Juventus, Buffon: “Lascio il mio posto a Szczesny e la fascia da Capitano a Chiellini”

Juventus, Buffon: “Lascio il mio posto a Szczesny e la fascia da Capitano a Chiellini”

Il Capitano bianconero ha dato l’addio al calcio italiano in una toccante conferenza stampa.

di Fabiola Graziano

Mattinata malinconica nel mondo Juventus, che ha assistito commosso all’addio verbale di Gianluigi Buffon. Tra le lacrime, il numero uno e Capitano bianconero si è congedato dalla sua società e dal calcio italiano, dando appuntamento alla festa scudetto di sabato 19 maggio e lasciando uno spiraglio per l’immediato futuro.

IL TRIBUTO DEL PRESIDENTE AGNELLI

“Trovare le parole è stato molto difficile e quindi preferisco iniziare con dei numeri. 639 sono state le partite di Gigi in Serie A e fra queste 284 sono state clean sheet, il che vuol dire che con Buffon tra i pali in 1 partita su 2 non si subisce goal. Ha il record di 974′ di imbattibilità ed è stato 80 volte capitano della Nazionale. Ha vinto 26 trofei in 22 anni di carriera. E’ una persona altruista, carismatica, trasparente, ambiziosa, timida, leale, onesta. E’ un amico ed è il Capitano. E’ stato in paradiso ed è sceso all’inferno per poi ritornare in paradiso. E per questo noi gli saremo sempre grati, così come lo siamo a Trezeguet, Del Piero, Nedved, Camoranesi. Il 2017/2018 è stato un anno logorante, lui se lo aspettava diverso. Voleva andare in Russia per giocare il suo sesto Mondiale. Poi però c’è stata Italia-Svezia. Si è visto sfumare la possibilità di vincere la Champions per un rigore al 93′ e ha visto segnare al 90′ Koulibaly un goal che poteva farci sfuggire lo scudetto. Poi all’Olimpico tra i pali si è portato a casa la quarta Coppa Italia consecutiva e sempre all’Olimpico ha vinto il settimo scudetto consecutivo. Gli eventi di questo anno però non fanno cambiare la programmazione della Juventus: noi sappiamo che il prossimo anno la porta della Juventus sarà difesa da Szczesny. Gigi al momento ha proposte sia fuori dal campo che per continuare a giocare. Io ora voglio solo dirgli ‘Grazie!’: sabato goditi lo Stadium, così come lo Stadium si goderà te!“.

IL DISCORSO INIZIALE DI BUFFON

“Ringrazio il Presidente che, a parte il ruolo istituzionale che ricopre in Juventus, per me è qualcosa di più perché in questi anni abbiamo sviluppato un rapporto unico, di vicinanza, condivisione e amicizia. I valori che hanno permesso tutto questo sono stati quelli dell’onestà, della lealtà e della lotta feroce all’ipocrisia. Chiellini prenderà giustamente e meritatamente i gradi di Capitano, e questo per me è un grande onore e un grande piacere. Detto questo, volevo fare un sunto di questa giornata sicuramente particolare, ma anche ricca di emozioni, serenità, felicità e appagamento. Questi sentimenti sono figli di un percorso straordinario che ho avuto la fortuna di poter condividere con tante persone che mi hanno voluto bene e questo bene l’ho percepito giorno dopo giorno e per esso ho lottato in campo. Sabato sarà la mia ultima partita con la Juve e credo che sia il modo migliore per finire questa mia grandissima avventura, con altre due vittorie importanti e con la vicinanza e l’accompagnamento di Andrea e di tutto il popolo juventino. La mia paura era quella di arrivare alla fine della mia carriera alla Juve da ‘sopportato’, ma posso dire che fino a quarant’anni e fino a sabato non è stato così perché ho espresso, non dico del mio meglio, ma delle prestazioni sempre all’altezza del mio nome e di quello della Juventus. Per questo arrivo sereno a questi saluti. Ringrazio la famiglia Juventus perché nel 2001 hanno preso un talento straordinario, e sono un po’ di parte nel dirlo, ma se questo talento si è tramutato in un Campione è perché la Juve ha fatto sì che ciò accadesse, perché mi ha fatto fare un salto di qualità che mi ha permesso di arrivare in campo a quarant’anni in questo modo. Questa filosofia l’ho fatta mia e sono sicuro che la userò e la adopererò in futuro nel dopo-calcio perché è l’unico modo che conosco per arrivare a dei risultati. Al di là dei soldi, della notorietà e delle Coppe, il gettare il cuore oltre l’ostacolo è l’insegnamento più grande che la Juve mi abbia mai dato. E per questo la ringrazierò per sempre“.

