Sotto il sette – Mauro Icardi, l’impossibilità di essere normale

Sotto il sette – Mauro Icardi, l’impossibilità di essere normale

Storie di calcio, extracalcio e fantacalcio

Potrebbe essere la domanda di un quiz televisivo: quale calciatore ha pubblicato la propria autobiografia a soli 23 anni, senza neanche preoccuparsi di mascherarla da lunga intervista con un giornalista di nome, ma firmandola in prima persona? Le prime risposte che un normale cervello invierebbe alla bocca potrebbero essere “Zlatan Ibrahimovic” o “Mario Balotelli“. Il primo perché, guidato da un ego smisurato e una classe calcistica altrettanto smisurata, avrebbe potuto tranquillamente farlo senza timore di future smentite, in campo e fuori. Il secondo perché essere accusato di sbruffoneria e presunzione sarebbe stata semplicemente la continuazione di una consuetudine, e le conseguenze sarebbero state qualche altra intervista con risposte a monosillabi, una maglietta con su scritto “Why always me” alla quale, per rispondere, sarebbe servito un completo di lenzuola matrimoniali, per poi concludere il tutto, al primo goal, con la certezza che qualche giornalista amico avrebbe tirato ancora fuori il famoso e fuoriluogo “SuperMario“.

LA RISPOSTA GIUSTA: MAURO ICARDI

Ma tant’è, entrambe le risposte sarebbero state sbagliate perché a scriverla, o meglio, a farsela scrivere, è stato il centravanti argentino dell’Inter, Mauro Icardi. Un ragazzo la cui storia sembra indirizzata dallo stesso Destino che accomuna i primi due: l’impossibilità di essere normale. Eh sì perché la vita di Mauro Icardi, per quanto ancora tutta da vivere, è già un romanzo. Di sicuro però Icardi non immaginava quello che sarebbe scaturito da quelle pagine. Pensava, o forse lo sperava qualcuno accanto a lui, che quel libro avrebbe solo contribuito a creare ancora più interesse intorno al calciatore, al professionista, in un percorso di continua rivalutazione di un capitale umano da far fruttare nel breve volgere di una carriera. E magari pensava, o pensavano, che ad acquistare il libro sarebbero stati non solo i tifosi interisti, ma anche gli appassionati di calcio e i cultori del gossip, quelli a caccia di qualche nuovo, pruriginoso, particolare del triangolo Icardi-Wanda Nara-Maxi Lopez. E invece non è andata semplicemente così, perché quelle pagine, relative ad alcuni episodi avvenuti tra Icardi e la tifoseria, hanno scatenato l’inferno, dalla richiesta di rinunciare alla fascia di capitano alle minacce vere e proprie.
Ma addossare tutta la colpa di quanto accaduto al giocatore sarebbe ingiusto e ingeneroso. Quando un giocatore in attività e sotto contratto, capitano di una squadra importante, pubblica un libro è impossibile pensare che non abbia informato la società, difficile credere che la società non abbia avuto accesso preventivo al materiale da pubblicare e non l’abbia avallato. Se questo non è accaduto, o se sono stati sottovalutati i passaggi che hanno creato la frattura tra il giocatore ed i tifosi interisti ed acceso il focus mediatico, ebbene la società Inter è responsabile tanto quanto il giocatore, se non di più. E se la soluzione adottata è cerchiobottista (Icardi resta capitano ma chiede scusa e fa ristampare il libro senza le pagine incriminate), alla fine è l’Inter ad uscirne peggio, sia per la mancanza di “controllo”, sia per la situazione che non sarà facile da superare e di certo non porterà cose buone ad una squadra che ha già in campo i suoi problemi.

