Juventus, Agnelli: “Deferimento? Io, Marotta, Nedved e Paratici continueremo a far crescere questa società ancora per tanto tempo”

Il Presidente bianconero è intervenuto eccezionalmente in conferenza stampa in merito al deferimento notificatogli dalla Procura federale a seguito dell’inchiesta condotta su soggetti appartenenti alla ‘ndrangheta, quali Saverio e Rocco Dominello, che si sarebbero infiltrati nella curva della Juventus per la gestione dei biglietti.

di Fabiola Graziano, @grazianofaby

Nella giornata odierna Andrea Agnelli è stato deferito dalla Procura federale a seguito dell’inchiesta relativa alle presunte infiltrazioni mafiose nella curva della Juventus per la gestione dei biglietti. In virtù di ciò, il Presidente bianconero ha indetto una conferenza stampa straordinaria di quattro minuti e mezzo attraverso cui ha messo al corrente i giornalisti dell’accaduto, ribadendo l’intenzione di difendersi nella giusta sede e rispedendo al mittente le sue dimissioni ipotizzate nel corso delle ultime settimane da diverse testate.

LE DICHIARAZIONI DEL PRESIDENTE AGNELLI

“Qualche minuto fa, mezzora fa, mi è stato notificato un deferimento dalla Procura federale, che riguarda il sottoscritto, il dottor Francesco Calvo, all’epoca nostro dirigente, il signor Alessandro D’Angelo e il signor Stefano Merulla. Questa società, i suoi dipendenti e il sottoscritto non hanno nulla da temere o nascondere, ed è per questo che sono qui di fronte a voi. Nei mesi scorsi i dipendenti della Juventus, che godono della mia massima fiducia, hanno collaborato con la Procura della Repubblica di Torino in veste di testimoni, nel quadro di un’indagine riguardante personaggi legati al mondo della criminalità organizzata. Questa veste di testimoni è stata sottoposta ad un controllo invasivo e meticoloso, anche con l’uso di intercettazioni ambientali e telefoniche, e non è mai montata. Erano testimoni e sono rimasti testimoni fino alla chiusura dell’indagine penale. Oggi la Procura federale, anziché limitarsi a contestare eventuali irregolarità nella vendita dei biglietti, emette un deferimento nel quale il mio nome e quello dei nostri dipendenti rivestirebbe un ruolo di collaborazione con la criminalità organizzata. Tutto ciò è inaccettabile, frutto di una lettura parziale e preconcetta nei confronti della Juventus e non rispondente a logiche di giustizia. Mi difenderò, difenderò i nostri collaboratori e soprattutto difenderò il buon nome della Juventus che per troppe volte è già stato infangato o sottoposto a curiosi procedimenti sperimentali da parte della Giustizia sportiva. Tale difesa avverrà nelle sedi opportune, ma vi invito fin da oggi ad approfondire con grande attenzione le tematiche di un’inchiesta che ha visto curiosamente scomparire dalla scena mediatica gli accusati di reati mafiosi, per essere sostituiti da testimoni che hanno l’unica colpa di lavorare in una società molto famosa e sulla bocca di tutti. Per evidenti motivi non rispondo nel merito del provvedimento oggi davanti a voi, perché penso che sia doveroso farlo davanti alla Giustizia sportiva. Vi invito tuttavia ad essere a vostra volta testimoni e non strumenti per conclusioni pregiudiziali che sarebbero, a mio avviso, sbagliate e in pieno contrasto con quelle tratte dalla Giustizia penale. Come ho scritto alcuni giorni fa, non ho mai incontrato boss mafiosi. A cadenze regolari, come è noto, ho incontrato tutte le categorie di tifosi: Club Doc, Member o gruppi ultras. E’ sempre stata un’attività fatta alla luce del sole e che penso rientri a pieno titolo nei doveri di un Presidente di una società calcistica. Se alcuni di questi personaggi hanno oggi assunto una veste diversa agli occhi della giustizia penale, questo è un aspetto che all’epoca dei fatti non era noto, né a me, né a nessuno dei dipendenti della Juventus. E all’argomento che qualcuno di voi potrebbe opporre, che gli ultras o i loro capi non sono stinchi di santo, io vi dico che condivido, ma rispetto le leggi dello Stato e queste persone erano libere e non avevano alcuna restrizione a frequentare lo stadio e le partite di calcio. La Juventus, così come ogni altra società calcistica, collabora con lo Stato ed è stata negli anni scorsi indicata come esempio virtuoso, ma non può certamente sostituirsi alle Forze dell’ordine. Penso che fosse doveroso da parte mia presentarmi davanti a voi oggi, così come ho dato la mia disponibilità a presentarmi davanti alla Commissione Antimafia, perché poteste quantomeno sapere direttamente da me quale sia il mio pensiero senza alcuna mediazione. Da ultimo: so che alcuni di voi si sono esercitati nei giorni scorsi in ipotesi riguardanti il cambio del management della Juventus. Mi dispiace deludervi, ma questo gruppo dirigente, formato dal sottoscritto, dal vicepresidente Pavel Nedved, dall’amministratore delegato Giuseppe Marotta e dal direttore sportivo Fabio Paratici, ha intenzione di continuare a far crescere la Juventus ancora per parecchio tempo“.

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