Sotto il Sette – Riccardo Saponara e la maledizione del diez

Sotto il Sette – Riccardo Saponara e la maledizione del diez

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C’è innanzitutto un trequartista, uno dei pochi, forse uno degli ultimi. Di punte centrali di peso ne abbiamo, di ali rapide e veloci pure, di centrocampisti che si inseriscono e recuperano, che appoggiano la fase offensiva ma corrono in aiuto del reparto arretrato anche. Riccardo Saponara è uno di quelli che si adatta, sa fare un po’ tutto, ma se fosse nato tempo fa, quando ancora esistevano i numeri 10, lui lo sarebbe stato.
C’è una lunga storia di numeri, nella carriera del Sapo. Numeri diversi a segnare ogni cambiamento, ma senza mai trovare la chiusura del cerchio, come se la ricerca del numero giusto rappresentasse anche la ricerca del posto giusto, della squadra giusta, di una gioia di stare in campo foriera di prestazioni eccellenti, goal, assistenze ai compagni. Perché nel bagaglio tecnico di Saponara c’è tutto questo e anche dell’altro. C’è un ragazzo che sta diventando uomo, prima che calciatore.

SAPONARA, IL 10 CHE SOGNAVA DI ESSERE UN 8

saponaraMilano. No, non comincia a Milano questa storia, ma è a Milano che sarebbe arrivata perché è lì che doveva accendersi la luce di Saponara. A Milano, sponda rossonera, Ricky ci arriva quando l’età è verdissima e quando ci gioca un altro diez, uno che porta il 22 ma che è 10 per natura, classe e talento. Ci sono diverse analogie con lui, perché la stampa e l’opinione pubblica non ceda al sottile piacere del confronto. Anche l’altro è un 10, anche l’altro non porta il 10, anche l’altro si chiama Riccardo. Anzi, Ricardo, e precisamente Ricardo Izecson dos Santos Leite, meglio noto come Kaká. A Madrid però portava l’8 e Saponara, quando arriva finalmente ad indossare la maglia della squadra del cuore, quella per cui tifava da bambino, abbandona il 22 (già proprio il 22) che aveva sulla schiena ad Empoli e si prende il numero 8, quello del suo idolo al suo massimo splendore, con i blancos.
Non sarà una storia a lieto fine e le cose non andranno esattamente come Ricky sperava. Le presenze, con quella amata maglia, saranno solo 8, proprio come il suo numero. Le gioie, invece, saranno ancora meno.

SAPONARA, DA FORLI’ A RAVENNA

saporavennaLa storia di Saponara comincia con la maglia della Sammartinese, che in seguito alla fusione col Vecchiazzano diventa Sporting Forlì. Nell’estate del 2007 il codice di affiliazione del club passa al Forlì che dopo il fallimento riparte dal campionato di Promozione. Il cartellino di Saponara è dunque in mano alla società romagnola. Che però se lo lascia scappare. Succede che tra i classe ’91 Ricky sia tra quelli considerati ancora non pronti ad entrare nel giro delle squadre di categoria superiore e così, mentre diversi compagni di squadra vanno a giocarsi le loro possibilità, il nostro resta a casa. Il direttore sportivo del Forlì cerca di tranquillizzare Saponara padre, che chiede insistentemente la cessione del figlio, e alla fine si vede costretto ad accontentarlo. Saponara viene “allegato” alla cessione al Ravenna di quello che, all’epoca, si riteneva fosse il miglior giovane in casa Forlì: Mirko Ancarani.
Classe ’89, Ancarani, che oggi gioca in Prima categoria a Fratta Terme, è prenotato dalla squadra ravennate neopromossa in B con tanto di prezzo già fissato: 5mila euro. Messo alle strette dalla famiglia di Ricky, anche Saponara viene aggiunto all’affare, per la medesima somma, e sbarca così in giallorosso. Il Ravenna, due anni dopo, cederà la comproprietà all’Empoli per 750mila euro, a cui se ne aggiungeranno 500mila nel giugno del 2010 per l’intero cartellino. Ancarani, invece, farà ritorno in maglia biancorossa dopo una sola stagione.