MAURO, MAXI, WANDA: TRADIMENTI, DIVORZI, MATRIMONI E GOAL

Wanda Nara, già, come dimenticare il percorso e l’influenza che ha avuto la moglie del suo idolo calcistico Lopez, diventata poi la moglie del suo amico Maxi, poi la signora Icardi, poi la moglie-agente. Tre figli dal matrimonio con Lopez, due propri, a 23 anni Maurito Icardi ne ha, di cose da raccontare, tra campo e dintorni. Un amore che nasce quando Mauro ha 20 anni e Wanda 26. Lei è la moglie trascurata e tradita, madre di 3 figli, lui il ragazzo che vuole salvarla. Una storia normale? Ma quando mai, le cronache segrete degli spogliatoi ne raccontano tante di storie di calciatori che hanno approfittato di amicizie con i colleghi per poi finire a letto con le mogli, ma di un ragazzo di soli 20 anni che invece di togliersi lo sfizio e poi volare altrove fa quello che ha fatto Icardi, beh, nessuno ne racconta. Infatti Mauro sposa Wanda e concepisce con lei due figli, che con i 3 del matrimonio precedente fanno 5. Poi succede che Maxi e Mauro si ritrovino in campo, avversari in una partita di campionato, e che sia il ragazzo, il 22enne, a porgere la mano per il consueto saluto prepartita all’ex rivale, e che sia quest’ultimo a rifiutargliela. Atteggiamento “normale” quello di Lopez, perché probabilmente la maggioranza avrebbe avuto la stessa reazione di rifiuto. Ma quanti, ben sapendo che sarebbe andata così, avrebbero comunque avuto il coraggio di allungarla, quella mano, e lasciarla per un lungo interminabile attimo sospesa nell’aria, così, a stringere il nulla? È il 13 Aprile del 2014, si gioca Sampdoria-Inter, e Mauro segna una doppietta, portando le mani dietro le orecchie, nel suo consueto gesto di esultanza, davanti ai suoi ex tifosi blucerchiati che nel frattempo si erano schierati dalla parte di Maxi. Insomma, il ragazzo non ce la fa proprio, ad essere normale.

MAURO ICARDI: DALL’ARGENTINA ALL’INTER, PASSANDO PER BARCELLONA

A 9 anni la sua famiglia si trasferisce dall’Argentina alle Canarie, poi in Catalogna dove, dal 2008, gioca nelle giovanili del Barcellona. Nel 2011, a soli 18 anni, arriva in Italia, a Genova, sponda Sampdoria. Gioca nel campionato Primavera e trova anche il modo di esordire in Serie B. L’anno seguente debutta in Serie A, 33 presenze e 11 goal. Il primo lo realizza il 18 novembre, nel derby vinto per 3-1 dai blucerchiati. Uno che a quell’età, alla prima stagione nella massima serie, segna il suo primo goal in un derby a soli 19 anni, se non è un predestinato poco ci manca. Poi si prende anche il lusso di segnarne 3 in due partite alla Juventus degli invincibili.
Gli valgono il trasferimento all’Inter, l’anno seguente. A 22 anni è il capitano dei nerazzurri, 98 presenze e 53 goal, ad oggi. Il campionato 2014/2015 è quella della consacrazione, con tanto di titolo capocannoniere. Normale? Proprio no. Segna ancora allo Juventus Stadium e quasi viene alle mani con Osvaldo, per un passaggio non eseguito. Anche Osvaldo ha 7 anni più di lui, eppure il ragazzino isterico in campo sembra proprio il centravanti ex Fiorentina e Roma. La società non ha tentennamenti, Icardi resta il titolare, Osvaldo va fuori squadra.
Di lui il tecnico della primavera sampdoriana dell’epoca, Luciano Bruni, ha detto: “Nei giorni successivi al suo arrivo mi chiedevo in continuazione: perché il Barcellona ha scartato uno così bravo, avrà problemi caratteriali? Invece no. Era ed è un ragazzo splendido. Educato, sempre disponibile, propenso al lavoro. Davvero una grande persona, forte anche caratterialmente. Nonostante tutto, però, è molto umile. In un torneo a Valencia segnò di testa in seguito ad un movimento che gli avevo indicato dalla panchina. Una rete importante, tra l’altro. Mauro anziché festeggiare, venne da me e mi disse: sei un grande, è tutto merito tuo“.
Di lui Wanda Nara, sua moglie, raccontando degli inizi della loro storia d’amore disse: “Era un 40enne nel corpo di un 20enne, mi disse che si sarebbe preso cura di me e dei miei figli, che dovevo tornare a sorridere. Lo ha fatto“.

