Il Napoli alla ricerca di se stesso

Il Napoli alla ricerca di se stesso

Il Napoli subisce troppe reti e ne segna poche (rispetto allo scorso anno). Ancelotti pensa quindi ad un leggero cambio modulo per rendere più prolifico l’attacco.

di Patrizia Monaco
Napoli Ancelotti 2018

Nel calcio, così come in altri contesti della vita, anche i migliori possono sbagliare. Se un secolo fa i giornali raccontavano la tragedia del Titanic, una nave che fino a poco prima veniva considerata inaffondabile, oggi le prime pagine delle testate sportive si riempiono di analisi relative ad una macchina che sembrava perfetta ma che invece adesso inizia a scricchiolare e perdere pezzi. Ci riferiamo al Napoli di Carlo Ancelotti, “creatura” su cui tutti noi abbiamo puntato gli occhi a partire da questa estate, fantasticando su come il tecnico di Reggiolo potesse finalmente colmare quelle lacune che negli ultimi anni hanno portato gli azzurri soltanto a sfiorare il trionfo.

Se in Italia c’è chi dichiara che la Juventus dovrebbe giocare un campionato a parte, non dimentichiamoci che lo scorso anno il Napoli arrivò soltanto a -4 dai bianconeri, dopo un mercato nullo e con gli stessi undici titolari della stagione precedente. Ma di chi era il merito di questo “miracolo”? Col senno di poi verrebbe quasi da pensare che il merito fosse tutto di Sarri, volato ora in Inghilterra per allenare il Chelsea. E se in Premier il buon Maurizio viene già idolatrato dai tifosi blues, a Castel Volturno c’è già chi lo rimpiange e storce il naso di fronte all’operato di Ancelotti. Il campionato è iniziato da appena tre partite ma se consideriamo il pre-campionato e quindi le ampie sconfitte contro Wolfsburg (3-1) e Liverpool (0-5), risulta lecito iniziare a farsi qualche domanda.

6 GOAL SUBITI NELLE PRIME TRE GARE: IL PARAGONE CON LO SCORSO ANNO

Partiamo dalla difesa: lo scorso anno gli azzurri subivano pochissimo, grazie al muro centrale composto da Albiol e Koulibaly, nonché all’esperienza di Pepe Reina, trasferitosi adesso al Milan. Soltanto 29 goal registrati in passivo, appena cinque in più della Juventus e uno rispetto alla Roma del super portiere Alisson. Tra il pre-campionato e l’ultima sfida in trasferta contro la Samp, invece, i numeri risultano impietosi: 15 reti subite negli ultimi sei match, 6 nelle tre gare ufficiali della stagione 2018-2019. Eppure Albiol e Koulibaly sono sempre lì, l’unico elemento a cambiare è stato il portiere, ma Ospina non è certo un incompetente e questo lascia pensare che ci sia semplicemente bisogno di tempo per assorbire gli schemi del nuovo tecnico e ritrovare un minimo di stabilità.

Passiamo al centrocampo: in estate Sarri ha pensato bene di portare via con sé il suo pupillo, quel Jorginho che adesso manca terribilmente al Napoli. Ancelotti non ha in rosa un giocatore così completo, in grado di gestire da solo un intero reparto (basti pensare che il numero 8 è l’unico giocatore che non ha mai saltato una partita in Nazionale, nonostante le tre gestioni differenti dell’ultimo anno). Il mister ha scelto così di togliere Hamsik dalla trequarti, spostandolo sulla linea centrale del campo e affidandogli il ruolo del regista. I risultati sono sotto gli occhi di tutti e se il capitano azzurro sembra ancora soffrire questo cambiamento tattico, immaginiamo come possano stare i fantallenatori che hanno visto scendere drasticamente l’appetibilità della “cresta” più amata del calcio italiano.

Infine l’attacco: se lo scorso anno il Napoli subiva pochissimi goal, dalla parte opposta del campo i “fantastici tre” registravano cifre da record. Insigne, Mertens e Callejon, un trio divenuto popolare in ogni dove, più delle caravelle, più dei caballeros, più dei porcellini. Come una filastrocca che si impara da bambini e non si dimentica più, quei tre nomi sono rimasti impressi nel cuore dei tifosi partenopei, degli amanti del calcio e soprattutto delle difese avversarie che raramente sono riusciti a contenere la loro straripante intesa. Ma se appena qualche mese fa questo trio agiva come Re Mida, trasformando ogni pallone toccato in goal, adesso le cose non sembrano andare più così. Eppure Insigne è sempre lì e Callejon continua ad arare la zona destra del campo, pronto a ricevere i lanci perfetti del suo compagno di reparto. Chi manca? soltanto Mertens, relegato in panchina nelle prime tre gare di campionato e utilizzato esclusivamente a gara in corso. Il +3 è comunque arrivato contro il Milan, quando cioè sono bastati diciassette minuti per far sì che il folletto belga buttasse in rete il pallone della vittoria.

MERTENS E MILIK: I DUE POTREBBERO COESISTERE GIÀ DALLA PROSSIMA PARTITA

Finora il posto di Mertens dal primo minuto è stato sempre occupato da Milik, il quale non è certo allergico al goal ma che spesso fatica a liberarsi dalla morsa delle difese avversarie. Avere una punta così di peso significa essere leggermente più prevedibili, mentre a questo Napoli serve proprio un po’ più di velocità e dinamismo. Cosa fare, dunque? Di spedire in panchina il buon Arkadius non se ne parla (giustamente), ma di certo si potrebbe ragionare su un leggero cambio modulo. Un passaggio al 4-2-3-1 permetterebbe infatti al “magic trio” di tornare a dialogare per 90 minuti, agendo alle spalle del bomber polacco. Considerati gli impegni europei della squadra, a far rifiatare i vari elementi dell’attacco partenopeo saranno poi Verdi e Ounas, forze della natura che hanno già conquistato la fiducia e la stima del mister. Sei nomi in totale che, se amalgamati al meglio, potranno finalmente tornare a donare prolificità al reparto offensivo del Napoli, per la gioia dei tantissimi fantallenatori che hanno scelto di tornare a puntare sugli elementi che lo scorso anno hanno reso ancora più bello e competitivo il nostro campionato.

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