SAPONARA E L’AMORE AI TEMPI DI SARRI

sap 146077Dopo un periodo di ambientamento, trascorso nella formazione “Primavera“, nella stagione 2010-2011 Saponara entra a far parte della rosa dell’Empoli. Alfredo Aglietti, tecnico dei toscani, decide di puntare su di lui e lo mette largo a destra, a completare un tridente formato da Tavano e Maccarone. Corsa, sacrificio e poche gioie, ma Ricky ha già la testa giusta, e lavorare sodo è il suo unico vangelo. La stagione successiva va maluccio per gli azzurri, tra cambi di allenatore e una salvezza soffertissima. Per lui un solo goal, ma già tanti occhi addosso.
La svolta ha la faccia solida, gli occhiali spessi e la sigaretta accesa di Maurizio Sarri. È lui il padre calcistico del Saponara da serie A, quello che poi farà faville con ben due maglie azzurre, quella dell’Empoli e quella della nazionale Under 21. Sarri, con semplicità, mette Saponara là dove deve stare, dietro le punte, a fare il numero 10. A metà della stagione 2012/2013 Saponara ha già collezionato 18 presenze, 8 gol e 7 assist. Non passa inosservato, naturalmente. A gennaio, durante il mercato invernale, lo prende il Milan che lo lascia in prestito ai toscani fino al termine della stagione. L’Empoli sfiora la promozione in A, perdendo la finale dei play-off contro il Livorno, ma per Ricky è una stagione trionfale: 13 goal, 14 assist e la maglia della squadra del cuore ad attenderlo. Forse più in alto di così non si può arrivare, perché arrivati sulla vetta ci sono solo due possibilità: tornare giù o imparare a volare.

SAPONARA E IL MILAN, PASSANDO PER KAKA’

Kakà-Milan«Quando mi è stato detto del Milan ho cominciato a piangere: per me il Milan è il calcio e Kaká è sempre stato il mio idolo». E lacrime saranno, a Milanello, ma non di gioia. Sudore, promesse mancate e delusioni, piuttosto. Arrivato come il “nuovoKakà in un Milan in confusione societaria e tecnica Saponara si trova improvvisamente chiuso dal “vecchio” Kakà. Si perché, a dispetto delle smentite estive, Kakà quello vero torna al Milan e naturalmente gioca lui, nonostante nelle amichevoli estive Allegri schieri Saponara con El Shaarawy, Cristante e De Sciglio in una squadra che ha tutto il sapore della rifondazione. È una stagione complicata, quella che vede Saponara coronare il suo sogno. Entra in società Barbara Berlusconi al fianco di Galliani, a gennaio va via il direttore sportivo Braida, va via anche Ambrosini che cede la fascia di capitano a Montolivo. Saponara ha la pubalgia, l’inizio di stagione è travagliato ed il suo esordio da titolare arriva soltanto a dicembre, in un derby per giunta. L’impatto, nonostante la lunga inattività è buono, gioca una discreta partita ma il carico di aspettative la fa sembrare insufficiente. A gennaio va via Allegri, che lo aveva voluto, poi arrivano anche Taarabt e Honda come rinforzi a centrocampo e Seedorf come allenatore. La stagione è pessima, i rossoneri chiudono ottavi e per Ricky si paventa già il ritorno, mesto, ad Empoli.
inzaghi-saponaraInvece Inzaghi, neotecnico milanista, vuole puntare su di lui e lavora per convincerlo a restare. Lui gli crede e si mette d’impegno per ripagare la fiducia del tecnico e guadagnarsi finalmente la maglia da titolare. Ma Inzaghi non ha una panchina facile da gestire, al Milan i risultati non li aspettano, li vogliono in fretta e di alto livello, e così Ricky finisce nelle retrovie, in attesa di tempi migliori, tempi in cui sarà possibile fare scommesse. Quei tempi non arriveranno mai, né per lui né per Inzaghi. Durante il girone d’andata gioca solo 90 minuti, titolare in un Milan-Palermo di inizio novembre poi basta, finisce lì, è tutto per il Saponara rossonero. A gennaio è già tempo di tornare ad Empoli, da papà Sarri. Se non impari a volare in fretta, non ti resta che tornare giù.