LE RISPOSTE DI BUFFON ALLE DOMANDE DEI GIORNALISTI

Sul futuro: “Sabato giocherò una partita, e questa è l’unica cosa certa che farò. Andrea è un consigliere di cui non voglio assolutamente privarmi. Fino a 15 giorni fa era acclarato che avrei smesso di giocare. Adesso sono arrivate proposte importanti, che mi danno stimoli, sia dentro che fuori dal campo. Fuori dal campo la più importante me l’ha fatta pervenire proprio il Presidente. Dopo questi tre giorni che saranno pieni e densi di emozioni, la prossima settimana prenderò la decisione definitiva e certa, seguendo ciò che urla la mia indole e la mia natura. Un altro anno come secondo alla Juve? La decisione definitiva non cambierà il mio stato. Nella mia testa fino a 15 giorni fa ero un ex giocatore e quindi qualsiasi cosa dovesse capitare io sarò felice. L’importante era non intaccare la mia storia con la Juve e non deludere tutti dopo vent’anni. Io sono sempre stato fermamente convinto che la Juve debba programmare il futuro, io sono il primo che lo capisce e che quindi ha pensato fosse giusto smettere. La Juve ora ha Szczesny, un portiere di un valore eccelso, tanto quanto il mio, che ha 13 anni meno di me. Continuare a giocare in Serie A? In Italia non se ne parla, sono robe romanzate. L’essenza della vita è trovare una sfida e poi battersi per essa. Se dovessi smettere di giocare, sei mesi sabbatici non mi farebbero male, proprio per poter ripristinare una situazione sentimentale che in questo momento è presa un po’ d’assalto da tutto quello che sta accadendo. Se dovessi continuare a giocare invece, sarà perché avrei l’ambizione di lottare per grandi traguardi. Giocare dunque all’estero? Si va in base a percezioni e a ciò che ti trasmette un determinato progetto in base alla sua importanza e agli stimoli che potresti avere nello sposarlo. E poi ci sono anche le mie condizioni fisiche. Di sicuro non andrò a giocare un Campionato di terza o quarta fascia, perché sono un animale da competizione e in quel contesto non potrei vivere, non sarei a mio agio. Cosa provo oggi? Il sentimento principale che provo è una grande gratificazione, l’essere gratificato da tutta questa vicinanza da parte di società, ex compagni e tutte le persone che mi stanno accanto. Non ho paura per il futuro se non quella giusta, ma vivo di questo, il levarmi da zone di comfort e andare a misurarmi con avventure più complicate che non conosco. Le sfide non mi hanno mai fatto paura, anzi mi hanno sempre stimolato“.

Sulla squadra: “Non posso dire se lascio la Juve più grande di sempre perché mancherei di rispetto a quelle Juventus che hanno vinto qualcosa di più importante rispetto a noi. Però probabilmente è la Juve più solida e più testarda di sempre, e lo dicono i numeri di questi anni”.

Sulla stagione: “Quest’anno è stata un’annata stressante perché è iniziata troppo presto: già a novembre io, Chiellini e altri ragazzi ci siamo fatti carico del fallimento del Mondiale. Poi con la Juve ci sono stati dei bassi clamorosi ed altrettanti picchi straordinari, che hanno fatto sì che la razionalità venisse meno in certi momenti. Dopo Juve-Napoli la possibilità di veder sfumare anche lo scudetto mi ha sfiorato. Ma per l’ennesima volta abbiamo dato una risposta incredibile a tutti”.

Su Szczesny: “Wojciech è un ragazzo davvero intelligente, che dal primo giorno era incuriosito dal modo in cui si sta in uno spogliatoio come quello della Juve. Ma a parte me ha avuto tanti grandi esempi, come Chiellini, Barzagli, Marchisio, Khedira e Lichtsteiner che insieme a me hanno fatto la fortuna della Juve in questi anni, sempre grazie alla Juve stessa”.

