Insigne e l’ascesa: lo scugnizzo diventa Magnifico

Autore di una grande ascesa, Insigne parte dal basso della sua Frattamaggiore per cominciare la scalata dell’Olimpo del calcio: ampiamente affermato nel nostro campionato, i tre gol in quattro gare siglati finora in Champions ne illuminano la stella anche sul palcoscenico europeo.

di Giuseppe Ronco
Insigne Napoli 2018

Come tutte le storie che si nascondono dietro i grandi campioni, quella di Insigne è fatta di sudore, fatica e sacrifici. E’ una storia intensa, di amore intenso per un Napoli che è voce e vita della propria terra: terra da cui è partito, in cui si è consacrato e a cui ha giurato amore eterno. Ora proprio per questa terra, a volte ingrata e a volte crudele, Lorenzo segna, corre, lotta e mette in mostra tutta la sua classe in quella che sembra una rinascita sotto la sapiente guida di Ancelotti.

INSIGNE E L’ASCESA: IL FOGGIA DI ZEMAN

Questa storia, la sua, inizia proprio insieme ad un altro grande e romantico ritorno: quello di Zeman a Foggia, nell’ottobre del 2010 in Lega Pro. Proprio quel giorno, dopo un minuto in Serie A con la maglia del Napoli sotto la guida di Mazzarri, Insigne timbra il suo biglietto di ingresso nel mondo del calcio. Con il numero 11 sulla maglia e una statura piccola e minuta (troppo, a detta di alcuni) si mette in mostra proprio in quel Foggia-Viareggio, dando spolvero alla sua qualità e classe con la palla al piede, la stessa che vediamo ora con la maglia azzurra del Napoli: serpentina e cross morbido per la testa di Agodirin, che deposita in rete.

È solo l’inizio della stupenda parabola di Lorenzo, che con il Foggia vive una stagione da protagonista. E, in questo, l’idea di calcio di Zeman è risultata fondamentale: proprio in quegli anni veniva fuori, affermandosi come realtà indiscussa, il tiqui-taca spagnoleggiante del Barcellona di Guardiola, dichiaratamente modello di ispirazione per il tecnico boemo. In questo contesto, la tecnica è fondamentale, poco importa se sei alto un metro e novanta o uno e sessanta. Così Zeman trova il suo Iniesta: da esterno alto nel 4-3-3, marchio di fabbrica, Lorenzo vive e inizia a costruire la scalata, metafora della sua carriera, che lo porterà in cima al ritorno a casa, da grande.

INSIGNE E L’ASCESA: CON ZEMAN ANCHE A PESCARA

E quando a Zeman viene offerta la panchina del Pescara, non può che chiedere con insistenza e convinzione di portare con sé il gioiellino partenopeo. Nasce qui un trio che conoscerà, per strade diverse, fortuna e vittorie, fino a diventare l’ossatura della nostra Nazionale, forse quella di maggior talento e cifra tecnica: perché insieme a Insigne ci sono Verratti e Immobile, neanche a dirlo capocannoniere in carica del nostro campionato. E sono proprio loro tre a costruire il miracolo di quel Pescara, primo in Serie B e promosso in massima divisione con 90 gol fatti, un distacco enorme rispetto alle contendenti. Da lì, le strade dei tre si separano, con Lorenzo che torna a Napoli.

INSIGNE E L’ASCESA: LE DIFFICOLTÀ CON BENITEZ E L’ARRIVO DI SARRI

Più volte, in questi anni, Lorenzo ha dimostrato di starci in campo perché se lo merita, perché non ha solo cifra tecnica e talento, ma anche diligenza tattica e senso del sacrificio e del lavoro di squadra. E così dopo esser tornato in patria, trova Mazzarri, che lo impiega spesso come seconda punta a fare la spalla a Cavani per ovviare alla partenza illustre di Lavezzi. In seguito, proprio la partenza del Matador coincide con grandi arrivi che costituiscono per Insigne forse la più grande sfida della sua carriera: perché sulla panchina arriva Benitez, e porta con sé Callejon, Higuain e Mertens. Lorenzo deve allora reinventarsi, riadattarsi, coprire tutta la fascia per trovare spazio in un reparto così competitivo. Questo periodo di rodaggio serve all’esterno a migliorare tatticamente, affinare quel destro a giro che sarà la sua firma, anche in Champions contro il Borussia Dortmund.

E proprio dopo questo lungo “apprendistato”, De Laurentiis sceglie Sarri per la panchina del Napoli. Un Sarri che fin da subito ha dichiarato amore al talentino, ormai cresciuto, di Frattamaggiore, per il quale rinuncerà perfino al ruolo di trequartista per passare ad un 4-3-3 più congeniale alla squadra e alle caratteristiche dello stesso Insigne. Anni, quelli di Sarri, quantomai necessari, senza i quali probabilmente Insigne non sarebbe Insigne: sono gli anni in cui affina la diagonale di passaggio per Callejon e, soprattutto, rispolvera il feeling con il gol grazie all’apporto di Higuain prima e di Mertens poi.

INSIGNE E L’ASCESA: CON ANCELOTTI PER PRENDERSI LA NAZIONALE

Ora Ancelotti non ne sa fare più a meno, in quel ruolo di seconda punta in cui Lorenzo segna, e anche tanto. E proprio questi gol, in campionato e Champions, hanno destato l’attenzione di Mancini, con cui Insigne può riscattarsi dopo le non felici avventure con Prandelli, Conte e Ventura. Adesso sta a lui prendersi la Nazionale italiana come si è preso Napoli: a suon di gol, conscio che un talento come il suo per il nostro calcio è necessario.

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy