Sotto il Sette – Manolo Gabbiadini e l’ultimo attimo fuggente

Sotto il Sette – Manolo Gabbiadini e l’ultimo attimo fuggente

Storie di calcio, extracalcio e fantacalcio

Difficile pensare che in questo momento ci sia qualcuno, tra i calciatori della Serie A, che sia più “odiato” di lui, tra i malati di fantacalcio. Basta fare un giro sui social, o sui siti specializzati, per rendersi conto di quanto malumore abbia scatenato e di quante attese abbia deluso. Eppure, ad inizio stagione, non era così. Il suo era uno dei nomi che circolavano di più, tra quelle che possiamo considerare “seconde scelte”, sulla bocca dei fantamister sempre a caccia del colpo di cui vantarsi durante la stagione. Era appena andato via il Pipita Higuain e Milik, il centravanti polacco chiamato a sostituirlo, non era un nome di quelli da straccio delle vesti o da cessione di un rene per l’acquisto all’asta. Aveva pure trovato qualche naturale difficoltà di inserimento, com’era logico che fosse, lo spilungone ex Ajax mentre il nostro, nelle amichevoli precampionato, aveva già mandato qualche buon segnale. “Sarà l’anno di Gabbiadini”, era il mantra ripetuto da chi, all’asta precampionato, se l’era poi aggiudicato spendendoci pure qualche discreto credito. Pensava di aver fatto l’affare dell’anno. Ancora non sapeva, povero lui, che la Storia aveva già fatto altri programmi.

GABBIADINI: STORIA DI UN FLOP

Pronti, via e la stagione di Manolo parte come peggio non potrebbe. Il Napoli debutta in casa di una neopromossa, il Pescara, e già si pregusta la goleada partenopea con annessi bonus a grappoli per il nostro. Infatti al centro dell’attacco azzurro, titolarissimo, c’è proprio lui, Manolo Gabbiadini. Alla fine del primo tempo il Pescara è avanti 2-0. Il pubblico di fede napoletana è attonito, i giocatori si guardano intorno sgomenti, perché di certo non era questo l’esordio che si aspettavano. Pensavano di aver già vinto prima di scendere in campo e invece questi pescaresi gliele stavano suonando di santa ragione. Difficile trovare il peggiore in campo, tra i partenopei. Sarri ci pensa un po’ su, concede alla squadra altri 8 minuti della ripresa, poi manda in campo Milik e Mertens e tira fuori Insigne e Gabbiadini. Risultato? 2-2 e doppietta del belga. È solo la prima gara, ci vuole pazienza, però di sicuro qualcuno a Sarri la pagherà, questa mezza figuraccia.
milik-napoliE qualcuno la paga, infatti. La domenica successiva, manco a dirlo, il nostro è in panchina. Si gioca Napoli-Milan, partita di cartello e debutto stagionale al San Paolo. Quello che accade, visto con gli occhi di chi era partito con ben altri presupposti, e si ritrova malinconicamente già in panchina, sembra un film scritto e diretto dal peggior nemico: le squadre rientrano negli spogliatoi, alla fine del primo tempo, con i tifosi napoletani in visibilio. 2-0 per il Napoli e le reti, entrambe, sono di Arkadiusz Milik. Di sinistro, di testa, manca un goal di tacco e poi, per i sostenitori partenopei, il nuovo Higuain è bello e servito. Poi il Milan pareggia, d’accordo, ma il Napoli ne fa altri due con Callejon e tutti a casa. A casa ci va anche Gabbiadini, che dopo soli 180′ di campionato si è già visto crollare il mondo addosso. Anche a Palermo il Napoli vince. 3-0 stavolta e fortuna per Manolo che Milik, partito di nuovo titolare, almeno stavolta non segna e a lui riesce di giocare una ventina di minuti finali, con il Napoli già sul 3-0, e naturalmente senza incidere. Come a dire: partita chiusa, adesso puoi entrare senza fare danni, grazie.
Tre giorni dopo si debutta in Champions, a Kiev, e il titolare è ancora Milik. Il Napoli va sotto, poi il polacco si scatena: doppietta e Dinamo annichilita. Gabbiadini? Entra a 8 minuti dalla fine, per concedere la standing ovation ad Arcadio il mattatore. No, non è un film, è il Destino che si accanisce, probabilmente.
manolo-gabbiadini-napoli_1k0fj2prkfwyd1prmv575ynlqmLa domenica successiva c’è il Bologna in casa. È il momento di Manolo, che parte finalmente titolare per dare respiro a bomber Milik, dopo le due partite giocate in pochi giorni. La gara sulla carta non è complicatissima e il Gabbia è pure un ex. Non ci manca nulla per una prestazione che possa finalmente riportare sotto i riflettori il centravanti lombardo. Oltretutto il Napoli passa anche in vantaggio dopo un quarto d’ora, grazie a Callejon che mette la gara in discesa. Tutto secondo programma? Non esattamente. Il nostro purtroppo non brilla e dieci minuti dopo l’inizio della ripresa Simone Verdi rimette il match in parità. Lo stadio mugugna, Sarri ci pensa un’altra volta un po’ su e poi, dopo altri 5 minuti, manda Gabbiadini sotto la doccia. Entra Milik, al quale ne servono solo altri 5, di minuti, per metterla nel sacco e riportare avanti gli azzurri. Basterebbe, certo, e avanzerebbe pure, ma quando uno c’ha il mondo contro le cose arrivano non solo spedite con Amazon Prime, ma anche incartate e con il fiocco. Altri 10 minuti e il polacco la chiude definitivamente con il goal del 3-1. E tutti a casa, Manolo compreso.
A Genova, contro il grifone, gioca 8 minuti finali. Sembra l’amara e definitiva conclusione di una storia triste, un po’ come la faccia di Gabbiadini, sulla quale sembra che un sorriso sia frequente come una vincita alla lotteria. Solo che il Destino, evidentemente, ha ancora voglia di divertirsi.
Contro il Chievo parte titolare e segna, con un bel tiro, il primo goal stagionale. Finalmente si è sbloccato, vedrete che da ora in poi sarà implacabile. Torna in panchina per la Champions, e va in panchina anche a Bergamo (gioca pochi minuti finali) finché non arriva la sosta per le nazionali. Ed è lì, in ritiro con la Polonia per disputare le qualificazioni ai prossimi Mondiali, che Arkadiusz Milik, il nuovo Higuain partenopeo, si rompe il legamento crociato del ginocchio. Disperazione, operazione chirurgica e stagione praticamente finita. Dispiacere umano e professionale a parte, è chiaro a tutti che questo è il momento. Adesso c’è solo lui, al centro dell’attacco azzurro. Adesso è lui il terminale offensivo di una squadra ricca di assistmen pronti a servirgli palle goal a raffica. È adesso il momento di dimostrare a tutti il proprio valore. La vita, per Gabbiadini, è adesso. È l’attimo fuggente.
La prima partita del dopo Milik è Napoli-Roma, scontro importante per investire una delle due squadre del ruolo, provvisorio, di anti-Juve. Sarri schiera Gabbiadini centravanti supportato da Hamsik con Insigne e Callejon sulle ali. È il momento. È il tuo momento. Cogli l’attimo fuggente, Manolo.
Al minuto 54′ la Roma è avanti due a zero, Dzeko è il Re del San Paolo e quando mancano tre minuti all’ora di gioco Gabbiadini va (si, ancora) sotto la doccia, sostituito da Mertens. Passa un minuto e il Napoli accorcia le distanze. Un segnale? Se lo è, è bello forte. Il Napoli poi perderà 3-1, ma il senso della partita di Gabbiadini non è difficile da analizzare. L’attimo fuggente è fuggito, andato, perso.
Come si può concludere una storia così? Facile, con il nostro che la domenica successiva, a Crotone, si fa espellere per fallo di reazione dopo mezzora di gioco e si becca due giornate di squalifica. Perché alla fine è così che si concludono, le storie tristi. Male.

GABBIADINI: TUTTO COMINCIO’ QUANDO UN GIORNO…

i gabbiadini… ero allo stadio, me ne stavo seduto in tribuna come tutti i sabati con i miei genitori per vedere giocare mia sorella. Era una partita come tante altre. A un certo punto l’ho vista avvicinarsi alla porta palla al piede. Ha tirato una bomba micidiale. Il pallone si è alzato, poi si è andato a schiantare sulla traversa. E, per il colpo, si è bucato. Chissà, forse non sarà stato un gran pallone. Ma ricordo perfettamente quello che ho pensato in quel momento: “Mia sorella è veramente forte. È stato allora che ho deciso che avrei fatto di tutto per diventare un calciatore forte come lei”.
Così Manolo Gabbiadini racconta un momento che è stato determinante per la sua vita e la sua carriera. Nasce con un confronto, con un desiderio di emulazione e con un modello da seguire. Nel corso della carriera Gabbiadini ne avrà altri, di confronti, modelli da seguire e cercare di emulare prima, e superare poi, e diciamo che fino alla parentesi Sampdoria, dove sembrava aver completato la sua maturazione diventando un calciatore vero, tutto sembrava filare liscio. Poi la scelta Napoli. Scelta complicata, perché lì il modello da seguire è un certo Higuain. E Manolo non arriva quando Higuain è solo Higuain, ma quando Higuain è l’uomo dei record, l’uomo che segna sempre, quello che gioca sempre, che non molla mai e che se lo sostituisci a due dalle fine ti manda a quel paese, perché è uno che cerca di far goal già dal sottopassaggio che porta al campo e smette, forse, solo dopo essersi tolto gli scarpini. In un contesto del genere sarebbe stata dura per chiunque, figuriamoci per uno che, complice il carattere e la giovane età, non ha ancora mai mostrato una determinazione feroce.

GABBIADINI: DA MECCANICO A CALCIATORE

Manolo+GabbiadiniManolo è un ragazzino che gioca al calcio sognando di diventare come Melania, sua sorella, che è l’idolo di una famiglia come tante, gente onesta e laboriosa di Bolgore, nel bergamasco. Lei è forte, una fuoriclasse, e la famiglia è così orgogliosa che la segue ovunque. Manolo ha 16 anni, e comincia a pensare che forse è il caso di prepararsi una via d’uscita, una ciambella di salvataggio, nel caso sul terreno di gioco dovesse andar male. Va dallo zio, che ha un’officina meccanica a Bagnatica e si offre di dargli una mano. Per un paio d’anni gioca nelle giovanili dell’Atalanta e intanto impara un mestiere.
Poi però la storia prende una direzione ben precisa. E’ il 14 marzo del 2010, si gioca Parma-Atalanta e Gabbiadini è un ragazzo della primavera seduto in panchina per fare numero. Certo è promettente, ha qualità, ma quel giorno a tutto pensa meno che stia arrivando il momento del suo esordio in Serie A. Invece è proprio quello il momento, perché Mutti lo chiama e lo manda dentro al posto di Tiribocchi, uno che di goal qualcosa ne sa e che a Bergamo un po’ di stima l’ha conquistata. Quel giorno comincia la storia di Gabbiadini calciatore e finisce quella di un meccanico. Promettente? Non lo sapremo mai.
Va al Cittadella, poi torna a Bergamo. Una stagione così così, che però proprio male non deve essere stata, se è vero che la Juve lo prende e lo gira in prestito al Bologna. 31 presenze, 7 goal e 2 assist sono il suo score in rossoblu, poi saluta tutti e va a Genova, sponda Samp, che prende la metà dall’Atalanta mentre la Juve si tiene la sua.
Nella stagione 2013/2014 colleziona 35 presenze, 10 goal e 4 assist. Il ragazzo è in crescita e Genova sembra l’ambiente ideale. Pressione il giusto, pretese non troppe e la sicurezza del posto in squadra. Manolo diventa un protagonista blucerchiato e la stagione successiva sembra quella della definitiva consacrazione. 15 presenze, 9 goal ed un assist in mezzo campionato, tanto che a gennaio arriva il Napoli e se lo porta via. Serve un vice per Higuain, mica uno qualsiasi. Il govanotto la prende bene: 30 presenze tra campionato e coppe varie, 11 goal e 2 assist. Ci siamo, è il momento. Ancora lui, l’attimo fuggente.

GABBIADINI E L’ULTIMO ATTIMO FUGGENTE

gabbiadini napoliIl resto è storia recente: un anno passato ad ammirare le gesta ed i record di sua maestà Higuain, 23 spezzoni di partita e 5 goal in campionato, di cui 2 da ex al Bologna. Poi, a fine campionato, la bomba “Higuain alla Juventus”, il sogno di diventare importante per il Napoli come lo era per la Sampdoria e la storia che già sapete. Difficile dire, adesso, cosa sarà di lui. Sarri ha già cominciato, vista la squalifica per due giornate rimediata a Crotone, ad utilizzare il tridente leggero Mertens-Insigne-Callejon e i risultati, per il momento, sembrano dargli ragione. Di certo da qui a gennaio, quando si aprirà il mercato invernale, Gabbiadini le sue occasioni le avrà, considerando che il Napoli gioca anche le coppe e quei tre non potranno giocarle tutte e sempre. Insomma, la storia anche per Gabbiadini si ripete, e gli attimi fuggenti pure. Questo durerà un paio mesi e chissà se stavolta Manolo saprà coglierlo o se, ancora una volta, se lo vedrà scappare via, seduto e con la faccia triste su una panchina del San Paolo.


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