Atalanta, Barrow-show in Europa: una freccia avvelenata nella faretra di Gasperini

Atalanta, Barrow-show in Europa: una freccia avvelenata nella faretra di Gasperini

Il 19enne gambiano ha iniziato ad incantare nell’ormai lontano aprile contro il Benevento: da allora non si è più fermato.

di Giuseppe Ronco

Non ha deluso neanche nella difficile trasferta di Sarajevo: Musa Barrow ha mostrato una facilita di gol a dir poco sorprendente. Opportunista, cinico sotto porta, sostanziale ed essenziale nelle giocate, per non parlare della generosità con cui si è sacrificato nei ripiegamenti difensivi. Anche a partita ormai chiusa lui era lì, a correre e lottare su ogni pallone, e questo a Gasperini piace eccome. Grande umiltà sia nello stare in campo sia nel mettersi continuamente in gioco: punta centrale, defilato sulla destra, ala d’attacco, lui è sempre disponibile, mette sempre a servizio della squadra la sua corsa, il suo entusiasmo e le sue qualità.

Due volte in gol in amichevole ( di cui uno contro l’Herta Berlino, squadra militante in Bundesliga ) e, soprattutto, 3 gol e un assist nella sfida valida per il passagio del turno di Europa League contro il Sarajevo.

In questo precampionato e nelle sfide che contano a livello europeo Musa è stato fondamentale sia per sopperire a Zapata, ancora in fase di download della condizione ottimale, sia per ovviare all’assenza di Ilicic nel ruolo di ala destra. Gasperini l’ha sempre tenuto in campo, anche nella sfida opaca di andata col Sarajavo, segno inequivocabile che il tecnico di Grugliasco crede fermamente in lui. Sappiamo bene che nessuno come Gasperini apprezza la voglia di migliorare, di sacrificarsi per la squadra, di crescere che fanno la differenza tra un buon giovane e un futuro campione, così come sappiamo che nessuno meglio di lui vede il giocatore che sarà nel giovane che ha di fronte. L’esperienza ormai consolidata in quel di Bergamo fa di Gasperini forse il miglior allenatore in circolazione per la gestione dei giovani in rosa, capace di garantire loro un inserimento graduale sempre affiancati da una guida d’esperienza, il giusto numero di presenze per prendere confidenza con la dimensione della massima divisione senza bruciarsi nè rallentarne la crescita e, soprattutto, una responsabilizzazione graduale e mai eccessiva. Superfluo ricordare i già noti Caldara, Spinazzola, Cristante, Gagliardini, Kessiè da cui iniziamo la lunga lista di giovani valorizzati dal tecnico in appena due anni per arrivare a Mancini, Gollini, Pessina, fino allo stesso Barrow, passando per Hateboer e Gosens: tutti giocatori in rampa di lancio, calciatori che danno la sensazione di poter esplodere definitivamente da un momento all’altro.

Ed è in questo clima ideale che Musa sta facendo sognare tutti, dai tifosi della Dea ai fantallenatori affamati e desiderosi di raccogliere le nuove sfide di Agosto; dal suo tecnico ai suoi compagni di squadra, sempre pronti a sostenerlo; ed infine, ne siamo sicuri, anche un po’ sè stesso, protagonista di un percorso che appena sei mesi fa lo vedeva a giocare sì bene, ma nel campionato Primavera, e che adesso lo sta portando a percorrerre la strada che lo renderà grande.

ATALANTA, MUSA BARROW: LA STORIA

Una favola che ha del meraviglioso quella del giovane gambiano, nato in un piccolo paesino dell’Africa il 14 Novembre 1998. Il fratello lo portava spesso, con sua grande gioia, al vicino Independence Stadium per guardare la sua nazionale. Tra una giornata allo stadio e l’altra Barrow passa la sua infanzia per strada, giocando tutto il tempo a pallone con i suoi coetanei.

Commovente un aneddoto riportato dallo stesso Musa in un’intervista. Ricoverato in ospedale per una febbre, avrebbe dormito sempre abbracciato ad un pallone regalatogli dalla madre: un sogno lungo vent’anni, nato forse proprio in quella circostanza. Da allora Barrow non si ferma più, continua a giocare, ad allenarsi, a migliorare fino all’estate del 2016, in cui viene scoperto dal vivaio nerazzurro e approda in Italia per continuare a realizzare il suo sogno. Appena un anno e mezzo in Primavera è sufficiente a far drizzare le orecchie di Gasperini, il cui fiuto non si smentisce mai. Con 39 gol in 37 partite si guadagna la promozione a pieni voti in prima squadra, dando vita al seguito che conosciamo: in gol con il Benevento, il Genoa e la Lazio e ora la tripletta contro il Sarajevo, il tutto contornato da un gol decisivo nella sua prima presenza in nazionale con il Gambia U23 il primo giugno 2018. Il suo score in gare ufficiali riporta 6 gol e 2 assist in 16 presenze, e neanche sempre da titolare, con la maglia dell’Atalanta, con il prezzo del cartellino lievitato da 125mila a ben 6 milioni in appena un anno.

ATALANTA, MUSA BARROW: APPETIBILITÀ AL FANTACALCIO

In ottica riconferme è un must: prendete il 3/4% del vostro budget ( in molte leghe andrà via a meno) e puntatelo su di lui, l’anno prossimo potrà arrivare anche al doppio. In leghe a 8 Musa è un ottimo sesto slot, forse il migliore, mentre in leghe più numerose potete annotarlo addirittura come quinto. Non ci aspettiamo da lui una stagione da tiolare, chiaramente, in primis perchè dargli tutta quella responsabilità farebbe del male soprattutto a lui, in secundis per il semplice fatto che ha Zapata davanti nel ruolo di prima punta ( possibile anche vederli insieme, soprattutto a partita in corso con il risultato da sbloccare ). Musa avrà tantissime chances da subentrante, e sarà chiamato in causa per rimpiazzare Zapata in caso di infortuni o turnover. Questa soluzione, che lo penalizza fantacalcisticamente ( potrebbe essere non facile gestirlo ), è in realtà il terreno migliore su cui crescere e maturare: lui questo lo sa bene, così come è consapevole che il suo ruolo ad ora è quello di farsi trovare pronto quando chiamato in causa. In un calcio che vede sempre più importante il ruolo dei subentranti, Barrow può essere un’arma letale a gara in corso sia per la Dea che per le nostre fantasquadre: ci aspettiamo tra le 18 e le 22 presenze complessive, con uno score che si aggirerà attorno ai 6/8 gol. Musa permettendo, ovviamente: lui vuole la doppia cifra. Noi, dal canto nostro, ci auguriamo di vedere sempre più spesso il sorriso raggiante che ha mostrato come esultanza contro il Sarajevo: lo stesso sorriso, forse, che aveva quando ebbe in dono il suo primo pallone.

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