, mentre al centro dell’attacco Okazaki, completamente ristabilito dopo l’infortunio alla caviglia, resta comunque in vantaggio sulla concorrenza di Osako.

Se sul piano tecnico il Giappone, Nazionale più titolata dell’Asian Football Confederation, continua a mostrare grandi segni di avanzamento, su quello tattico restano ancora delle perplessità. Nonostante una rosa esperta, composta da 14 titolari o quasi di squadre dei maggiori campionati europei, di cui 10 già presenti in Brasile (11 con il “messicano” Honda), sul campo la squadra è troppo indisciplinata, sia nella fase di non possesso che durante l’impostazione dell’azione, fatto dovuto principalmente all’assenza di un vero metronomo.

I punti di forza sono invece la rapidità e l’agonismo che Mr. Nishino può permettersi di tenere sempre ad alto ritmo grazie alla numerosa batteria di ali e trequartisti a sua disposizione. Non dovremo stupirci, perciò, se verrà fatto ampio turnover nelle tre partite del girone di qualificazione. Lo stesso Kagawa, vera e propria star della squadra nipponica, potrebbe partire dalla panchina per subentrare nella ripresa e dare forze fresche all’attacco.

Sono pochi gli imprescindibili di questa squadra. Su tutti capitan Hasebe, tanto cuore e tanta grinta, ma non proprio il massimo come schermo ai due centrali, tra cui il vice capitano Yoshida, altro punto fermo della squadra insieme allo storico portiere Kawashima.

Per tutte queste ragioni l’impressione è che il Giappone potrebbe farci divertire molto, con gare aperte e ricche di goal, sperando che raggiunga l’obiettivo dichiarato da Nishino-san: ottenere punti in tutte e tre le partite per proseguire il più a lungo possibile la sua avventura in terra russa.

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Makino 60% – Shoji 20% – Ueda 20%

H.Sakai 50% – Haraguchi 30% – G.Sakai 20%

Oshima 60% – Yamaguchi 20% – Shibasaki 20%

Kagawa 70% – Usami 45% – Inui 35% – Shibasaki 25% – Yamaguchi 25% per due posti; con uno tra Shibasaki o Yamaguchi il modulo diventa 3-4-2-1.

Okazaki 70% – Osako 30%

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Kagawa: se mai vi capiterà di parlare di calcio con un giapponese, i nomi che usciranno fuori sempre e comunque saranno due, Hidetoshi Nakata e Shinji Kagawa. Il folletto di Kobe, città che da poco ha accolto una star mondiale come Andres Iniesta, è stato eletto ambasciatore giapponese nel calcio europeo sin dal suo primo anno con la maglia del Borussia Dortmund. Oggi la sua carriera sembra in fase calante, al centro di rumors di mercato che lo vorrebbero di nuovo in Premier (Everton e West Ham le più interessate): viene da un anno di alti e bassi sia con il suo club che in Nazionale, condizionato da un infortunio alla caviglia che l’ha costretto a saltare diverse partite da febbraio ad aprile. Eppure non sono mancati i gol (6) e gli assist (7) nelle 27 presenze collezionate, così come non mancheranno le aspettative del suo popolo, che lo continua a considerare, a ragione, il giocatore più forte a disposizione di Nishino. Il tecnico potrebbe dosarlo, facendolo subentrare nella ripresa per ravvivare la manovra offensiva, ma anche partendo dalla panchina resta il più temuto dagli avversari, pericoloso sia dentro che fuori area e sempre in grado di mandare a rete i compagni.

Honda: si gioca con Kagawa la palma di giocatore più rappresentativo della Nazionale nipponica. Ma se il suo look è appariscente al contrario non lo è la sua carriera, che dopo il mezzo flop incassato al Milan l’ha visto emigrare nella Liga Messicana. Nonostante non abbia alle spalle i successi di Kagawa o di Okazaki, il suo score in Nazionale è di tutto rispetto (36 goal in 94 presenze), ed essendo l’unico mancino naturale in squadra nonché uno dei più “tosti” fisicamente e caratterialmente, è il trequartista più sicuro del posto nell’undici iniziale. Rigorista, il suo sinistro è una delle armi più affilate tra gli avanti nipponici, specie per le punizioni, sia quelle tese (mukaiten) che quelle ad effetto (kaiten), suoi segni distintivi insieme al capello biondo, i vestiti costosi e gli immancabili occhialoni da aviatore.

Nagatomo: strano vederlo in “verde”, ma se l’è meritato sul campo. Dopo un buon avvio in maglia nerazzurra ed il successivo allontanamento, ha chiuso la stagione conquistando compagni, tifosi e titolo nazionale al Galatasaray. In Turchia non ha saltato un minuto, impreziosendo il suo apporto alla causa con 3 assist. Con Halilhodzic era a rischio convocazione, o comunque minutaggio, mentre Nishino sembra puntare forte sulla sua esperienza, anche perché l’unica alternativa a sinistra sarebbe lo spostamento di Makino o l’adattamento di uno dei due Sakai. Nel 3-4-2-1 è anche più appetibile e può farvi sperare in qualcosa in più oltre il voto.

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Kawashima: insieme ad Hasebe, rappresenta lo zoccolo duro dei Samurai Blue. Come il capitano, anche lui è al terzo mondiale in carriera, ma da quello del Brasile ad oggi la sua storia europea è stata una parabola discendente passata per lo più in panchina, prima allo Standard Liegi, poi al Dundee ed infine al Metz, dove solo quest’anno ha ripreso a giocare con continuità subendo però una valanga di gol (60 in 30 presenze). Anche se in Giappone è un’istituzione, considerato un duro dal cuore impavido secondo solo ad Hasebe, è davvero troppo poco per poterci puntare.

