Tipi da asta #10: il nostalgico

Tipi da asta #10: il nostalgico

Gli anni passano ed i giocatori cambiano: c’è chi esordisce e chi chiude la carriera. Ma per qualcuno il tempo non passa mai…

Come sarebbe a dire che ha smesso di giocare?

Si accende una sigaretta mentre dalla finestra guarda le auto che sfrecciano nella strada poco più in basso. Un’altra asta, altra cenere che finisce nell’aria svolazzando prima di cadere a terra. Lo riconosci subito, il nostalgico. Si aggira per casa ricordando le aste passate, pensando a quanto tempo è passato dalla sua prima chiamata, alla sua prima rosa scarabocchiata sopra un foglio di carta strappato a qualche compagno di lega. Quando il suo dito scorre sul listone è già troppo tardi: la nostalgia si è già involata sulla fascia…

Quando c’era Di Natale…ah, quando giocava lui…

Dai portieri agli attaccanti: per il nostalgico (più di) qualcosa non sembra quadrare. Dove c’era Di Natale adesso c’è il cognome di qualche ragazzo della primavera che chissà dove finirà in prestito prima della fine del mercato. Un attimo di confusione: la mente che ritorna sui tanti bonus regalati da questo o quell’altro giocatore. Dai rigori sbagliati che sono fin troppo vivi nella memoria alle chiamate fino all’ultimo credito. Quel vuoto nel listone non può lasciare indifferente il nostalgico: sembra ieri ed invece sono passate già almeno un paio di stagioni.

Ma nel Cagliari è tornato Cossu? Mio

Non tutti i nostalgici però sono uguali: c’è chi si lascia trascinare dal passato glorioso e chi, spazzati via i ricordi con un bicchiere di birra gelata, non si lascia intimidire. Lo fa a fatica: la trappola di quella chiamata è distante soltanto un passo. Un passo in più e si ritroverebbe in rosa Maggio. No, non il Maggio della Sampdoria che macinava la fascia destra regalando gol ed assist. Quello del Napoli che collezionerà giusto una manciata di presenze qua e là, quando meno ce lo si aspetta. Da top di reparto a panchinaro: quante cose cambiano nel volgere di qualche stagione. Scarpette appese al chiodo e ritorni inaspettati: inutile dire che Cossu è già suo…

 Chiesa? Avevo in rosa suo padre, correva il campionato 1996/97…era fortissimo, Enrico

Dannati figli d’arte. A quelli non si può proprio rinunciare. A costo di stravolgere ogni parvenza di strategia d’asta, al prezzo di investire più del dovuto per quel giocatore: non basta nemmeno una birra gelata per sciacquare via il passato. Quando la chiamata arriva è già troppo tardi: la nostalgia ha messo nel mezzo un pallone troppo invitante. Ed ha spalancato la porta ad altri ricordi che chissà a quale asta torneranno allo scoperto.

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