Su Chiellini: “A Giorgio non posso dare consigli perché con lui ho vissuto in simbiosi per 13 anni in spogliatoio e in campo. Abbiamo quindi sviluppato insieme, con esperienza e maturità, la modalità con cui si arriva ai risultati. Giorgio incarna alla perfezione quello che deve essere il Capitano della Juventus. E posso solo fargli un grosso in bocca al lupo carico di affetto. Gran parte del mio record d’imbattibilità lo devo ai miei compagni e soprattutto a Giorgio, che per me è sempre stato un punto di riferimento e una certezza. Sono sicuro che non mi farà rimpiangere“.

Su un probabile futuro nella dirigenza bianconera: “La Juve per me rappresenta famiglia. è sotto l’occhio di tutti. E il fatto che io possa essere percepito come uno della famiglia è un onore per me. Però devo anche dire che la Juve è una società che programma il futuro e che il suo futuro è come presente e passato, ossia vincente. Se un giorno dovessi essere considerato un elemento che può spendersi per la causa come dirigente, è chiaro che lo accetterei perché per me la Juve viene prima di tutto: la Juve mi ha dato talmente tanto che quel qualcosa in più per me sarebbe solo l’ennesimo gesto di gratitudine nei miei confronti”.

Sulla festa di sabato: “Voglio vivermi sabato normalmente, come sono abituato io a vivere i grandi eventi pregni di emozioni e sentimenti. Io non chiedo niente, se non quello che mi è stato già dato, ossia l’affetto e la stima di essere percepito sempre come uno da Juve. Per le celebrazioni non sono fatto, perché già da bimbo mi scocciava festeggiare il compleanno perché non volevo stare al centro dell’attenzione. Per me quello che c’è stato e ci sarà fino a sabato è l’unica cosa importante e che mi porto via con grande gelosia“.

Sul futuro della Juve: “Un giocatore come me, che si è sempre professato juventino e ha sempre sottoscritto con forza il modo di programmare della Juve, fa una cosa intelligente quando capisce che è il momento di lasciare anche perché, lo ribadisco, la Juve ha un portiere che vale quanto me e ha 27 anni. Io per la Juve non posso diventare un disagio. La fine è talmente bella e condivisa che mi sento sul serio una persona fortunata. Se io pensassi che sabato si chiude un ciclo, sarebbe molto grave: prima di me la Juve ha avuto Zoff, Peruzzi, Tacconi, Van Der Saar. L’unica certezza che ha il tifoso della Juve è che questa società è una famiglia che ha dalla sua la forza dei risultati. Io sono stato solo una piccola parte, seppur importante, di questa famiglia. La Juve senza di me continuerà a vincere, come quando c’ero io e anche magari di più, perché gli obiettivi della Juve più ambiziosi sono certo arriveranno.

Sulla squalifica per il dopo Madrid: “Forse è anche giusto perché, non tanto per il comportamento in campo, quanto è evidente che con le mie dichiarazioni io abbia trasceso e di quello ne sono dispiaciuto visto che in vent’anni di Champions non sono mai stato espulso o squalificato. Ho sempre avuto una condotta educata e rispettosa con tutti. Il Buffon di quella sera, con i sentimenti e l’animo dilaniato, non poteva dire altro in quel momento. A distanza di giorni è normale mi sia dispiaciuto per quello che ho detto all’arbitro e, se lo avessi visto, lo avrei abbracciato chiedendogli scusa, ma confermando comunque il mio pensiero perché effettivamente poteva stare più calmo”.

Sulla Nazionale: “Se Buffon era diventato un problema tre mesi fa, non oso pensare cosa possa essere oggi o fra sei mesi e così via. E’ una cosa da cui voglio tenermi lontano perché non penso di meritarlo. E poi la Nazionale ha tanti giovani portieri che devono fare le loro esperienze. Il 4 giugno quindi non sarò in campo con la Nazionale. Non ho bisogno di altri attestati di stima, perché le persone vanno rispettate quando sono in vita e non quando sono morte“.

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