SAPONARA, UN RITORNO CHE SA DI RIMPIANTO

Psaponara.giampaolorestito con diritto di riscatto, è questa la formula con cui Saponara torna alla corte di Corsi e Sarri. Chiara l’intenzione dei toscani: riportare Ricky ad essere un calciatore di livello e tenerselo, in attesa di una nuova occasione. La fiducia è la migliore delle medicine per Saponara, che supera problemi fisici e motivazionali in pochissimo tempo. Cambia ancora numero, non più il 22 del Kakà milanista, non più l’8 del Kakà madridista e nemmeno il 10, che pure sarebbe libero. Stavolta prende il 5. Nessun riferimento agli idoli anzi, forse sì, perché 5 è la metà di 10 e forse Ricky vuole rispondere così a chi, con troppa fretta, aveva pensato che potesse, in poco tempo, far dimenticare uno come il Ricardo brasiliano. Un atto di umiltà forse e un obiettivo: far diventare la metà di dieci un 10 intero, vero, compiuto.
Al debutto segna sul rigore contro l’Udinese, un assist la gara successiva contro la Roma. Si ferma nuovamente, ma stavolta per una fastidiosa e imprevista varicella, poi rientra e Sarri lo inserisce di nuovo, con cautela e determinazione, nel suo schema di gioco: trequartista dietro le punte. Da quel momento le gioca tutte: 15 partite, 6 goal e 3 assist. Il “nuovo” Kakà è rimasto a Milano, ma qui è nato Ricky “Maravilla”.
La stagione successiva parte con il botto: 3 partite, 3 goal e un assist. Ad Empoli si sfregano le mani, nonostante la partenza di Sarri e l’arrivo di Giampaolo, Saponara è ancora lui. La stagione non parte benissimo per la squadra, l’Empoli soffre un po’ ed i risultati non arrivano ma la pazienza della società, nel proteggere allenatore e giocatori, viene premiata e la squadra cresce. Ricky, con Giampaolo, diventa meno uomo goal e più assistman ma in questo c’è anche una condizione fisica che non lo aiuta. Durante tutto il girone di ritorno il ragazzo soffre ancora per la pubalgia ma la squadra ha bisogno di lui e lui non si tira indietro, giocando anche sopra il dolore e i problemi. A fine stagione i goal saranno 5, gli assist 10 a conferma che nonostante la parentesi Milan e gli infortuni il giocatore c’è, tanto che si comincia già a vociferare di un ritorno in rossonero.

RICKY MARAVILLA, EL DIEZ

Si riparte con un nuovo cambio di allenatore: Giampaolo accetta la corte della Sampdoria e Corsi promuove sulla panchina della prima squadra il viceallenatore storico, Giovanni Martusciello. In estate le voci su una partenza di Ricky si rincorrono, dal Sassuolo di Di Francesco, che ha appena ottenuto una storica qualificazione in Europa League e cerca giocatori di qualità per affrontare il palcoscenico europeo al nuovo Torino di Mihajlovic, passando naturalmente per il vecchio amore: il Milan. L’acquisto del club toscano di Josè Mauri, proprio dal Milan, sembra essere il giusto preludio al ritorno in rossonero del figliol prodigo e invece Saponara resta in Toscana. Ai primi di settembre, chiusa momentaneamente la parentesi “mercato”, giunge gradito anche l’endorsement di uno dei più grandi numeri 10 della Serie A, che ha appena chiuso una carriera straordinaria: “Il vero numero 10 in Serie A è Saponara dell’Empoli. E non lo dico perché lo conosco bene, visto che sto a Empoli. E’ maturato, sa lanciare le punte, si inserisce in zona goal, tira, ha classe e qualità. E, soprattutto, fantasia. Un trequartista vero“. Parole e musica sono di Totò Di Natale.
La domanda, ricorrente, è quanto avranno influito le voci di mercato sul giocatore. Se davvero la sua volontà sia stata quella di restare ad Empoli o se invece siano state le offerte insoddisfacenti per Corsi la vera motivazione. O se sia stato invece proprio lui a decidere di restare, per evitare quanto accaduto in passato, completare la crescita come calciatore, prima di ripresentarsi su palcoscenici importanti. La risposta, ancora una volta, la troviamo nei numeri. La decisione di prendere finalmente sulle spalle il 10 probabilmente non è casuale. È un punto di arrivo e di partenza, per Ricky. È la volontà di affermarsi definitivamente nel suo ruolo, dimostrare a tutti che la fiducia di chi crede in lui, da Di Natale alla società, è ben riposta e che domani, quando verranno a bussare alla sua porta sapranno che ad aprire non ci sarà un ragazzo inesperto da far giocare in chissà quale ruolo e in chissà quale momento. Ci sarà Ricky “Maravilla“, el diez.

SAPONARA E UNA STAGIONE DA VIVERE

SaponaraLa stagione comincia male, però. Le prime 10 partite (11 con il match di Coppa Italia) ci restituiscono uno score che parla solo di zeri. Zero sono i goal, zero gli assist, sottozero, ovvero sotto la sufficienza, anche la media voto. Una tragedia per chi, ad inizio campionato, aveva ancora negli occhi il Saponara della prima metà della stagione scorsa, quella non rovinata dai problemi fisici e ricca di prestazioni splendide e bonus per il fantacalcio. La squadra non gira, e se è vero che un “10” dovrebbe essere capace di caricarsela sulle spalle, è anche vero che chiederlo a lui sarebbe ingeneroso. La società rinnova la fiducia a Martusciello, memore di quanto accaduto con Giampaolo la stagione passata. E domenica scorsa, a Pescara, si rivela una mossa azzeccata. L’Empoli torna ad esprimere un buon gioco e Ricky Saponara mette a referto un goal e un assist. Forse adesso il ricordo di 22, 8 e 5 è pronto per essere cancellato. Forse ora comincia davvero, la stagione del “Diez“.


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