MAURO ICARDI: UN SALVATORE O UN TRADITORE?

Allora chi è, Mauro Icardi? Perché a guardare i fatti, uno che a 19 anni segna goal pesantissimi in Serie A, a 22 si prende la fascia di capitano di una delle squadre più titolate al mondo, che si sposa con una donna più grande di 6 anni e si prende cura dei suoi figli, oltre ad averne altri due suoi, o è un pazzo o è un fenomeno. Fenomeno in senso ampio, perché il talento è un dono, ma metterlo in pratica è intelligenza, passione, dedizione, sacrificio. E le scelte che Icardi ha preso fuori dal campo sono quelle cariche di responsabilità che solo un Uomo può prendersi. In fondo poteva tranquillamente dedicarsi ad “una vita da Borriello“, non gli mancava nulla e sicuramente quella che ha scelto è quella meno facile e meno consueta.
Ecco, è soprattutto nelle scelte che è emersa per Mauro Icardi l’impossibilità di essere normale, quel senso di straordinarietà che ha permeato e continua a farlo i suoi goal e la sua vita. Ad oggi non sappiamo quale sarà il Destino ed il percorso calcistico ed umano di Icardi, se solleverà Coppe dei Campioni, Coppe del Mondo oppure nulla, ma di certo, come coloro che prendono decisioni diverse da tutti gli altri, andrà incontro a quello che oggi sta accadendo intorno a lui, con i tifosi arrabbiati per alcune pagine del suo libro, l’Inter che chiude la vicenda con un comunicato e le scuse del giocatore, tanto clamore, tante parole, accuse, scuse e ragioni.
Lui domenica ha fatto, forse per la prima volta nella sua vita, una cosa normale: ha sbagliato un rigore. Un rigore che probabilmente, senza tutte le polemiche del prepartita, avrebbe comodamente realizzato. Ha mostrato un lato ordinario, un momento di debolezza, una crepa nella corazza del Gladiatore. Lo stadio, non la curva del tifo organizzato, lo ha applaudito e sostenuto e forse adesso, proprio grazie a quel rigore sbagliato, quel momento di debolezza, quell’attimo di inaspettata normalità, potranno smetterla di considerarlo solo un calciatore, un capitano, un goleador, ma anche un uomo. E potranno cominciare ad amarlo.

MAURO ICARDI: E ADESSO, AL FANTACALCIO?

Quanto influirà tutta questa vicenda sul rendimento dell’argentino? Stiamo parlando, fantacalcisticamente, di uno degli attaccanti top, uno di quelli che insieme a Higuain, Dybala e forse Bacca può orientare una stagione, in positivo o in negativo. Visti i trascorsi, la soluzione adottata, i provvedimenti presi ed il carattere del calciatore, probabilmente influirà poco o niente. Rigore sbagliato a parte (ma si era in piena bufera mediatica) nemmeno la presenza alle sue spalle di un acquisto costoso come Gabigol pare aver scalfito le certezze di Maurito. Il problema, semmai, è quello di sempre in questa stagione: l’Inter va male, gioca male, crea poche occasioni per un centravanti come lui. Eppure gli uomini ci sarebbero. Due ali come Candreva e Perisic non hanno nulla da invidiare a nessuno, Banega e Joao Mario si stanno inserendo bene. Insomma, ad essere sinceri all’Inter adesso manca solo il manico: sarà De Boer o servirà ancora un altro tecnico? Di certo Maurito, in un modo o nell’altro, i goal continuerà a farli.


>>> Sotto il sette – 1a puntata

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