Hasebe: capitano dal cuore d’acciaio molto duttile (può ricoprire tutti i ruoli in difesa e a centrocampo) e rude quanto basta. Da dieci anni vive in Germania, dove al primo anno ha portato a casa il titolo nazionale con la maglia del Wolfsburg. Oggi è uno dei punti fermi e vice capitano del Eintracht Francoforte, con cui quest’anno ha conquistato una storica Coppa di Germania battendo in finale la corazzata Bayern. Eppure la sua stagione non è stata delle migliori: tanti guai fisici ed un brutto episodio che gli ha fatto saltare gli ultimi tre turni per squalifica. Fantacalcisticamente non è il miglior acquisto da fare a centrocampo. Oltre a rischiare di finire sulla linea difensiva, il suo apporto si limita ai cartellini e ai voti (bassi). I gol arrivano, però, con il contagocce (2 in 109 presenze con la maglia blu).

Difensori centrali: la mediana giapponese è senz’altro il punto più debole della squadra. Assenza di qualità e fisico leggero si traducono in difficoltà nell’impostazione dell’azione e nel fare filtro alla difesa. Da qui il consiglio di evitare i centrali nipponici, che oltre ad avere poco supporto dai centrocampisti, tra tutti i ruoli sono quelli più poveri di esperienza internazionale. Makino è il più anziano, cresciuto nel Urawa Reds, una delle squadre più titolate del Giappone, da cui si è allontanato solo un anno per una breve e deludente esperienza al Colonia. Shoji ed Ueda sono il nuovo che avanza, entrambi considerati i più promettenti centrali della J-League, ma ancora tutti da testare ad alti livelli. L’altro panchinaro, Endo, è il compagno di reparto di Makino ai Reds ed il maggiore indiziato a coprire eventuali defezioni di Yoshida. Capitolo a parte per quest’ultimo, sicuramente il più appetibile di tutto il pacchetto, nonché l’unico a giocare stabilmente in Europa da parecchi anni. Andato prima a fare gavetta in Erdivisie, con la maglia del Venlo, e passato poi in Premier League, dove da sei anni è uno dei pilastri del Southampton. Buono per completare il vostro reparto e per avere un voto certo.

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H. Sakai: se dai centrali è meglio stare alla larga, tra i difensori laterali c’è qualcosa di interessante. Detto di Nagatomo, merita una menzione speciale anche il collega della fascia opposta. Nonostante la concorrenza, Hiroki Sakai è una scommessa sfiziosa. Dopo più di 100 presenze in Bundesliga con la maglia dell’Hannover, è sbarcato in Ligue 1, dove è diventato uno dei punti fermi dell’OM. Quella appena conclusa è stata una delle sue migliori stagioni, con l’unico rammarico di aver saltato la finale di Europa League contro l’Atletico Madrid perché non al meglio dopo l’infortunio al ginocchio. Ora è completamente ristabilito e, anche se c’è il rischio di restare fuori per far spazio ad un esterno più puro come Haraguchi, resta comunque il più probabile sulla destra, bravo negli inserimenti e capace di portare assist sia dal suo lato che da quello opposto.

Okazaki: per imprese calcistiche chiedere a lui, uno dei giocatori più importanti della selezione nipponica. Arrivato tardi in Europa, ha comunque avuto il tempo di diventare il giocatore giapponese più prolifico nella storia della Bundes. In Premier, come accennato, ha ottenuto la soddisfazione maggiore in carriera, contribuendo in modo significativo alla favola del Leicester City di Ranieri e finendo perfino tra i candidati al Pallone d’Oro del 2015. Non è propriamente un bomberone dal fisico imponente (alto 1,75 per 78 kg di peso), può ricoprire sia il ruolo di seconda punta che di ala e vede molto bene la porta: è il “Blue” con il maggior numero di reti segnate (50 in 112 presenze di cui uno fatto proprio alla Colombia nel Mondiale del 2014), e il terzo nella classifica marcatori di tutti i tempi. Viene da un brutto infortunio alla caviglia, che l’ha costretto a saltare gli ultimi due mesi della stagione, ma anche quest’anno ha fatto il suo per la causa dei Foxes, oltre ad aver sfidato in un programma TV sua maestà Neymar.

Usami: considerato uno dei migliori Millennial del calcio giapponese, ha alle spalle già diversi successi e record personali, su tutti quello di essere il primo, e finora unico, giocatore giapponese ad aver partecipato ad una finale di Champions League, seppure in questa competizione può vantare appena 9 minuti giocati contro il Manchester City. Cresciuto nel Gamba Osaka, scovato e preso in prestito dal Bayern Monaco nel 2012, non ha prolungato la sua permanenza in Germania, rimandandola al 2016 quando sarà l’Augusta a puntare su di lui. In Giappone ha vinto praticamente tutto, compreso il titolo di capocannoniere per due anni consecutivi. Nonostante un fisico leggero, infatti, può ricoprire tutti i ruoli in attacco, punta centrale compresa. Usa bene entrambi i piedi ed anche la personalità non sembra mancargli. L’unica pecca è che la concorrenza ci sarà e sarà serrata: Nishino è stato chiaro sul voler puntare sull’esperienza della sua rosa (Inui), ma preso al minimo potrebbe essere la vostra scommessa in blu.

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