Conferenza Juventus – Allegri: “In campo uno tra Higuain e Mandžukić”

Il tecnico bianconero, da Campione d’Italia per la quarta volta consecutiva, ha presentato l’ultima partita della stagione contro l’Hellas Verona.

di Fabiola Graziano, @grazianofaby

Massimiliano Allegri ne ha per tutti. Nella conferenza stampa pre-Roma il tecnico della Juventus aveva preannunciato un’ultimo appuntamento con i media “divertente” in caso di conquista del settimo scudetto consecutivo, il quarto personale. E così è stato. Mister Max ha approfittato della presentazione della 38a giornata di Serie A per togliersi diversi sassolini dalle scarpe, toccando temi importanti per il proprio futuro e quello dei bianconeri.

LE PAROLE DI ALLEGRI

Sulla formazione: “Cuadrado e Bernardeschi non ci saranno sicuramente. Giocano: Buffon, Lichsteiner, due tra Barzagli, Benatia e Rugani; Alex Sandro; Marchisio, Sturaro, Pjanic o Bentancur. Khedira e Matuidi non ci sono. Davanti Dybala e Douglas Costa e uno tra Mandzukic e Higuain. Magari faccio entrare Pinsoglio alla fine”.

Sull’eventualità di Buffon avversario in futuro: “Con calma dai: per Buffon domani sarà una giornata storica. Pensiamo a festeggiarlo per bene, poi penserà lui a cosa vorrà fare. Ora però festeggiamo lo scudetto, la Coppa Italia e la carriera di Gigi, che come uomo è stato importante all’interno dello spogliatoio. Ho trovato un campione che è un piacere da vedere allenare e vederlo parare lo è ancora di più. Rende facile ciò che per gli altri spesso è difficile”.

Sul proprio futuro: “Ho una percentuale altissima di restare alla Juventus, non ho mai avuto dubbi. Settimana prossima incontrerò la società per programmare il futuro. Ora pensiamo a festeggiare, anche se ci manca l’ultimo pezzettino: se non prendessimo goal domani, saremmo anche la squadra che per più partite non ha subito reti. Cosa può convincermi ad andare via? Al momento non vedo elementi che possano farmi cambiare idea: sto bene alla Juventus, ma bisogna vedersi per impostare il futuro. Se mi arriva un’offerta importante dall’estero? La prima a sapere se volessi andare via sarebbe la società. Settimana prossima pianificheremo il futuro. Se con la mia riconferma qualcuno chiedesse di andare via? Il confronto aiuta a crescere. In questa squadra ci sono giocatori in uscita come Lichtsteiner e Asamoah. Quelli che devono rimanere alla Juventus devono sapere che dal primo giorno di ritiro devono essere focalizzati sul fare una stagione importante. Bisogna mettersi a tavolino con la società e valutare cosa fare. L’importante è che la società sia alla base della programmazione della squadra perché qui arriveranno sempre giocatori di qualità e con voglia di sacrificarsi per vincere. Ogni giocatore deve avere determinate caratteristiche. Quanto cambierà la Juventus? Non so come cambierà la Juventus tatticamente il prossimo anno: a seconda di chi avrò, deciderò. Perché resto se ho solo da perdere visto che qui ho sempre vinto? Ho sempre da guadagnare perché raggiungere altri obiettivi è un guadagno”.

Sul mollare l’eventuale ottavo scudetto consecutivo per focalizzarsi sulla Champions: “Nel dna di una grande squadra c’è la lotta su tutti i fronti. Noi partiremo per vincere tutto e per giocare ogni tre giorni. È stimolante essere dentro tutti gli obiettivi fino alla fine. Non snobberemo il Campionato, anche se sarà più difficile vincere ancora. Dovremo alzare l’asticella e azzerare tutto dal primo giorno di ritiro. I miei sono stati quattro anni diversi l’uno dall’altro: il primo scudetto è stato quello della consapevolezza e della crescita a livello europeo; il secondo scudetto è stato diverso, la tenacia ci ha contraddistinto dagli altri e ci ha permesso di recuperare con 25 vittorie consecutive su 26; il terzo scudetto è stato quello della costanza, siamo sempre stati davanti; questo invece è stato quello più bello, quello dell’orgoglio perché abbiamo avuto un bellissimo duello col Napoli, a cui bisogna fare i complimenti. Detto questo, chi non fa i complimenti a questa Juventus non ha rispetto per il nostro lavoro: non si può mettere in discussione una squadra che vince 4 scudetti e 4 Coppe Italia e gioca 2 finali di Champions, e paragonarla a una squadra che ha giocato bene e tutto, ma non ha fatto nemmeno una finale”.

Sui propri meriti: La cosa che mi rende orgoglioso è che la squadra sia arrivata a vincere con me. I meriti sono tutti loro, anzi, qualche volta li ho aiutati a perdere. Io mi diverto molto nei momenti difficili, anzi forse mi diverto di più. Non mi piace la monotonia. La mia caratteristica è quella di arrangiarmi nel momento complicato. Poi ho avuto giocatori bravi ed è stato più facile vincere, anche se è sempre straordinario e difficile. Mettere in discussione quanto abbiamo fatto in questi quattro anni vuol dire non essere obiettivi: quando uno vince ed è il migliore, bisogna solo stringergli la mano e complimentarsi, ma è una educazione che spesso manca in Italia“.

Sulle critiche: “Dopo il ko col Napoli ero praticamente uno inadeguato a fare l’allenatore. Tutti avevano dato il titolo a loro per svariati motivi. Quella è stata la settimana più bella della stagione perché abbiamo mantenuto l’equilibrio e la consapevolezza che comunque il Napoli un colpo lo avrebbero perso ancora”.

Sul futuro di Higuain: “Non voglio parlare di mercato ora. Il Pipita è stato determinante perché ha fatto goal decisivi come al San Paolo e contro l’Inter. Quando giochi in una grande squadra, c’è anche il periodo delle panchine. Abbiamo un attacco importante ed è normale che ogni tanto si stia fuori. Non ho mai messo in discussione Higuain”.

Sulla squadra in questi quattro anni: “Il primo anno comandavamo di più il gioco e le partite. Il secondo anno è stata una prova di forza e di tenacia, forse la squadra meno bella ma anche la più solida. L’anno scorso la squadra vinceva, ma si giocava male e ci bastava poco per vincere le partite, e quando ho messo tutti i giocatori offensivi ci siamo rivitalizzati. Quest’anno abbiamo giocato bene la prima parte di Campionato, pur subendo qualche gol di troppo, poi ho cambiato perché ci serviva più solidità per arrivare fino in fondo”.

Sulla prossima stagione: “Ogni anno è un rischio, anche quando sono arrivato perché davano la squadra per finita. Ogni stagione bisogna trovare stimoli nuovi, un po’ te li crei e un po’ te li danno dall’esterno. Vincere aiuta a vincere”.

Sulla migliore giocata della stagione: “Con l’atteggiamento di Londra vedi la differenza tra quando la palla entra o esce. La cattiveria con cui i ragazzi hanno aggredito la situazione del palo nel finale fa la differenza. A Wembley eravamo carichi e questo fa la differenza per portare gli episodi dalla propria parte”.

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